Il prezzo dell’argento: perché così volatile?

Di Miguel Perez Santalla BullionVault

Il mercato dell’argento viene spesso criticato ingiustamente. La ragione è
che spesso le oscillazioni del prezzo sono molto maggiori rispetto a quelle del
mercato dell’oro. Cosa ne è la causa? Spesso si sentono teorie secondo le quali
banche e aziende di investimento cospirino per manipolare il mercato.

Comprare e vendere di per sé però non è una cospirazione.

Il confine oltre il quale si possa parlare di cospirazione è molto labile dal
punto di vista legale, specialmente se si tratta di trading sui mercati. Un
fattore però è vero: la percezione del mercato può essere modificata dagli
operatori con molti zeri sul conto.

È accaduto più di una volta durante gli ultimi 30 anni che abbia avuto la
percezione che il mercato venisse direzionato, se non manipolato, dai player
più grandi. Uno degli schemi tipici utilizzati in passato è di spostare gli
stock dal mercato del Comex di modo che sembri ci sia una carenza di fornitura.

Tale carenza, se gli altri elementi rimangono identici, porterebbe il prezzo
a salire e a quel punto i grandi player potrebbero vedere sul mercato. Riuscendo
a portare a fondo questa strategia si riuscirebbe a fare un bel gruzzolo.

L’argomentazione di solito è che tali player hanno deciso di correre un rischio, come
qualsiasi altro speculatore, e in questo senso meritano la ricompensa, visto che
se il piano dovesse fallire la conseguenza sarebbe la perdita di denaro.

Ciò detto, vorrei tornare indietro e dare uno sguardo al mercato dell’argento
paragonato a quello dell’oro. Vedrete che la volatilità è maggiore, ovvero ci
sono più oscillazioni di prezzo, nel mercato dell’argento.

Combinando i contratti aperti al Comex sia per l’oro che per l’argento, e le
proprietà sottostanti del più importante ETF su oro e argento, ricaviamo che
l’82% del valore in dollari proviene dall’oro. Ciò significa chiaramente che
il mercato dell’argento, ovvero il volume di compravendite generate dall’investimento
in argento, è molto ridotto rispetto all’oro.

Come mai? Ritengo che la ragione principale è che l’oro è considerato una valuta,
mentre l’argento benché abbia avuto quel tipo di posizione nel passato, al momento
non ha questo tipo di peso sul mercato. A causa di questa disparità, c’è particolare
volatilità sul mercato dell’argento.

Il VIX dell’oro è significativamente inferiore rispetto a quella dell’argento. La
volatilità dell’argento ha raggiunto un livello oltre il 50% mentre l’oro ha raggiunto
il 30% solo una volta negli ultimi dodici mesi. Per quanto i prezzi spesso si muovano
in concomitanza, e per quanto anche la volatilità dei due metalli sembri muoversi
in sintonia, è chiaro che il livello di volatilità dell’argento è molto più grande.

Non è a causa di una manipolazione di mercato che l’argento è così difficile
da tradare giornalmente. Più semplicemente, l’oro è un mercato più grande e più
liquido. Quando un mercato ha più partecipanti, e un numero maggiori di investitori
a lungo termine, la conseguenza fisiologica è una maggiore stabilità sui prezzi. È
la dimensione del mercato che ne decide la stabilità.

Significa quindi che l’argento non sia un buon investimento? Non secondo la mia opinione.

Un’altra ragione per cui l’argento non ha lo stesso prestigio dell’oro è per via della
difficoltà di gestire l’argento in grandi quantità. Meno denso dell’oro, l’argento
occupa più spazio, quindi sia il deposito che il trasporto sono più difficili e più
costosi. Per via di tali costi di gestione, molti investitori non sono pronti a pagare
tali spese.

