Regime dichiarativo, ci sono dei vantaggi?

regime dichiarativo

In passato ti ho parlato diverse volte di tassazione. Dalla tassazione plusvalenze titoli di stato alla compensazione delle minusvalenze, diverse volte ho affrontato il tema fiscale.

E non è un caso. Se consideri che su una plusvalenza o su un dividendo si paga ben il 26%, è chiaro che le imposte sono una componente che modifica notevolmente il rendimento lordo.

Oggi vedremo i vari regimi fiscali per cui può optare un investitore. Vedremo, in particolare, se il regime dichiarativo presenta dei vantaggi.

Regime amministrato, regime gestito e regime dichiarativo. Quali sono le differenze?

Iniziamo a vedere i tre regimi fiscale tra cui puoi scegliere.

  1. Regime amministrato: è il regime generalmente scelto in automatico quando si apre un deposito amministrato titoli. Con questo regime, l’intermediario trattiene le imposte sostitutive sui dividendi e le plusvalenze realizzate dall’investitore. Inoltre, lo stesso intermediario provvederà a compensare le plusvalenze (ma non i dividendi) con le minusvalenze accumulate nei precedenti quattro anni e nell’anno in corso. Il vantaggio principale è il notevole risparmio di tempo, perché la banca fa tutto, mentre la gestione delle operazioni resta in capo all’investitore. Piccola nota, i proventi e le plusvalenze sugli ETF non armonizzati, pur tenuti in regime di risparmio amministrato, dovranno essere messi in dichiarazione dei redditi.
  2. Regime gestito: in questo caso l’investitore delega ad un intermediario/SIM/Fondo non solo la parte fiscale, ma proprio l’intera gestione del portafoglio. Egli, quindi, perderà la discrezionalità della gestione delle somme affidate. Su un altro fronte, c’è il notevole vantaggio che la tassazione è applicata al risultato di gestione, che comprende plus/minusvalenze, ma anche interessi e dividendi, che potranno quindi essere compensati con le perdite.
  3. Regime dichiarativo: in questo caso l’investitore gestisce direttamente le operazioni (massima discrezionalità) e anche la parte fiscale. La banca accrediterà i proventi al lordo e sarà poi l’investitore ad inserirli tutti nella dichiarazione dei redditi. I dividendi e gli interessi tra i redditi di capitale, le plus/minusvalenze tra i redditi diversi. E procederà anche con le compensazione consentite dalla normativa fiscale.

Regime dichiarativo, ci sono vantaggi?

Personalmente raccomando sempre il regime amministrato. E’ il più semplice, rapido ed immediato.

Tuttavia, ci sono dei casi in cui il dichiarativo può avere senso.

Si tratta di quei casi dove un investitore ha rapporti con diversi intermediari. Non tanto due, ma magari quattro o cinque.

Poiché ogni intermediario in regime amministrato calcola le imposte sostitutive, non è possibile compensare automaticamente le plusvalenze conseguite su un deposito con le minusvalenze esistenti presso un altro. L’unico modo sarebbe chiudere il deposito amministrato con le minusvalenza, farsele certificare, e quindi farle caricare presso un altro intermediario.

Una cosa, lo capisci, un po’ laboriosa.

In questo caso, il regime dichiarativo permette di fare queste compensazioni, perché in dichiarazione andrai a dichiarare tutti i proventi conseguiti presso vari intermediari.

La cosa diventa ancora più interessante se operi con qualche broker estero che non può operare come sostituto di imposta e quindi non puoi optare per il regime amministrato.

In tutti questi casi, il regime dichiarativo presenta evidenti vantaggi. Ma si tratta, comunque, di casistiche abbastanza marginali, che interessa soprattutto chi ha capitali di una certa dimensione (direi almeno da 300.000 euro in su). Anche perché nel regime dichiarativo occorre spesso farsi seguire da un commercialista, con i relativi costi.

Buon investimento.

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