Un nuovo intervento della BCE?

Perchè in questo 2013 alcuni mercati europei stanno performando bene e battendo quelli americani

Da inizio anno, diversi mercati europei stanno registrando ottime
performance.

E questi mercati non sono quelli tradizionalmente forti come la Germania
o la Francia, bensì indici come quello italiano, spagnolo o greco.

Ecco di seguito le performance di questi 3 mercati da inizio anno:

Italia: +15%
Spagna: +5,71%
Grecia: +10,75%

Sicuramente performance di tutto rispetto, soprattutto se confrontate
con quelle di mercati molto più forti, come i seguenti:

DAX: -1,09%
S&P500: +0,60% (in euro)
Area Euro: +1,69%

La differenza è evidente. Tanto per farci un’idea, tra Italia e DAX da
inizio anno che un differenziale di 16 punti percentuali.

Del resto, negli anni scorsi la musica è stata molto diversa e
l’indice tedesco o quello americano avevano ampiamente sovraperformato.
Sempre per farsi un’idea, il DAX nonostante un 2014 un po’ opaco è
sostanzialmente ai massimi storici, mentre l’FTSEMIB, per tornare
sui massimi, dovrebbe salire del 122% dai livelli attuali. Diciamo un
po’ di meno perchè dai massimi del 2001 ad oggi il nostro indice
un 20-30% di dividendi il nostro indice li ha pagati. Ma la differenza
con il DAX è ancora comunque enorme.

Naturalmente non sto nemmeno a parlarvi dell’indice greco, che per
tornare sui massimi dovrebbe salire dai livelli attuali del 3-400% circa.

Quindi, la buona performance del 2014 è sicuramente dovuto ad un
processo di “return to the mean”. Ma c’è anche dell’altro.

Il Piano della BCE

Nelle scorse settimane Mario Draghi ha parlato più volte del
fatto che la BCE è pronta a misure straordinarie di ogni tipo
per sostenere l’economia europea, che continua ad essere in
forte difficoltà con una disoccupazione molto alta e una
crescita economica ridotta.

Con le elezioni europee alle porte e il concreto rischio
di una forte affermazione dei movimenti anti-Europa e
anti-Euro, sia di destra che di sinistra, anche la politica
e la burocrazia europea sembrano più aperte a questa
possibilità.

Di fatto, in molti ritengono che Draghi abbia sostanzialmente
annunciato un nuovo piano come il LTRO di qualche mese fa,
ma magari con forme tecniche diverse in modo tale che questa
volta la moneta arrivi ai mercati reali.

Il piano BCE potrebbe essere nell’ordine dei 1.000 miliardi
di euro.

I mercati stanno già anticipando l’intervento della BCE

Ci sono ormai segnali evidenti che il mercato stia anticipando
un intervento della BCE e lo dia ormai per scontato.

I segni di questo possono ritrovarsi in questi elementi:

1 – Spread in forte riduzione da molti mesi

2 – Rendimenti in notevole calo sui titoli dei Paesi Mediterranei

3 – Il credito bancario in molti Paesi come ad esempio l’Italia sta crescendo

4 – I mercati azionari stanno crescendo e in particolare lo sta
facendo il settore bancario.

Tanto per capire, considerando il punto 2, si pensi che ora
la Spagna sul decennale ha rendimenti solo di mezzo punto
sopra agli USA, i quali pero’ in questo momento hanno una
performance economica totalmente diversa.

E nell’ultimo mese, tutti i rendimenti dell’area euro sono
in discesa e si va dagli 8 punti base di riduzione del rendimento
(cioè 8 centesimi di punto) del bund tedesco a 10 anni fino
ai 70 punti basi di riduzione per i titoli del Portogallo.

Come investire se la BCE andrà avanti con il suo piano

Per quanto riguarda i nostri investimenti, è importante essere
ben posizionati.

Ad esempio, i nostri abbonati a Trend e Strategie di Investimento
sono da tempo posizionati su BTP italiani (ordinari e inflation),
azioni italiane, azione greche ed azioni europee.

Tutti questi titoli sono in forte guadagno dal loro inserimento.