Eppure se la domanda di argento crescesse in maniera significativa, i costi di gestione
scenderebbero mentre i volumi e il giro d’affari cresce, aiutando a ridurre i costi
operativi per i trader attivi. Uno dei fattori ai quali si guarda con maggiore interesse
nel mercato è la domanda di argento in quanto valuta. Molti economisti (anche se non
quelli che lavorano per le banche o per i governi) ritengono che siamo all’alba di un
periodo di crisi significativa del sistema delle valute. L’argento potrebbe offrire
un’alternativa durante un periodo come questo. A quel puntosia i volumi che i partecipanti
al mercato potrebbero crescere in maniera tale che la volatilità dell’argento non sarebbe
più significativamente superiore a quella dell’oro.

Originariamente pubblicato su BullionVault

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Pronti ad investire sui mercati emergenti?

Da tempo, io sono tendenzialmente positivo sul mercato azionario e come
ho scritto in un recente post credo che i rialzi di Borsa si verificheranno
in tre stadi:

1 – Nel primo, gli investitori individuali entreranno con calma nelle grandi
e solide Blue Chip. Negli USA questo stadio è inziato da tempo e credo che
da un po’ sia iniziato anche in Europa.

2 – Nel secondo, gli investitori inizieranno ad investire anche su titoli
un po’ più speculativi come quelli della tecnologia o i settori un po’ più
ciclici. Penso che negli USA stiamo entrando in questa, fase, mentre forse in
Europa ci vorrà ancora un po’.

3 – L’ultima fase, infine, sarà quella più speculativa ed anche quella più
redditizia. Gli investitori punteranno su mercati emergenti, small cap,
società del settore delle materie prime e minerarie. Titoli molto volatili.

Quest’ultima fase è molto interessante, perchè potremmo non essere poi
lontanissimi.

Infatti i mercati emergenti sono ora molto economici in termini di multipli:

Russia: P/E: 6,8 Yield: 3,90% P/BV 0,7
India: P/E 11,2 Yield 1,60% P/BV 0,7
Cina: P/E 12,7 Yield 2,10% P/BV 1,9

Come vedete, i multipli sono molto interessanti. La Russia, addirittura,
ha un P/E a singola cifra e un P/BV inferiore ad uno.

Insomma, da un punto di vista delle valutazioni la situazione degli
emergenti è molto positiva.

Tuttavia, il momento non dovrebbe ancora essere propizio da un punto
di vista del timing. Il trend è infatti ancora negativo.

Ma assicuratevi di avere sufficiente liquidità quando il trend invertirà
per questo e per altri investimenti più speculativi, perche’ i ritorni
potrebbero essere davvero ottimi.

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Il crollo dell’oro di Aprile riaccende l’interesse dei privati

Di Adrian Ash BullionVault

È finito il mercato rialzista dell’oro, o comprare a questi prezzi è l’affare del secolo?
Il contrasto tra i gestori di fondi professionisti e gli investitori privati non potrebbe
essere più ampio di oggi.

Il sottostante degli ETF sull’oro, lo strumento preferito dai gestori di fondi che
cercano un’esposizione al prezzo dell’oro, è sceso del 17% rispetto al record massimo
registrato a dicembre. Il sentiment degli investitori privati, al contrario, non è
mai stato forte come oggi negli ultimi 16 mesi.

Il Gold Investor Index misura il rapporto tra acquirenti e venditori su BullionVault, la
piattaforma online per lo scambio e il possesso diretto di oro fisico. Non si tratta quindi
di una semplice indagine sulle intenzioni, perché misura in che modo, di fatto, gli
investitori privati hanno agito nei confronti del loro investimento in oro, se scelgono
di aumentare, diminuire o lasciare invariata la quantità relativa al proprio investimento,
sotto forma di oro fisico custodito a Zurigo, Londra, Singapore o New York.

Un dato di 50,0 indicherebbe un bilanciamento perfetto di acquirenti e venditori. L’indice
raggiunse il picco a 71,7 a settembre 2011, e toccato il minimo semestrale di 53,3 lo scorso
marzo. Il Gold Investor Index è balzato a 58,6 ad Aprile, toccando il livello più alto
da dicembre 2011. Ricordiamo che ad aprile il prezzo dell’oro ha subito il crollo di prezzo
mensile più forte dal luglio 2010 in termini di Euro, e da agosto 2008 in termini di dollaro.

