Compensazione minusvalenze senza vendere i titoli: come fare?

compensazione-minusvalenzeLa compensazione minusvlenze è un tema sempre ricorrente. Soprattutto negli ultimi anni, è una delle domande che mi viene fatta più di frequente.

Questo non è strano, perché nel 2013 e 2014 erano arrivate a scadenza le plusvalenze accumulate nel 2008 e 2009. E chi in quegli anni investiva in Borsa sa bene che di minusvalenze gli investitori ne accumularono parecchie.

Ma anche nel 2016 sono arrivate a scadenza le minusvalenze accumulate nel 2011, che per l’Europa non fu un grande anno.

Al tempo stesso, dal 2013 in avanti gli investitori hanno iniziato ad avere in portafoglio titoli con buone plusvalenze. La cosa più normale è stato quindi pensare di compensare minusvalenze con le plusvalenze maturate ma non realizzate. Per fare questo, però, bisognava vendere i titoli in profitto e questo a non tutti piace.

Per fortuna, a questo c’è una soluzione.

Compensazione minusvalenze, come funziona?

Per prima cosa, però, vediamo come funzionano lecompensazioni delle minusvalenze azioni.

Se hai minusvalenze titoli accumulate, puoi compensarle con guadagni realizzati su azioni, obbligazioni o titoli derivati. Non puoi compensarle, invece, con le plusvalenze ETF.

La plusvalenza deve però essere realizzata. Il titolo deve cioè essere venduto e solo a quel punto la banca non ti applicherà la tassazione, andandoti a scalare le vecchie minusvalenze accumulate.

Questo vuol dire però dover vendere un’azione che, invece, vuoi magari tenere in portafoglio.

Niente paura, perché esiste una soluzione facilissima. Eppure, non tutti ci pensano!

Ti segnalo anche un articolo specifico sulla tassazione delle plusvalenze dei titoli di Stato. E’ un argomento che merita un articolo a parte! Te lo consiglio di leggere!

Compensare minusvalenze senza perdere la posizione

La soluzione è estremamente semplice. Basta vendere il titolo in prossimità della chiusura di Borsa e poi ricomprare il giorno successivo in prossimità dell’apertura di Borsa.

Ad esempio, su Borsa Italiana vuol dire, ad esempio, vendere azioni poco prima delle 17.30 (alle 17.15-17.20 va benissimo) e ricomprare poco dopo le 9 del mattino successivo.

Questo perché il calcolo delle plusvalenze viene fatto giornalmente e gli acquisti si contano prima delle vendite. Quindi, se vendi e ricompri in giornata la banca ti rileva la plusvalenza sul prezzo medio di carico.

Ti faccio un esempio pratico. Immagina di avere in portafoglio 200 azioni X al prezzo di carico di 10 euro. Oggi il titolo quota 14 euro. Sono 800 euro di plusvalenza. Però, se vendi e ricompri in giornata la banca ti fa questo calcolo:

200 x 10 + 200 x 14 = 4.800 euro, che diviso per 400 titoli fa un prezzo di carico di 12 euro.

A questo punto, la vendita a 14 euro genera una plusvalenza di 2 euro x 200 =400. E’ qualcosa, ma è la metà del caso precedente.

Se invece oggi vendi e domani ricompri, compensi l’intera plusvalenza.

Compensazione minusvalenze: quali rischi?

Esiste un rischio su questa strategia?

Qualcuno sì. Se un titolo apre con un strappo al rialzo, di fatto perderai il profitto tra il prezzo di vendita e quello di riacquisto. Quando lo strappo è forte, questo mancato guadagno può superare il vantaggio fiscale.

Al di fuori di questa situazione, a dire il vero non proprio frequente, le differenze sono generalmente minime. A volte si ricomprerà a prezzi più alti, altre volte si ricomprerà a prezzi più bassi. E il vantaggio fiscale ottenuto dalla compensazione minusvalenze sarà sicuramente molto più alto.

Buon investimento.

2 pensieri riguardo “Compensazione minusvalenze senza vendere i titoli: come fare?

  • 15 febbraio 2018 in 15:01
    Permalink

    Se non sbaglio anche gli ETC permettono di recuperare minus valenze. E’ così?
    E perché un ETF venduto in profit genera comunque minusvalenza, anche se piccola?
    Grazie

  • 15 febbraio 2018 in 19:54
    Permalink

    Naturalmente anche gli ETC e ugualmente vale lo stesso “trucco”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.