E mentre forse una parte importante dei guadagni sono gia’ stati
fatti, c’è probabilmente ancora un po’ di spazio per i prossimi
mesi.

Roberto, il tuo “educatore”

Perchè un fondo immobiliare può essere una buona idea per il nostro portafoglio

Come investire in immobili di alta qualita’ e strategici con un capitale ridotto?

Questo semplice strumento permette di partecipare alla proprieta’ di complessi immobiliari importanti anche senza avere grandi capitali.

Non è un mistero che per partecipare a progetti immobiliari importanti
servano capitali molto rilevanti. Investire in immobili quali centri commerciali,
centri direzionali, residenziale di pregio, ecc… è quasi sempre fuori dalla portata
dei singoli investitori individuali.

Sfortunatamente per questi ultimi, pero’, questo tipo di immobili
sono anche quelli che realizzano i profitti maggiori e che nei momenti
difficili tendono comunque a tenere meglio i prezzi se ben locati e
ben gestiti.

Tuttavia, con uno strumento finanziario e’ possibile partecipare ad
alcuni di questi progetti immobiliari.

Naturalmente, lo strumento di cui parlo è il fondo immobiliare.

Che cos’è e come funziona un fondo immobiliare?

In primo luogo, un fondo immobiliare è, come dice il nome, un fondo.
L’entità giuridica raccoglie fondi dai sottoscrittori e quindi impiega
questi fondi in un portafoglio immobiliare. Questo portafoglio può essere
di vario tipo. Possono essere centri commerciali, centri direzionali
(uffici, enti pubblici, sedi di aziende, ecc…, in alcuni casi case di
riposo, ospedali privati o pubblici. Più raramente centri residenziali.

Una volta acquistati gli immobili, il fondo procede alla loro gestione.
Si incassano quindi gli affitti, si pagano le spese, si fa fronte a tutte
le incombenze amministrative e legali. Per questa attività, c’è una società
di gestione che ovviamente percepisce una commissione per questa attività.

Generalmente ogni anno, poi, il fondo eroga i proventi di questa
gestione ai suoi soci sottoforma di dividendi.

Nel tempo, poi, il fondo può procedere a sistematiche alienazioni di
parte del proprio portafoglio immobiliare, procedendo quindi a nuove
acquisizioni o, più spesso, a erogazioni di dividendi straordinari.

Alla fine, la vita di ogni fondo è finita e quindi si dovrà procedere
alla cessione degli immobili in portafoglio e alla trasformazione del
portafoglio immobiliare in liquidità da ripartire ai soci.

Quindi, chi compra quote di un fondo immobiliare punta a ricevere cedole
periodiche come risultato dell’attività di gestione e poi la liquidazione
finale della quota a seguito della cessione del portafoglio immobiliare.

Rispetto ai prezzi di acquisto, la liquidazione finale della quota può essere
inferiore o, auspicabilmente, superiore, a seconda dell’andamento dei prezzi
degli immobili posseduti.

Gli investitori durante la vita del fondo vedranno poi un altro importante
numero, che è il NAV – Net Asset Value. In pratica, ad intervalli periodici
il fondo deve far periziare il proprio portafoglio da dei periti che arrivano
così a dare una valore allo stesso. Questo valore, aggiunto alla liquidità e
ai crediti e sottraendo dallo stesso i debiti, determina il valore totale del
fondo. Dividendo questo valore totale per il numero delle quote si arriva a
determinare il NAV di ogni quota.

Perchè i fondi immobiliari possono essere interessanti

Facciamo comunque una precisazione. I fondi immobiliari non sono certo
l’eldorado. A mio avviso, anzi, acquistare quote di un fondo al momento
della sottoscrizione è spesso un errore.

Tuttavia, sul mercato si riescono spesso a spuntare prezzi interessanti.

Molti fondi, infatti, quotano stabilmente sotto il NAV. Questo di per se non
è una garanzia. Pero’ se il fondo è buono, ben gestito, con buona
redditivita’ degli immobili e con poco debito, allora il margine che ci viene
dato dallo sconto rispetto al NAV diventa un buo cuscinetto e questo
strumento è molto importante, a mio avviso, per diversificare il proprio portafoglio.

