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Gestione portafoglio titoli, ribilanciare il portafoglio

gestione portafoglio titoli

Quando si affronta la gestione portafoglio titoli, molti si concentrano su quando comprare e quando vendere.

Ma in realtà, una delle cose più importanti è come gestire la struttura attuale del portafoglio.

In altri termini, come mantenere nel tempo l’allocation definita da un punto di vista strategico.

Qui entra in gioco il concetto di ribilanciamento.

Ribilanciamento e gestione portafoglio titoli

Per ribilanciamento del portafoglio si intende una modifica della composizione del portafoglio per mantenere le percentuali definite da un punto di vista strategico.

Può essere una modifica che riporta le percentuali a quelle originarie, oppure a percentuali idonee al nuovo momento di mercato.

Il ribilaniciamento è la fase successiva all’asset allocation.

Prima, quindi, si scelgono le asset class su cui puntare e in quali percentuali, dopodichè si gestiscono nel tempo e questo porta ogni tanto a dover effettuare dei ribilanciamenti.

Ribilanciamento significa ad esempio vendere quando sono sovraesposto su una determinata asset class rispetto al mio piano di partenza. Oppure, quando sono troppo esposto su un singolo comparto per esempio quello tecnologico.

Con questa attività si sistemano le esposizioni percentuali sui vari strumenti che compongono il portafoglio, in funzione di quello che è il piano di investimento che si intende portare avanti.

Ricordiamoci sempre che investire significa avere in mente un piano ben preciso, che mi porta a sapere già come muovermi qualunque cosa accada sui mercati.

Un esempio di ribilanciamento nella gestione portafoglio titoli.

Prendiamo ad esempio un’Asset allocation standard con la classica composizione 50% azioni e 50% obbligazioni.

Mettiamo che dopo 6 mesi la parte azionaria si sia alzata di parecchio e molti indici inizino ad avere prezzi un po’ troppo alti. Supponiamo che ora le azioni abbiano raggiunto un peso del 75%, mentre le obbligazioni siano passate al 25%.

In questo caso, potrebbe avere senso ridurre l’esposizione azionaria per spostarla sulla parte a reddito fisso.

Attraverso questa operazione, si mette in atto una strategia volta a ridurre il rischio di perdere profitti qualora le quotazioni iniziassero effettivamente a calare. Vendiamo quindi quel 25% delle azioni in eccesso rispetto alla ripartizione originaria, portando l’allocation dal 75% al 50%. L’obbligazionario, per contro, passerebbe dal 25% di nuovo al 50%.

E se la nostra visione fosse sbagliata e il mercato continuasse a salire? Beh, avremmo comunque incamerato una parte dei guadagni, e rimarremmo esposti sulle azioni per il 50% del portafoglio, quindi beneficiando comunque del rialzo, anche se in misura minore.

Questa è una classica movimentazione in cui si toglie da un’asset class per spostarsi in una più prudenziale.

La stessa cosa potrebbe essere fatta all’inverso se per esempio l’azionario dovesse scendere.

In tal caso, potrebbe essere utile spostare risorse sulla parte azionaria che di certo potrebbe beneficiare della situazione.

Più il portafoglio è complesso, più questi ribilanciamenti si faranno tra le varie classi di investimento.

Se un asset allocation è ben impostata e si ha un orizzonte di lungo periodo, si deve essere pronti a ribilanciare il portafoglio in considerazione di un aumento del rischio e della volatilità che può arrivare da choc esterni, ma anche in considerazione di un apprezzamento o di una diminuzione degli asset che crea squilibrio.

Queste regole sono ancora più valide oggi, in un mercato dove, insieme ad un rallentamento economico e a una lunga stagione di bassi tassi di interesse, è arrivata una pandemia globale a mettere in discussione scelte e certezze.

Il monitoraggio costante del portafoglio porta a verificare le componenti dei propri investimenti periodicamente. Questo non significa che il ribilanciamento del portafoglio sia una pratica da fare continuamente. Anche perchè comprare e vendere ha dei costi commissionali.

L’attività di ribilanciamento del portafoglio viene usato nelle strategie buy and hold, ossia quando non si fa trading ma si investe a lungo termine. In questo caso la classica definizione “Buy and Hold” diventa “Buy, Hold and Rebalance”.

Gestione portafoglio titoli, quando va effettuato il ribilanciamento?

Vi sono due grandi scuole di pensiero per determinare ogni quanto sarebbe opportuno fare un ribilanciamento.

La prima prevede di farlo con cadenza regolare, la seconda, invece, solo in occasioni specifiche.

Nel primo caso, la soluzione è di farlo ogni 6/12 mesi. Farlo più spesso vorrebbe dire fare troppi movimenti. Farlo più saltuariamente vorrebbe dire non riuscire a smorzare adeguatamente la volatilità. L’ideale è ogni 12 mesi. Ogni semestre è comunque accettabile.

L’alternativa è farlo quando una o più classi di investimento finiscono per deviare abbastanza dall’asset allocation originaria. Se, ad esempio, un titolo deve pesare il 20% e arriva a pesare il 30%, un intervento potrebbe essere opportuno.

Quanto deve essere questa deviazione per giustificare un intervento? Anche qui non c’è una regola. Ma io ti suggerisco di farlo quando un titolo arriva a deviare di oltre il 5% rispetto all’asset allocation originaria.

Un’altra alternativa è di fare il ribilanciamento in base alle variazioni di mercato. Ma qui entriamo nel market-timing. Quindi, ti suggerisco di non seguire troppo questa terza opzione.

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Buon investimento.

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