Le azioni sono la classe di investimento che rende di più

Nonostante lo scetticismo, le azioni si dimostrano la classe di investimento piu’ redditizia

 

Gli ultimi articoli che ho scritto, cosi’ come fatto anche diverse volte in passato, contengono l’affermazione che le azioni sono la classe di investimento che rende di piu’ e che il prezzo da pagare per questo maggior rendimento e’, ovviamente, una maggiore volatilita’.

Questa affermazione trova sempre diverso scetticismo. Molti, analizzando un periodo storico che contiene una grande crisi, arrivano alla conclusione che un mercato negativo anche solo di 1 o 2 anni comporta la perdita di anni ed anni di guadagni.

Oggi cerchiamo di capire e verificare chi ha ragione.

E per farlo, ci affidiamo a l’unica cosa che conta, cioè i freddi numeri.

Cosa ci dice la storia

A questa pagina: http://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/New_Home_Page/datafile/histretSP.html è possibile trovare i rendimenti storici dell’indice S&P500, del T-Bill a 3 mesi (un buon proxy della liquidità) e del T-Bond a 10 anni (obbligazionario di medio-lungo termine).

Il risultato è eloquente. Nel vero lungo termine, dal 1928 al 2014, le azioni hanno reso il 9,60%, il T-Bill (liquidità) il 3,49%, il T-Bond (obbligazionario) il 5%.

Naturalmente, la risposta che uno può subito dare è: “Chi riesce ad investire per quasi 80 anni? Si tratta di un lasso di tempo lungo quasi più di una vita intera“.

Osservazione giusta.

Ma le cose non cambiano se analizziamo i risultati dal 1965 al 2014: Azioni 9,84%, liquidità 4,99%, obbligazioni 6,70%. E il 1965 è tutt’altro che un punto di partenza favorevole per le azioni, visto che venivano già da quasi 15 anni di Bull Market.

Questo lasso di tempo comprende circa 50 anni, in questo caso molto più vicino alla realtà (si inizia ad investire a 25 anni, si smette a 75).

Anche Burton Malkiel nel suo libro “A Random Walk Down Wall Street” arriva a risultati piuttosto simili, così come fa anche Jeremy Siegel in “Stocks for the long run”.

Definiamo il lungo termine

 

Naturalmente molti non saranno ancora convinti, perché in ogni caso possono dire che avendo iniziato ad investire, ad esempio, nel 2000, probabilmente i rendimenti odierni sarebbero inferiori rispetto ai bond.

In questo caso sono passati 15 anni, che è comunque un lasso di tempo piuttosto elevato.

Tuttavia, non elevato in assoluto. Infatti, per poter cogliere in pieno la superiorità del mercato azionario occorre poter aspettare circa 20 anni, il tempo necessario a far compiere al mercato stesso un ciclo di “Mercato Toro Secolare” e uno di “Mercato Orso Secolare” Poiché quest’ultimo può durare anche 10 anni (vedere periodo 2000-2010 o anche gli anni ’70), i soli cinque anni successivi potrebbero non essere sufficienti.

Tuttavia, in 20 anni le cose tornano in linea con la media storica, che sancisce la superiorità delle azioni.

E comunque, anche un periodo di 10 anni è generalmente sufficiente per dare rendimenti superiori. Ad esempio il periodo 2005-2014, pur avendo avuto al suo interno il terribile ribasso del 2008, porta ai seguenti risultati: 7,60% per le azioni, 1,42% per la liquidità e 4,88% per le obbligazioni.

Definiamo le azioni

 

Un altro argomento di chi non si convince di questa regola è che se si prende il mercato italiano o quello giapponese, i risultati sono profondamente diversi.

Anche in questo caso, però, non ritengo siano errate le conclusioni, bensì è errato il concetto di azioni.

Infatti, quando dico che nel lungo termine le azioni offrono rendimenti superiori, non sto dicendo che ogni singola azione lo faccia e nemmeno che ogni singolo Paese lo faccia.

L’indice italiano pesa poco più dell’1% sulla capitalizzazione mondiale e quello giapponese naturalmente un po’ di più, ma comunque sotto il 10%.

Quando invece io parlo di azioni, sto parlando di un paniere che colga il 50% della capitalizzazione mondiale o anche di più.

I dati che ho usato sopra sono volutamente riferiti al mercato USA perché nei passati 30-40-50 anni è stato un mercato che da solo copriva anche il 50% e oltre della capitalizzazione mondiale.

Oggi questa percentuale sta scendendo, ma oggi ogni investitore può investire in diversi ETF di diverse aree geografiche, o meglio ancora può investire in ETF che replicano l’indice MSCI World.

Conclusioni

E’ indubbio che dati alla mano le azioni rendano più delle altre classi di investimento. E’ stato così in passato e con buona probabilità lo sarà in futuro.

Naturalmente, per cogliere questa superiorità sono necessari alcuni accorgimenti:

1 – Essere ben diversificati geograficamente e settorialmente

2 – Avere un orizzonte temporale sufficientemente lungo (20 o più anni).

Relativamente al punto 2, come scritto nell’ultimo post, al ridursi del proprio orizzonte temporale si deve, progressivamente, ridurre anche la quota di azionario in portafoglio.