Roberto, il tuo “educatore”

La riduzione dello spread: quali sono i motivi?

Da diversi mesi il differenziale dei rendimenti obbligazionari è in netta riduzione

Molti di voi ricorderanno la situazione degli spread di qualche
anno fa. Da quando, nel novembre del 2011, ci fu la forte impennata
dello spread tra titoli italiani e titoli tedeschi, il differenziale
e’ rimasto mediamente alto, arrivando ad essere pari a 400 o 500 punti
base per molto tempo.

Questo, del resto, non era un problema della sola Italia, ma riguardava
anche la Spagna, la Grecia e gli altri Paese normalmente chiamati “periferici”
(o PIIGS).

Questo trend ha avvantaggiato notevolmente la Germania e, in
misura minore, la Francia, dato che questi due Paesi diventavano
beneficiari di gran parte dei flussi di capitale che arrivavano sull’area
euro dall’esterno. E beneficiavano anche dei flussi intra-UE, con i
capitali che si spostavano dai periferici verso questi Paesi, ritenuti
piu’ sicuri.

La riprova è che negli anni scorsi la massa monetaria M3 è scesa
in Italia (e non solo), mentre è continuata a crescere regolarmente
in Germania.

In un sistema economico basato sul credito, questo trend ha inciso
notevolmente sui tassi di crescita del PIL all’interno della UE.

Situazione che sta cambiando?

Comunque, da qualche mese le cose stanno cambiando e lo spread italiano
e degli altri Paesi del Sud Europa è in contrazione. Ormai da qualche
settimana siamo sotto i 200 punti percentuali e il trend sembra continuare.

Cos’è cambiato?

Azione della BCE, trend dei tassi e fiducia

Essenzialmente, sono tre a mio avviso i motivi che hanno portato ad
una riduzione dello spread.

1 – Azione della BCE: è indubbio che l’intervento della BCE, ad un
certo punto, è stata determinante nello stabilizzare la situazione,
ponendo le basi per la successiva riduzione degli spread.
Essenzialmente, l’attacco all’Europa è partito quando gli operatori si sono
accorti che, ai primi attacchi, l’Europa era incerta nelle reazioni e la
BCE aveva le armi spuntate. Inoltre la burocrazia del Vecchio Continente
contribuì a dare maggiore senso di incertezza. Una volta che alla Banca
Centrale è stata data la possibilità di intervenire, la situazione di
emergenza si è presto stabilizzata e ora il mercato sa che l’istituto di
Francoforte è pronto ad intervenire, se serve

2 – Trend dei tassi: a livello globale, sui titoli considerati free-risk
èin corso una tendenza di aumento dei tassi ormai da più di un anno.
Per ora, i rendimenti dei titoli italiani o spagnoli, essendo gia’
molto alti, non hanno risentito di questo, mentre i titoli tedeschi,
con rendimenti molto bassi, hanno avuto un aumento. Ovviamente, questo
ha inciso a livello di spread.

3 – Fiducia: il fatto che Paesi come Spagna e Italia tutto sommato non
siano crollati durante la tempesta ma abbiano tenuto e si siano parzialmente
riorganizzati, ha sicuramente inciso molto. L’Italia, ad esempio, ha pagato
un dazio altissimo, ma alla fine è stata capace di aumentare l’export,
di ritornare ad essere proprietaria di buona parte del suo debito pubblico,
di tornare a registrare un trimestre di PIL positivo. Sicuramente questo
ha fatto tornare un po’ di fiducia nel Paese, così come negli altri.

La riduzione dell spread continuerà

A mio avviso la cosa dovrebbe continuare ancora per un po’. Le condizioni
che hanno portato al calo dello spread permangono ed è notizia recente,
ad esempio, che in Germania la massa monetaria M3 non sta più crescendo,
segno che i capitali si stanno un po’ spostando.

Difficile dire se si arriverà al totale annullamento, come era prima
dell’esplosione della crisi europea. Ma per un po’ di tempo, i BTP
dovrebbero continuare ad essere un buon investimento.

E nel nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento, noi
ne avevamo comprati da un po’ di tempo.