Non sono però soltanto gli ETF che hanno visto un’inversione di tendenza per quanto
riguarda il sentiment nei confronti dell’oro. I così detti “grandi speculatori” nel mercato
dei future e delle opzioni hanno ugualmente ridotto l’esposizione al prezzo crescente dell’oro,
sopratutto aumentando i contratti short, ovvero le scommesse “contro” l’oro. E in maniera
ancora più evidente lo ha fatto quella parte di piccoli investitori speculativi che nel
mercato dei derivati usano la leva per scommettere sul rialzo o il ribasso dei prezzi.

% di variazione da
ETF
Grandi Spec.
Piccoli Spec.
Gold Investo Index
Un Mese
-9,87
-34,48
-90,96
-0,82
Fine 2012
-17,31
-45,54
-94,34
0,28
Maggio 2013
-9,65
-17,52
-89,45
9,7

Qualunque sia l’analisi che abbia condotto gli investitori istituzionali (e i privati
che li seguono) a cambiare direzione, sembra che non sia stata condivisa dagli investitori
privati. La gente tende a comprare oro quando teme un periodo di crisi, ed è chiaro che il
ruolo dell’oro come bene rifugio continua a resistere, nonostante aprile abbia visto il
crollo del prezzo peggiore degli ultimi 30 anni.

È evidente che allora il ruolo dell’oro prescinde dal prezzo, per chi compra oro per
la prima volta nella primavera del 2013. È probabile che per costoro, così come per la
stragrande maggioranza degli investitori a lungo termine con i quali ho parlato lungo
gli anni, il ruolo dell’oro rimane primariamente quello di un’alternativa al rischio
legato al credito e al sistema bancario, così come una difesa alle minaccie di inflazione
a lungo termine, il quantitative easing, i tassi di interesse a zero e gli enormi deficit
nazionali.

Per quanto tale crescita nella domanda stia ora rallentando, mostra comunque l’interesse degli
investitori occidentali nel metallo fisico, precedentemente bloccata dai prezzi evidentemente
ritenuti troppo alti. La risposta degli investitori dopo il crollo del prezzo di aprile ricorda
la domanda d’oro in Asia: piuttosto che andare dietro al prezzo alla fine del 2012 (come
hanno fatto invece i gestori di fondi) hanno approfittato del ribasso del prezzo per comprare.

Originariamente pubblicato su BullionVault

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Usare l’oro di Bankitalia: gli italiani dicono sì

Originariamente pubblicato su BullionVault

La maggioranza degli italiani, per quanto ristretta, sembra essere a favore dell’utilizzo
delle riserve d’oro di Bankitalia per alleggerire il peso del debito, secondo un report
pubblicato ieri dal World Gold Council, l’organizzazione per lo sviluppo del mercato
dell’oro.

L’indagine è stata condotta durante il mese di marzo da Ipsos Mori, su un campione di
più di mille tra cittadini privati e rappresentanti della classe dirigente. Si legge sul
report del World Gold Council che “il 52% dei cittadini privati e il 61% della classe
dirigente intervistata sono favorevoli ad utilizzare, ma non a vendere” le riserve
d’oro nazionali italiane, con lo scopo di alleggerire il peso del debito e aiutare la
crescita.

Il report, intitolato “L’Italia considera l’oro come alternativa all’austerità” aggiunge
che solo il 4% degli intevistati sarebbe a favore di una vendita vera e propria del
metallo.

“L’alternativa è di usare il metallo preziosi come security per emettere nuovo debito”
si legge nel report.

“Una ricerca indipendente mostra che questa metodologia potrebbe aiutare a finanziare
da quattro a cinque volte il valore delle riserve, abbassando il rendimento di
diversi punti percentuale.”

