Una curva invertita – EF Report 62

C’è un indicatore che più di ogni altro è in grado di prevedere, negli USA, l’arrivo
di una recessione.

Questo indicatore è dato dal confronto tra i tassi di interesse a 90 giorni e quelli su
titoli trentennali. Quando i tassi a breve superano quelli a lungo, generalmente
la recessione arriva entro 4/6 trimestri.

Per coloro che “masticano” un po’ di “scuola economica austriaca” la spiegazione
è piuttosto chiara. Purtroppo a livello accademico la disputa è tra keynesiani e
monetaristi; la “visione” austriaca è ormai una “mosca bianca”.

L’espansione monetaria da parte della banca centrale crea un ambiente di espansione
economica. Via via che il costo del denaro diminuisce, i capitalisti sono propensi ad
intraprendere progetti di investimento con un “Valore attuale netto” sempre più basso.

Ad esempio, nel pieno della “new economy”, ricordate quanti investimenti di dubbia
potenziale redditività furono posti in essere? Quando l’espansione economica è nella
sua fase finale, un altro fenomeno si verifica: una aumento dei prezzi dei beni e degli
assets. In questa fase, i titoli a lunga scadenza iniziano a scendere di prezzo perché i
tassi aumentano (il mercato chiede un premio per attese di inflazione maggiore).

A questo punto i capitalisti spostano le loro fonti di finanziamento: poiché la banca
centrale continua a “pompare” liquidità tenendo bassi gli interessi a breve, c’è uno
switch dalle fonti a lungo verso quelle a breve. Se progetti di bassa o dubbia
redditività sono finanziati con debiti a lunga scadenza che hanno ora tassi più alti,
il “Valore attuale netto” rischia addirittura di diventare negativo. Ciò non avviene
se il finanziamento si realizza con debiti a breve. Questo crea la prima pressione
sui tassi a breve: con lo spostamento della domanda privata, il prezzo del debito
a breve (tassi a breve) sale, mentre quello del debito a lunga (tassi m/l termine)
scende.

Ma non è tutto; la banca centrale, con l’obiettivo di “combattere” l’inflazione prima
che essa degeneri inizia a “drenare” liquidità, spingendo i tassi a breve verso l’alto.

La banca centrale ha un grande impatto sui tassi a breve, ma non su quelli a lungo,
i quali sono influenzati dal mercato: in seguito all’azione della banca centrale le attese
di inflazione futura cambiano nuovamente. Ci si aspetta un’inflazione minore e i tassi
a lungo si riducono.

In questo momento la curva dei tassi è invertita: più alti quelli a breve, più bassi
quelli a lungo. I progetti di investimento, finanziati con debiti a breve, vedono
nuovamente aumentare i costi e poiché sono vicini al completamento è più difficile
spostare il finanziamento su scadenze più lunghe.

Molti saranno sospesi, altri falliranno, le banche avranno problemi a recuperare i
crediti, con ulteriore distruzione di liquidità ed ulteriore aumento dei tassi che crea
nuovi fallimenti, licenziamenti e una situazione di sfiducia.

In una parola: recessione.

La scorsa settimana si è verificato il sorpasso dei tassi a due anni su quelli a dieci.
Non c’è ancora il sorpasso di quelli a 90 giorni sui tassi a trent’anni. L’analista John
Mauldin ha fatto uno studio molto analitico nella sua ultima newsletter sulla capacità
previsionale della curva invertita a diversi livelli di scadenze. Visitate e leggete. E’ raro
che una “mente superiore” sia disposta a condividere gratuitamente le sue visioni.

In febbraio ci sarà un’emissione di titoli USA a 30 anni (attualmente non ci sono
sul mercato). Se i tassi di collocamento saranno più bassi di quelli a 90 giorni, allora
la recessione entro 12/18 mesi sarà praticamente un dato di fatto (questo indicatore
non ha MAI fallito). Ma già oggi il fatto che i tassi a due anni hanno superano quelli
a dieci anni è un segno che deve far suonare un campanello di allarme.

Conclusioni per noi investitori europei.

Un investitore prudente deve prepararsi contro ogni rischio. In ambiente in recessione i
titoli tra i più colpiti sono quelli che vendono beni di consumo ciclico (elettrodomestici,
auto di gamma medio/bassa ma anche catene distributive). Se detenete questi titoli in
portafoglio piazzate una stop-loss sui valori massimi raggiunti e liquidate quando questa
stop-loss viene colpita.

Durante la recessione la FED generalmente è molto aggressiva in termini di taglio dei
tassi. Così come l’aggressivo aumento dei tassi di quest’anno ha spinto verso l’alto il
dollaro, un aggressivo taglio lo spinge verso il basso.

Tutta l’Asia e la sua tumultuosa crescita dipende fortemente dai consumatori USA e
dai loro acquisti. Un rallentamento potrebbe colpire i mercati asiatici. Attenzione, io
sono tra quelli che vede Cina e India come paesi destinati a diventare i numeri uno
dell’economia mondiale. Ma come è successo nella storia degli USA, anche questi
due colossi attraverseranno delle momentanee crisi. Una recessione anche breve
negli USA potrebbe creare la prima di queste crisi.

Nel corso dei prossimi mesi (e soprattutto se ci sarà l’inversione tra 90 giorni e 30
anni) sentirai intere colonne della stampa nazionale e internazionale dire “questa
volta è differente”. I mercati finanziari anticipano i cicli economici. Prima che
un’eventuale recessione abbia ufficialmente luogo gli indici americani correggeranno.

Ancora una volta, se sei esposto su quel mercato riduci le tue posizioni o usa.
saggiamente le stop-loss

 

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