Roberto, il tuo “educatore”

Come affrontare la volatilita’ dei mercati

La crisi ucraina ha riportato la volatilita’ sui mercati

Da molto tempo eravamo abituati ad una situazione tranquilla
sui principali indici internazionali.

Da oltre un anno si saliva sostanzialmente senza sosta. Ma
la cosa più importante è che sostanzialmente si saliva
senza aver avuto correzioni importanti. Insomma, i mercati
erano poco volatili.

In questa situazione, per l’investitore le cose sono state
abbastanza facili.

Semplicemente, bastava essere investiti in un portafoglio
diversificato
e si vedeva quasi tutto salire costantemente
e senza patemi.

Una situazione abbastanza anomala rispetto a come ci eravamo
abituati qualche anno fa, quando c’erano oscillazioni
continue e pesanti praticamente ogni settimana.

Ma la crisi in Ucraina scoppiata lo scorso week-end ha
cambiato un po’ le cose.

Lunedi’ abbiamo avuto ribassi pesanti in Europa, con
discese superiori al 3% per DAX, FTSE MIB ed altri importanti
indici azionari. E il mercato russo ha perso oltre l’11%.

Nei giorni successivi, poi, c’è stata una ripresa, ma
questo non esclude ulteriori discese.

Ma il punto, comunque, è che ribassi o meno quello che notiamo
è che la situazione di calma e tranquillità sembra un po’
intaccata.

Come affrontare la situazione?

Come gestire la volatilità

Come sapete, il mio mantra è quello che l’asset allocation aiuta
a risolvere gran parte delle problematiche di investimento.

La base è che le azioni sono più volatili delle obbligazioni e,
all’interno del mercato azionario, i mercati maturi sono meno
volatili di quelli emergenti. Ancora, certi settori o tipologie
di azioni sono meno volatili di altri.

Quindi, un investitore deve valutare la sua propensione al
rischio. La domanda è: di fronte a improvvise e pesanti
oscillazioni, quanto posso reggere senza che le preoccupazioni
diventino eccessive?

Se la risposta è che si può reggere poco, allora si dovrebbero
aumentare le obbligazioni e, sulla parte azionaria, si deve
prediligere l’investimento in azioni di mercati maturi.

Viceversa, si può incrementare la quota di azioni, specie
quelle dei mercati emergenti.

In ogni caso, non basta “dire” quanto si può tollelare la
volatilita’. E’ sempre meglio avere avuto un’esperienza
diretta. E chi è stato sul mercato negli ultimi anni, sicuramente
l’esperienza l’ha fatta. Quindi, ammettere onestamente
la propria tolleranza al rischio e comportarsi di conseguenza.

Oltre all’asset allocation, per contrastare la volatilita’ si
puo’ anche seguire le regole del trend following. Ad esempio,
essere investiti maggiormente quando i prezzi sono sopra le
medie mobili lunghe e ridurre l’esposizione quando sono
sotto può anche ridurre un po’ il rendimento, ma al tempo
stesso si riduce notevolmente la volatilita’ del portafoglio.

Asset allocation e trend following sono a mio avviso il miglior
modo di fronteggiare la volatilità.

E con questi strumenti, anche la crisi in Ucraina, almeno
sul fronte gestione del portafoglio, non ci spaventa.

Roberto, il tuo “educatore”

Una buona strategia per guadagnare in Borsa

Come si fanno i migliori guadagni in Borsa

Non solo qualità a prezzo conveniente

Uno dei modi di dire in Borsa è che i soldi si fanno comprando
titoli di buona qualità, con buoni fondamentali, a poco prezzo.

La cosa è senza dubbio vero. Nel lungo termine, se si comprano
titoli buoni ad un prezzo non eccessivo rispetto alle prospettive
future è il miglior modo per guadagnare e, soprattutto, di minimizzare
i rischi. E anche la cosa che cerchiamo di fare spesso anche nel
nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento.

Tuttavia, la realtà non è così semplice.

Infatti, per gran parte del tempo la “roba” veramente buona è
tutt’altro che economica. Anzi, viene fatta pagare e anche molto.