Già lo scorso ottobre il World Gold Council aveva commissionato una ricerca, che
ugualmente suggerì che l’oro può venire usato come collaterale in questo modo. Il
Sole 24 Ore ad Aprile ha pubblicato un articolo di Quadrio Curzio, che con Romano Prodi
già nel 2011 e nel 2012 fece una proposta simile, in cui si descrive il programma
Bankoro volto appunto a valorizzare le riserve auree ufficiali italiane.

“Il fatto che l’oro non presenti alcun rischio legato al credito, e che abbia una
tendenza anti ciclica lo rendono un asset ideale per essere utilizzato come
collaterale [...] un bond collateralizzato dall’oro potrebbe finanziare oltre
l’80% del fabbisogno finanziario dell’Italia dei prossimi due anni” si legge nel
report.

“Questo potrebbe dare respiro all’Italia agevolando la ripresa verso una soluzione
più permanente.”

Né sarebbe la prima volta che una cosa simile accade: già nel 1974 sotto la guida
di Guido Carli, Bankitalia mise a disposizione 500 tonnellate d’oro, che vennero
utilizzate come collaterale per un prestito che il governo italiano ricevette dalla
Bundesbank.

Nello stesso periodo, come si legge sul report, il Portogallo ricevette un
finanziamento di $1 mld dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, Bundesbank e
Banca Centrale Svizzera, la maggior parte di cui venne assicurato impegnando una
parte delle riserve auree nazionali. Nel 1991 fu L’India a utilizzare il proprio
oro come collaterale per un prestito che fu garantito, tra gli altri, dalla
Banca Centrale del Giappone.

Originariamente pubblicato su BullionVault

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Come potrebbe svilupparsi questo Bull Market

Come sapete, da diverso tempo sono moderatamente ottimista sul
mercato azionario e sono convinto che nel lungo termine i
rendimenti siano destinati ad essere buoni.

Del resto, anche nel breve non ci si può certo lamentare e
dalla scorsa estate ad oggi molti mercati sono in crescita
a doppia cifra.

Un portafoglio azionario ben diversificato globalmente credo
sia destinato a fare bene.

Tuttavia, credo anche che in diversi momenti debbano essere
privilegiate azioni diverse.

Personalmente, credo che l’andamento dei diversi comparti
seguirà degli stadi.

Nella prima fase, gli investitori privati, ancora spaventati
dai crolli del passato, sono fuori dal mercato azionario. Questa
è la fase che c’è stata fino a qualche tempo fa in USA e ancora
oggi in Europa.

Questo è anche uno dei motivi perchè penso che l’azionario
sia destinato a far bene. Raramente la storia ci ha fatto
vedere crolli pesanti come quello del 2008, del 2000 o del 1974,
senza che gli investitori privati fossero fortemente investiti.

Le “mani forti” hanno bisogno di distribuire prima che ci siano
i crolli, quindi saranno improbabili grandi ribassi continuati se
sono solo tali mani forti ad essere investiti.

Ad un certo punto, però, gli investitori individuali iniziano
ad entrare. Negli USA questo sta già avvenendo, perchè i rendimenti
dei bond e della liquidità sono talmente bassi che semplicemente
non c’è alternativa. In Europa questo non sta ancora avvenendo, vista
l’alta volatilità che c’è ancora sui mercati del Vecchio
Continente per via dei molti problemi dell’euro.

In questa fase c’è un investimento azionario sano e lungimirante
da parte degli investitori individuali, che entrando timidamente
sull’azionario privilegiano solide blue-chip e “dividend growers”.

Ad un certo punto, visto che questo investimento tende ad andar bene,
gli investitori iniziano a passare a qualche cosa di più rischioso.

Questa può essere la fase in cui ad andar bene saranno società solide
e di mercati maturi ma tendenzialmente più “speculative”. In questa fase
possono far bene i titoli del Nasdaq o le Small Cap.