13 pensieri riguardo “Le azioni sono la classe di investimento che rende di più

  • 12 marzo 2015 in 10:50
    Permalink

    Un ottimo articolo, complimenti! Al dunque credo che la psicologia comportamentale di ognuno giochi un ruolo decisivo. L’investimento azionario richiede tantissima pazienza, tenacia e gradualità negli ingressi, ma prima o poi il premio arriverà sempre. Del resto i numeri non si possono ingannare…
    Un caro saluto a tutti,
    Andrea

  • 14 marzo 2015 in 15:58
    Permalink

    Ciao Roberto, il tuo post e’ molto interessante e manifesta la tua notevole passione per la finanza e preparazione.

    Roberto: Naturalmente, per cogliere questa superiorità sono necessari alcuni accorgimenti:
    1 – Essere ben diversificati geograficamente e settorialmente
    2 – Avere un orizzonte temporale sufficientemente lungo (20 o più anni).

    Gigi: Ma:
    Supponiamo che io avessi investito 20 anni fa. Allora gli etf non esistevano ed i fondi gestiti dai soliti noti facevano si che il risparmiatore non sapesse neanche dove stesse investendo;
    quasi nessun risparmiatore, me compreso, sarebbe rimasto investito per 20 anni soprattutto dopo la grande paura delle terribili crisi che si sono succedute.
    Questi non sono dati ma e’ la realta’ di cui anche io sono stato testimone…
    Ti auguro un felice e sereno weekend Roberto
    Giginvestitoreconsapevole
    jinny@libero.it

  • 14 marzo 2015 in 16:38
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    Ma oggi non siamo 20 anni fa, quindi perchè preoccuparsene?

  • 17 marzo 2015 in 20:34
    Permalink

    Anonimo: “Ma oggi non siamo 20 anni fa, quindi perchè preoccuparsene?”

    Perche’ tutti noi sottovalutiamo ed abbiamo sottovalutato il terribile rischio dei mercati azionari.
    A nostre spese…
    Giginv.

  • 18 marzo 2015 in 04:06
    Permalink

    Non sono per nulla d’accordo che la Random Walk sia una balla e i dati lo dimostrano. Così come non vedo quale sottostima del rischio ci sia stata. Oggi molti mercati sono già più alti di 7 anni fa.

  • 18 marzo 2015 in 20:21
    Permalink

    I mercati non si muovono in maniera casuale ma sono preda dell’emotivita’ umana che e’ il principale driver.
    Il mercato italiano e quello giapponese non mi sembra abbiano brillato di luce propria.
    Anzi hanno sempre sottoperformato.
    Giginvestitoreconsapevole
    jinny@libero.it

  • 19 marzo 2015 in 06:41
    Permalink

    Gigi se rileggi bene l’articolo vedi anche che spiego perché le azioni italiane o giapponesi non possono essere prese come riferimento. L’mSCI world è sopra i livelli di 7 anni fa.

  • 20 marzo 2015 in 20:31
    Permalink

    Ciao Roberto, ok, rileggo meglio il post, anche se lo avevo letto gia’ tante volte, mi sara’ sfuggito.
    Volevo dirti che le nostre sono serene discussioni e non c’e’ nessuna polemica nei post, anzi sono tanto felice quando mi rispondi, cosi’ ci possiamo confrontare e discutere in tranquillita’.
    Ti ho voluto manifestare il malcontento delle persone che mi hanno scritto e che hanno commesso tanti errori, tra cui l’home bias investendo troppo, anzi tutto nel mercato italiano e che adesso si ritrovano anche a meno 50 sul capitale investito, hanno tanta rabbia e me la manifestano chiedendomi consigli. Purtroppo gli errori si pagano caro Roberto.
    Questa frase mi ha colpito. “Il peggior errore di un investitore e’ la mancanza di conoscenza”. E’ proprio cosi!.
    Come avrai notato, io cerco di migliorare giorno dopo giorno soprattutto grazie a te e Daniele (ho la massima stima e simpatia per voi), i vostri contributi sono fondamentali per tutti noi.
    Augurandoti un sereno weekend volevo chiederti un’ultima cosa:
    perche’ non rispondi su segretibancari.com a chi dice di voler vendere il tuo portafoglio base? Io vorrei dare qualche consiglio, ma non posso per rispetto nei vostri confronti, sarei davvero felice se lo facessi tu su segreti bancari, magari intervenendo almeno una volta al mese, visto che i tuoi post sono davvero interessanti.
    Sono strato troppo lungo?
    Ciao caro Roberto…
    Giginvestitoreconsapevole
    jinny@libero.it

    p.s.: Lo so che vi siete divisi i compiti, ma uno strappo alla regola fa sempre bene…

  • 21 marzo 2015 in 12:04
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    Ciao Gigi,

    è ovvio che i nostri sono confronti costruttivi.

    Su Segretibancari non rispondo perché anche se siamo sulllo stesso gruppo/network quello è un sito portato avanti da un altro soggetto, mentre io porto avanti questo.

  • 12 aprile 2015 in 22:35
    Permalink

    Alla prima riga dell’introduzione del suo libro sullo Swing Trading, Dave Landry scriveva: “Nel corso del tempo i mercati registrano movimenti naturali paragonabili ai flussi e ai riflussi della marea”. Sapete cosa succede quando si costruisce una diga per fermare la marea? La diga può crollare senza preavviso o i suoi costruttori possono farla saltare se pensano che un ulteriore rialzo della marea in arrivo potrebbe essere ancora più distruttivo.

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