Ci sono solo pochi casi in cui veramente si può comprare in modo
conveniente titoli ed indici buoni a prezzi veramente di saldo.
Nella restante parte del tempo, il prezzo incorpora veramente
gran parte delle potenzialità future, quando addirittura le
valutazioni non sono eccessive.

Di fatto, i sono a mio avviso altri due modi per guadagnare bene
e stabilmente in Borsa.

Il primo è tramite il trend following. In altri termini, si guardano
i movimenti dei prezzi e se questi salgono, si investe o si resta
investiti, quando questi scendono si sta fuori. Alcuni indicatori di
lungo termine come la media mobile a 200 giorni ci aiutano ad individuare
i punti di inversione.

Il secondo, invece, è di trovare titoli o indici non necessariamente
buoni, ma a prezzi molto bassi e che stiano mostrando qualche segnale
di miglioramento.

Entrambi i sistemi mi piacciono, ma usati insieme offrono a mio avviso
una delle migliori combinazioni rischio e rendimento

Perchè non sempre un cattivo titolo o indice deve essere evitato

Una delle affermazioni della “Teoria dei Mercati Efficienti” è che il
prezzo, in un dato momento, incorpora tutto quanto è noto su un titolo,
comprese le attese.

Questo a mio avviso non è del tutto vero, tuttavia ha di certo un
fondo di verità. In ogni momento, il prezzo incorpora sicuramente
molto di quanto è noto agli operatori.

E questo possiamo usarlo a nostro favore.

Su titoli o indici con molti problemi e difficoltà, il prezzo
tendenzialmente incorpora tutti questi problemi e difficoltà.

Naturalmente, queste possono peggiorare. Tuttavia, se il movimento
dei prezzi è verso l’alto, cioè c’è un trend positivo, allora vuol
dire che il mercato ha preso atto delle difficoltà, ma sta anche
intravedendo qualche miglioramento.

Ed è qui, a mio avviso, che si può guadagnare bene. Perchè un titolo
sceso molto nei mesi o anni scorsi ha molto potenziale di rimbalzo.

Il caso Grecia

Uno dei casi tipici di quanto detto sopra è la Grecia.

Fortemente in discesa negli anni scorsi, ormai da diversi mesi sembra
esserci stata un’inversione ed ora il trend è stabilmente positivo.

 

All’interno di Trend e STrategie di Investimento abbiamo inserito
da tempo un ETF sul Paese ellenico. I nostri abbonati stanno gia’
guadagnando molto bene, ma credo che non sia troppo tardi per
prendere in considerazione questo ETF.

Roberto, il tuo “educatore”

Correzione o trend ribassista?

Dopo molti mesi, i mercati hanno ora registrato alcune sedute negative. E’ la fine del Bull Market?

La genesi di questo Bull Market e i motivi di questa correzione

Dai minimi del 2009, i mercati USA hanno messo a segno
un rialzo superiore al +100% e sono ormai in un Bull Market
che dura da più di quattro anni.

L’Europa è andata un po’ peggio perchè nel 2011 e per buona parte
del 2012 ha avuto la crisi dei debiti sovrani. Ma se si guarda ai
principali titoli industriali, togliendo quindi il settore bancario
e finanziario che ha subito una forte crisi, vediamo che le
performance non sono molto diverse dagli USA.

Come ho spesso scritto, il principale motivo di questo Bull
Market e’ stata l’espansione monetaria delle Banche Centrali.
In primis della FED.

Ora, nelle ultime settimane, i mercati sembrano aver tirato un po’
il fiato e da inizio anno molti indici sono ora negativi, sebbene
per ora non sia nulla di preoccupante in termini assoluti.

Al momento, il principale motivo di questi ribassi è la crisi
dei Paesi Emergenti, dove molti sono in difficoltà soprattutto sul
fronte valutario e, a cascata, anche i relativi mercati azionari
sono in ribasso.

Di fatto, molti di questi sono attualmente in trend ribassista.

Correzione o fine del Bull Market?

Ma ora la domanda è: “Questa è solo una correzione, oppure è la
fine del Bull Market?”

Chi mi legge da molto tempo, sa bene che ritengo che il mercato è
imprevedibile e nessuno può sapere con ragionevole certezza cosa
succederà.