Ad esempio, negli ultimi mesi questi due comparti hanno sottoperformato
il Dow Jones. Ma poiché storicamente sovraperformano (proprio per via
della maggiore volatilità), presto ci sarà un cambio di marcia.

In USA non siamo ancora a questa fase, ma credo che presto ci arriveremo.

In Europa siamo molto lontani, visto che solo da poco siamo entrati
nella fase uno.

Infine, la terza fase. Si tratta della fase più speculativa. Chi è già
investito in azioni cerca ancora di più rendimenti speculativi, mentre
chi è fuori si butta con tutti i suoi capitali sul mercato e punta subito
ai mercati speculativi. Sarà la fase dei mercati emergenti, delle microcap
e dei mercati più volatili.

Questa è la fase che in genere precede il grande crollo, ma nei mesi
precedenti si realizzano anche grossi guadagni.

tuttavia, al momento siamo ancora alle fasi iniziali di questo Bull Market.

Potranno sicuramente esserci delle correzioni strada facendo, ma ancora non
abbiamo visto alcuna febbre speculativa e quindi grandi crolli sembrano un
po’ improbabili.

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5 aprile: anniversario della confisca dell’oro

Di Ben Taylor – BullionVault

“… io, Franklin D. Roosvelt, Presidente degli Stati Uniti d’America, dichiaro
che la detta emergenza nazionale continua ad esistere e proibisco il possesso
di monete d’oro, di oro in lingotti e di certificati in oro nel territorio
degli Stati Uniti, da parte di individui, organizzazioni, associazioni e
aziende…”

È un estratto dell’Executive Order 6102,emanato da Roosvelt 80 anni fa, il 5
aprile 1933, che prevedeva che chiunque possedesse oro era obbligato a cederlo
ad una banca in cambio di dollari e ad un prezzo imposto.

L’ordinanza è ben conosciuta tra chi investe in oro. Alcuni temono che la
medesima situazione possa ripetersi, che il governo potrebbe tentare un
esproprio simile come parte di una soluzione ad un’emergenza economica
nazionale.

Quanto accaduto a Cipro, dove ad un certo punto si è temuto che lo stato
avrebbe imposto una tassa del 6,75% sui depositi al di sotto dei €100.000
nonostante tale cifra dovrebbe essere garantita, ha incrementato i timori che
sotto alcune circostanze la proprietà privata possa essere espropriata.

I governi cambiano le leggi di tanto in tanto, ed è certo possibile che nelle
circostanze più sfortunate alcuni governi possano provare a confiscare l’oro
dei cittadini. È però importante rendersi conto che le ragioni della confisca
dell’oro che erano presenti nel 1933 non sono presenti oggi. In quel momento
negli USA vigeva ancora lo standard aureo, l’oro era quindi il fondamento
della moneta e dell’economia americana. Nel momento in cui la suddetta
ordinanza fu emanata il valore del dollaro era legato all’oro per un valore
di $20,67 all’oncia.

Dopo l’ordinanza 6102, Roosvelt fu in grado di svalutare il dollaro contro
l’oro, incrementando il prezzo dell’oro: una volta che il possesso dell’oro
fu reso illegale il governo chiaramente controllava la fornitura. Il Presidente
agiva dietro consiglio dell’economista agrario George Warren, la cui
osservazione dei prezzi delle materie prime lo convinse che il modo ideale
per risolvere una depressione deflazionaria sarebbe stata di stimolare
inflazione e spingere i prezzi al rialzo. Era questa la ragione della
svalutazione del dollaro. Nelle settimane dopo l’emanazione dell’ordinanza,
Roosvelt e i suoi consiglieri si incontravano per decidere a tavolino quale
sarebbe stato il prezzo dell’oro, spingendolo gradualmente fino ai $35
all’oncia che fu il prezzo ufficiale fino a quando Nixon nell’agosto del
1971 pose fine allo standard.

