ETF a replica fisica ed ETF a replica sintetica: conosci le differenze?

In questo blog ti suggerisco da sempre gli ETF come migliore strumento per investire. I  vantaggi te li ho già elencati in passato, ma è bene riprenderli. Con un ETF:

  1. Replichi la performance dei vari mercati sottostanti senza sorprese (positive o negative), perché l’ETF non fa gestione attiva
  2. Hai bassi costi di gestione e di negoziazione
  3. E’ uno dei modi più efficienti di investire nel lungo termine, perché l’ETF effettua al suo interno e a bassissimo costo tutti i ribilanciamenti periodici dei singoli titoli ed essendo spesso localizzato in giurisdizioni favorevoli per i veicoli finanziari hanno anche una buona ottimizzazione fiscale

Il punto su cui oggi vorrei però farti riflettere è il primo, cioè la replica dell’indice sottostante. In particolare, molti non sanno come viene effettuata questa replica.

ETF a replica fisica ed ETF a replica sintetica: 4 modi di seguire un indice

Di fatto, gli ETF replicano gli indici a cui fanno riferimento con due diverse modalità e cioè in modo fisico o in modo sintetico.

ETF a replica fisica: acquisto dei titoli che compongono l’indice

Il primo modo con cui gli ETF replicano gli indici è tramite la replica fisica, cioè l’acquisto vero e proprio dei titoli che compongono l’indice.

Questa modalità prevede al suo interno due diversi metodi. Il primo è l’ETF a replica fisica completa, dove vengono comprati esattamente tutti i titoli nelle precise percentuali che compongono l’indice, mentre un altro metodo è la replica fisica a campionamento, dove vengono acquistati titoli significativi che compongono l’indice usando tecniche statistiche e, come dice il nome, di campionamento.

Se da un lato sembrerebbe che la prima modalità sia da preferire perché è più diretta e facile da comprendere, c’è da dire che la tecnica a campionamento ha i suoi vantaggi.

Infatti, la replica fisica completa è possibile (o meglio più facile) quando si tratta di replicare indici come il DAX30, l’Eurostoxx50 o il Dow Jones, che detengono pochi titoli (e a grande capitalizzazione). Su indici composti da centinaia di titoli, spesso la replica fisica è una strada inefficiente se non addirittura impossibile, perché possono diventare più difficili ed onerosi i continui ribilanciamenti, nonché la gestione dei dividendi. L’aspetto positivo, invece, è che sulla replica fisica completa non c’è alcun rischio controparte visto che l’ETF ha la piena proprietà di tutti i titoli. In periodi turbolenti come il 2008, quando persino i grandi istituti finanziari vacillarono, è un plus non da poco.

La replica fisica a campione, invece, oltre ad adattarsi a tutti i tipi di indici, presenta maggiore efficienza perché ci si concentra sui titoli più ampi e a maggiore capitalizzazione. Inoltre, paradossalmente l’errore nel seguire l’indice (tracking error) può essere persino inferiore perché si ottimizzano i ribilanciamenti e la gestione dei dividendi. Inoltre spesso questi ETF aggiungono un po’ di ricavi ricorrendo al prestito titoli, anche se questo fa nascere un rischio controparte.

ETF a replica sintetica: uso di derivati per replicare l’indice

Altri ETF, invece, preferiscono usare la replica sintetica.

Cosa significa?

Semplice, l’ETF a replica sintetica non compra proprio i titoli, ma usa un derivato (SWAP) per seguire l’indice. Anche in questo caso, dobbiamo distinguere tra due diversi metodi.

Il primo è la replica sintetica unfunded, dove l’ETF compra (cash) un paniere di titoli da una controparte (generalmente banche e istituti finanziari primari), girando a quest’ultima il rendimento del paniere, e in cambio stipula un contratto dove tale controparte riconosce la performance total return dell’indice da replicare. In questo caso, l’ETF si espone ad un rischio controparte pari alla differenza tra il valore del NAV e quello del paniere sostitutivo di sua proprietà. Se la controparte fallisce e non onora il derivato, la differenza di valore appena vista resterebbe a carico dell’ETF.

La seconda modalità è la replica sintetica funded, dove l’ETF stipula con una controparte un derivato (SWAP) con il quale viene riconosciuto il rendimento del benchmark. A fronte di questo derivato, l’ETF trasferisce alla controparte il denaro che costituisce il NAV. Con il denaro trasferito, la controparte acquista dei titoli primari a garanzia del derivato, sui quali l’ETF ha un pegno. Se la controparte fallisce, l’ETF prende i titoli e li liquida. Non è comunque eliminato il rischio controparte, perché la liquidazione di questi titoli potrebbe non coprire interamente il NAV.

La replica sintetica, come puoi vedere, ha un rischio controparte, tuttavia permette un’ottimizzazione e un’efficienza persino superiore alla replica fisica a campione. Di fatto, si tratta di una replica che si avvicina molto alla perfezione. Inoltre, su indici davvero di frontiera o con titoli poco liquidi, è spesso l’unica via per replicare l’indice. A volte, la replica sintetica permette anche di abbassare il costo dell’ETF.

Quali ETF usano la replica fisica?

Le varie case di investimento prediligono diverse modalità di replica. Ad esempio, Ishares non usa quasi per nulla la replica sintetica Dei circa 100 ETF Ishares quotati sul nostro indice, i 3/4 sono a replica fisica completa, solo 3 a replica sintetica e il resto a replica fisica a campione. Al contrario, Lyxor usa quasi esclusivamente la replica sintetica “unfunded”.

Complessivamente, degli ETF quotati in Italia il 50% è a replica sintetica unfunded, il 18% a replica sintetica funded, il 25% a replica fisica completa e solo il 7% sono ETF a replica fisica a campione

Replica fisica o sintetica: quale scegliere?

Ora, però, sono sicuro che vuoi sapere quali ETF preferire per i tuoi investimenti.

La mia risposta è che, di fatto, non ci sono grandi differenze tra ETF a replica fisica ed ETF a replica sintetica.

Certo, la replica fisica è in assoluto più sicura, quindi tutto il resto uguale puoi scegliere gli ETF che usano questa modalità di replica.

Se però l’ETF a replica sintetica ha costi più bassi, puoi anche scegliere questa tipologia. Considera che l’ETF a replica sintetica ha sì un rischio controparte, ma questo non è certo per il 100% del NAV dell’ETF, ma solo per la differenza tra il NAV e il valore del paniere a garanzia. Spesso questa differenza è davvero minima.

Concludendo, puoi stare tranquillo con tutti gli ETF e scegliere comunque quelli a replica fisica quando i costi e l’efficienza della replica sono uguali alla sintetica.

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Buon investimento.

2 pensieri riguardo “ETF a replica fisica ed ETF a replica sintetica: conosci le differenze?

  • 3 settembre 2017 in 11:37
    Permalink

    Immagino che la mia domanda da inesperto faccia orridere o di più. Perché, chiedo, di un paniere non si replicano sotanto i titoli che hanno una performanca superiore alla media del paniere?

  • 3 settembre 2017 in 16:11
    Permalink

    Ciao Cesare. Perché un ETF su indice replica l’indice così com’è, senza applicare particolari strategie. Poi ci sono anche ETF che seguono particolari strategie (es. ETF su titoli ad alto dividendo, ETF su titoli value, growth, ecc…), quindi potrebbe esserci spazio anche per un ETF del tipo da te indicato. Tuttavia, non è detto che questo ETF faccia meglio di quello sull’indice ordinario, perché i titoli con performance superiori di ieri non necessariamente avranno performance superiori anche domani.

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