Non solo, ma penso anche che dedicare troppo tempo alle previsioni
sia sostanzialmente una perdita di tempo.

Molto meglio, invece, seguire il trend.

Attualmente, i ribassi degli ultimi giorni non hanno intaccato il
trend, che resta ancora positivo.

Infatti, sia in USA che in Europa, i prezzi sono sopra le medie
mobili di lungo termine,come ad esempio quella a 200 giorni.

Questo vuol dire che al momento non ci sono molti motivi per prendere
decisioni drasitiche. USA ed Europa restano ancora in trend rialzista.

Ma attenzione ai Mercati Emergenti.

La cosa, però, non vale per i Mercati Emergenti. Questi, infatti,
sono ora in trend ribassista e in molti casi i prezzi sono vicini
ai minimi degli ultimi 12 mesi.

Un investitore, quindi, dovrebbe restare investito su USA ed Europa.
Tuttavia, deve prestare molta attenzione ai Mercati Emergenti, dove
dovrebbe evitare di essere troppo esposto.

Roberto, il tuo “educatore”

3M: una conglomerata di successo

Qualche settimana fa abbiamo analizzato la società Colgate
Palmolive, indicata come società potenzialmente interessante,
per le sue caratteristiche, per il nostro servizio premium
Crescita & Rendimento.

Questa settimana procediamo con una nuova analisi di una
società ugualmente molto interessante, cioè 3M.

Dalla carta vetrata a oltre 75.000 prodotti: il successo di 3M

3M è stata fondata nei primi anni del ’900, con l’obiettivo di
produrre e commercializzare carta vetrata. Cosa, peraltro, non
riuscita benissimo all’inizio, dato che i fondatori fecero molti
errori e presero diverse decisioni errate.

Alla fine, comunque, la produzione iniziò, anche se molto presto
l’azienda si diversificò con diversi business, più o meno affini.

Negli anni ’20 l’azienda iniziò, tra gli altri la produzione di
nastro adesivo e cellophane, negli anni ’60 e ’70 è stata una
delle maggiori produttrici di cassete audio e altri prodotti per
la registrazione (compresa la registrazione digitale sul finire
degli anni ’70), e poi i post-it negli anni ’80.

Oggi il gruppo è una conglomerata con una produzione diversificata di oltre 75.000
prodotti, appartenenti a decine di aree merceologiche quali abrasivi,
materiale elettronico, prodotti medicali, sicurezza, adesivi e
molto altro.

Come fa presente la stessa azienda, si tratta di una “societa’
tecnologica” che applica la sue ricerche a molteplici mercati.

Dal punto di vista dell’internazionalizzazione, invece, la
società ha iniziato la sua espansione negli anni ’50, prima in
Europa e poi via via nei mercati emergenti.

Solidità, stabilità e cash flow

3M dal punto di vista economico è una certezza. Il gruppo fattura
oltre 29 miliardi di dollari e dalla crisi del 2009 in avanti ha
aumentato continuamente i suoi ricavi.

Attualmente, sia il fatturato che gli utili sono sopra i livelli
del 2008.

L’aspetto interessante sono sicuramente i margini. Infatti, nell’ultimo
esercizio a fronte di quasi 30 miliardi di ricavi gli utili sono stati
pari a 4,45 miliardi. un margine del 15% sul fatturato, che non è
poco per un gruppo operante comunque per lo più in un settore maturo
e certo non nel campo della moda o del design.

Questo si ripercuote anche sulla capacità dell’azienda, davvero
notevole, di produrre cash flow, che viene poi erogato agli
azionisti sotto forma di buy-back azionari o dividendi via via
in crescita.

Proprio i dividendi in crescita sono una caratteristica del gruppo,
tanto che anche questa società fa parte del gruppo dei “dividend
aristocrat”.

E i risultati in Borsa si vedono, tanto che l’azione dal 2009 ad oggi
ha sovraperformato l’S&P500 di quasi 30 punti percentuali.

Ricapitolando, business solido, robusto diversificato e globalizzato,
unito ad una conservativa gestione finanziaria e favorevole politica
dei dividendi, rendono 3M una società sicuramente da tenere sotto
controllo e da valutare attentamente.

Roberto, il tuo “educatore”