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La Bundesbank interviene sul mercato obbligazionario primario e manipola lo spread?!

bundesbank-e-meccanismo-di-collocamento-dei-bundNegli ultimi anni sono stati notati diversi interventi della Bundesbank sul mercato obbligazionario primario. Tale attività, tuttavia, è vietata a tutte le banche centrali dei paesi europei!

Tale divieto è imposto chiaramente all’art. 101 del trattato di Maastricht.

Tale articolo stabilisce che è vietata qualsiasi forma di facilitazione creditizia, da parte della Bce o da parte delle banche centrali degli Stati membri, così come l’acquisto diretto di titoli di debito da parte della Bce o delle banche centrali nazionali.

L’intervento sul mercato primario, è quindi  vietato oltre che alle singole banche centrali dei paesi dell’Eurozona, anche alla stessa banca centrale europea (BCE).

Con il quantitative easing, Mr Draghi monetizzò il debito dei paesi Europei acquistando un’ingente quantità di titoli di debito pubblico intervenendo esclusivamente sul mercato secondario.

Quindi la Germania viola i trattati, superando anche il ruolo della BCE?!

La cosa non mi scandalizzerebbe!

Ti ricordo che la Germania viola le “regole” sul surplus commerciale. Ormai sono diversi anni consecutivi che la Germania registra un surplus commerciale stabilmente sopra il 6%. Coerentemente all’accordo dovrebbe rivedere la propria politica. Nonostante più volte sia stata richiamata all’ordine fa “orecchie da mercante”!

Ritornando al discorso dell’intervento della Bundesbank sul mercato primario, devo evidenziarti che la Germania, almeno in questo caso, formalmente non viola i trattati!

Il motivo ti sarà chiaro tra due minuti!

Il meccanismo di collocamento dei bund ed il ruolo della Bundesbank.

La Bundesbank pur intervenendo sul mercato obbligazionario primario, non viola i trattati perché di fatto non acquista il debito, ma si limita a “congelare” i bund rimasti invenduti.

Per capire come questo avvenga, è necessario fare un piccolo passo indietro nel meccanismo di collocamento dei titoli di debito pubblico tedeschi.

L’asta dei bund tedeschi viene gestita dall’Agenzia per il debito (Finanzagentur), la quale durante l’asta di collocamento sul mercato obbligazionario primario, ritira e congela tutti i titoli che sono rimasti invenduti. Tutti i titoli non venduti e ritirati vengono custodi dalla Bundesbank.

Non si configura quindi una monetizzazione del debito e quindi una violazione dei trattati, in quanto la Bundesbank custodisce i titoli per conto dell’Agenzia del debito, e non immette sul mercato nuova moneta.

Cosa succede ai titoli non venduti sul mercato primario e custoditi dalla bundesbank?

Tali titoli verranno offerti nei giorni successi sul mercato secondario.

Tale operazione è possibile in quanto i bund pur non essendo stati sottoscritti sul mercato primario risultano comunque emessi.

Perché un titolo sia scambiabile successivamente sul mercato secondario è sufficiente, infatti, che risulti emesso sul mercato primario indipendentemente dal fatto che sia stato collocato e quindi sottoscritto.

Questo inusuale metodo di collocamento dei titoli di debito pubblico tedesco, non è in contrasto con le regole europee, ma sicuramente consente una più efficiente collocazione del debito sul mercato:

  • L’Agenzia del debito non deve preoccuparsi di collocare tutto lo stock di debito sul mercato primario, sul quale opera un numero limitato di investitori abilitati (banche istituzionali ecc.) che di norma gode di un maggior potere contrattuale rispetto agli operatori del mercato secondario.
  • Al contempo, gli operatori del mercato obbligazionario primario, sono consapevoli di subire la “concorrenza” del mercato secondario più liquido, in quanto aperto ad un numero considerevole di investitori. Inoltre a certe condizioni sul mercato secondario possono operare pure le banche centrali nazionali e la BCE.

Questo meccanismo, quindi inverte il potere tra le controparti e spinge gli operatori ad accontentarsi di interessi più contenuti, pena l’impossibilità di sottoscrivere i bund.

In questo modo la Germania pur non violando i trattati europei, riesce a gestire in maniera più efficiente il costo del debito inducendo un possibile aumento dello spread specie nei periodi di tensione sui mercati.

L’Agenzia del debito, infatti, nei periodi particolarmente sfavorevoli, dopo aver ritirato i bund non sottoscritti, può procrastinare la collocazione dei titoli sul mercato secondario per diversi giorni, in attesa di condizioni migliori.

Anche gli altri paesi europei possono operare come la Bundesbank?

No! Solo la Germania può farlo perché è una tradizione diventata negli anni prassi. Tuttavia alcuni analisti ritengono che un meccanismo del genere non agevoli le economie più deboli.

Si ritiene, ad esempio, che nel caso italiano, un mancato collocamento sul mercato primario di tutti i titoli pubblici potrebbe far venir meno la “credibilità” dello Stato creando maggiori tensioni sul mercato secondario, con il rischio che non tutto il debito riesca ad essere collocato.

Secondo questa filosofia, meglio, quindi, pagare qualcosa in più sul mercato primario in modo da assicurarsi che tutto il debito sia sottoscritto.

Sarebbe veramente un pericolo per l’Italia adottare un meccanismo del genere?

Difficile dirlo!  Però vale la pena sottolineare che ad ogni collocamento del debito sul mercato primario, si verifica sempre un eccesso di domanda. Pare, quindi, che malgrado i declassamenti da parte delle società di rating, vi sia ancora molto interesse verso il debito italiano.

Secondo alcuni studiosi, tuttavia, l’eccesso di domanda si verifica proprio grazie al meccanismo dell’asta (asta marginale) particolarmente favorevole per gli investitori in titoli a media/lunga scadenza. In caso contrario, il rischio che le aste di debito pubblico vadano in parte deserte è alto.

Al momento si tratta solo di teorie. Difficile avere la certezza che le cose vadano esattamente in questo modo.

Di certo sarebbe il caso che gli addetti a lavori iniziassero a ragionare un po’ su questi meccanismi e chiedersi se siano veramente necessari, o se l’Italia potrebbe risparmiare qualcosina in termini di tasso d’interesse.

L’osservazione non è priva di fondamento: basti pensare che gran parte del debito pubblico italiano è rappresentato dalla spesa per interesse!

…perché la Germania non ha abbandonato questa prassi?!

Se “l’eccezione tedesca” è solo una prassi consolidata nel tempo che di fatto non rende più efficiente il collocamento del debito sul mercato, perché la Germania continua a difenderlo?

Perché con l’entrata in vigore del trattato di Maastricht non si è uniformata ai meccanismi degli altri paesi europei?

Ma come, la Germania che vuole ostinatamente più Europa, maggiore cessione di poteri a entità sovranazionali difende le proprie tradizioni?

Non è che forse forse…i tedeschi sono consapevoli che tutto sommato un meccanismo del genere effettivamente li avvantaggi in termini di tassi d’interesse e quindi di spread?

Ai postumi l’ardua sentenza!

Buon investimento!

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