In un certo modo, la confisca dell’oro e il conseguente aumento del prezzo
fu una sorta di allentamento quantitativo durante lo standard aureo, visto che
si trattava comunque di una politica mirata a combattere l’inflazione tramite
l’aumento dei prezzi dei beni. Mentre oggi le banche centrali possono
semplicemente creare denaro per ottenere un tale effetto, sotto il gold
standard una cosa del genere non sarebbe stata possibile. Per questo Roosvelt
confiscò l’oro e ne modificò il prezzo, con l’obiettivo di aumentare i prezzi
nell’economia senza che fosse necessario aumentare la riserva aurea.

La situazione di oggi è molto diversa da quella che Roosvelt si trovò ad
affrontare nel 1933. L’oro oggi non è alla base del sistema monetario globale.
Poche persone posseggono oro, se lo si paragona ad altri tipi di investimento
più tradizionali, come gli immobili o i titoli azionari. Chi possiede oro
inoltre lo possiede di norma in modo che sia relativamente inaccessibile ai
governi. I proventi di una manovra governativa che confiscasse l’oro dei
cittadini sarebbe oggi di portata molto inferiore.

A parte l’oro custodito all’estero, ci sono molte altre risorse che sono
proprietà privata che costituiscono obiettivi molto più semplici per
un’eventuale confisca (tra cui l’oro custodito nella propria nazione) e che
renderebbero di più con un minore sforzo.

BullionVault offre un servizio di custodia in diverse giurisdizioni, tutte
con una ragionevole (per quanto imperfetta) tradizione di protezione della
proprietà privata. La scelta è tra Zurigo, Londra, New York e, da qualche
settimana Singapore, che soddisfa la richiesta di molti clienti interessati
a custodire il proprio metallo in Asia.

Non pretendiamo di dare una soluzione a tutti i rischi che sussistono nella
custodia della propria ricchezza, e non crediamo del resto che esista una
strategia in grado di garantire al 100%. Siamo però fortemente convinti
che esista in questo momento una necessità di diversificare geograficamente
i propri investimenti.

Originariamente pubblicato su BullionVault

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Perchè le prospettive per l’azionario sono buone

Da diverso tempo a questa parte, su questo blog ho scritto di essere piuttosto
positivo sui mercati azionari e quindi era importante essere investiti
adeguatamente sul mercato azionario.

Fino ad ora, questa view è stata abbastanza rispettata; dall’estate 2012 in
avanti, tutti gli indici sono cresciuti bene. E credo che continueranno
nel futuro, almeno in quello più immediato.

Perchè ho questa confidenza nel futuro?

Semplice, perchè le valutazioni di molti indici sono notevolmente basse.

Prendiamo come al solito il mercato americano, che come sempre è quello che
fa da riferimento per tutti gli altri.

Attualmente l’indice USA S&P500 ha un P/E di 17,5.

Da un punto di vista storico, un livello non elevatissimo, ma nemmeno
eccessivamente basso.

Tuttavia, le prospettive cambiano notevolmente quando insieme a questo valore
consideriamo anche i tassi di interesse.

Storicamente, quando i tassi a breve sono molto alti, cioè sopra il 6% diciamo,
il rapporto P/E medio è intorno a 12.
Ma la parte più interessante è che quando i tassi sono bassi, diciamo sotto il
2,5% allora il rapporto P/E medio è di 21,8.

E attualmente siamo ben lontani da questo livello.

Ed ora un breve esercizio.

Gli utili stimati da qui al 2012 sull’indice S&P500 porterebbero, ai prezzi
attuali, il P/E a 11,2. E la media, come detto, è intorno a 21,8 quando i
tassi sono bassi come ora. Questo significa che l’indice USA potrebbe crescere
quasi del 100% in tre anni.

Sicuramente, gli altri indici internazionali non resterebbero a guardare.

Ovviamente non c’è alcuna sicurezza in questo e gli indici, compreso quello
USA, potrebbero anche crollare. Ma i numeri sembrano essere piuttosto
favorevoli e abbiamo un bel “cuscinetto” come margine di sicurezza.

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