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Il valore azioni di Borsa rispetto all’economia aumenta ancora

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Il valore azioni di Borsa in questi mesi è sceso molto. Nonostante il rimbalzo dell’ultimo mese, l’indice MSCI World da inizio anno in euro perde ancora oltre il 12%.

Questo potrebbe lasciar pensare che ora il mercato, anche in termini storici, sia sottovalutato. Ma così non è.

Questo lo si può vedere anche considerando il rapporto tra valore del mercato azionario e valore del Prodotto Interno Lordo.

Questo rapporto è anche chiamato “Buffett Indicator”, perché viene tenuto in forte considerazione da Warren Buffett.

Oggi vedremo questo aspetto. Alla fine, ti spiegherò perché se da un lato il mercato non è economico, al tempo stesso non è nemmeno sopravvalutato.

Ma andiamo per ordine.

Valore azioni, il legame tra mercato azionario e Prodotto Interno Lordo

Storicamente c’è un legame tra valore delle azioni e PIL. Naturalmente qui sto parlando di America, cioè il Paese con più storico e dove il mercato azionario si è sviluppato prima e con maggior forza.

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valore azioni/GDP

Come puoi vedere, il valore totale delle azioni in rapporto al PIL americano è sicuramente cresciuto nel tempo. Tuttavia, nel lungo periodo ci sono diverse oscillazioni e ci sono dei livelli di massimo e minimo che corrispondono poi successivamente a diversi rendimenti di lungo termine.

Guardando la storia, possiamo dire che quando il rapporto è sotto il 75% il valore azioni è sottovalutato. Viceversa, sopra il 90% tende ad essere sopravvalutato.

Il rapporto tra valore azioni e PIL è destinato a salire

Altro aspetto da considerare è che questo rapporto, nell’immediato, non è destinato a scendere. Nonostante il calo delle azioni che c’è stato, questa volta anche il PIL, che storicamente è un indicatore stabile e che tende a salire con costanza, subirà un forte shock.

Gli analisti si attendono un PIL in calo del 5% nelle misure più ottimistiche, ma anche fino all’8-9% in quelle più negative.

In Europa, la BCE ha avvertito che il PIL potrebbe scendere addirittura fino al 15%.

Insomma, andiamo incontro ad una riduzione del denominatore particolarmente importante e che farà aumentare ulteriormente il rapporto. Questo anche se il valore azioni non dovesse salire.

Quindi è tutto negativo? Dobbiamo correre a vendere i nostri titoli? Non così in fretta!

Le determinanti del valore delle azioni nel lungo termine

Il rendimento delle azioni nel lungo termine dipende da tre elementi:

  1. Dividendi
  2. Profitti societari
  3. Multipli di mercato

I primi due elementi sono particolarmente legati al PIL. Non solo quello americano, ma quello mondiale.

Se l’economia va bene i profitti societari tendono a crescere. Storicamente, in USA la seconda componente è cresciuta del 3% l’anno in termini reali. Con l’inflazione, la crescita si avvicina al 6%.

I dividendi nel lungo termine sono stati mediamente intorno al 4,3% dei prezzi, ma negli ultimi anni sono scesi poco sopra il 2%.

Nel complesso, dividendi e corporate profit sono stati i principali driver dei rendimenti delle azioni. E si tratta di una componente fortemente correlata al PIL.

Infatti, se l’economia mondiale non cresce allora anche i profitti societari faranno fatica a salire.

Passando alle valutazioni mercato azionario, qui mi riferisco al rapporto Prezzo/Utile.

Questo rapporto è stato storicamente intorno a 16. Oggi siamo intorno a 26. Tuttavia, questo valore è fortemente legato ai tassi di interesse. Questo perché i bond sono il principale concorrente delle azioni nell’attrazione dei flussi di capitale.

Se i tassi sono bassi, il multiplo tenderà a salire.

Storicamente, la media del rendimento dei Treasury americani è stata del 4,54% circa. A questo valore, come abbiamo visto, corrisponde un P/E storico di circa 16.

Ma se consideriamo che ora il rendimento del decennale è dello 0,60%, allora possiamo dire che un P/E di 20 è tutt’altro che alto.

Prospettive del mercato azionario: breve e medio periodo

A questo punto possiamo fare delle analisi distinguendo le prospettive tra breve periodo e lungo periodo.

  • Breve periodo: nel breve termine (12-18 mesi), l’andamento economico mondiale non è certo positivo. Il calo del PIL di cui abbiamo parlato sarà reale ed effettivo e ridurrà profitti e dividendi. Per contro, i tassi resteranno molto bassi e, se possibile, scenderanno ancora per via dei piani di intervento delle Banche Centrali. E’ quindi possibile che l’espansione del multiplo dovuta ai bassi rendimenti altrnativi riesca a compensare il calo dei profitti e dei dividendi.
  • Lungo termine: nel lungo periodo  (24 mesi e oltre) le iniziative delle Banche Centrali resteranno. Come già ha anticipato Draghi, dovremo abituarci ad un mondo economico dove il debito/PIL degli stati sarà maggiore. E un debito/PIL molto alto non è sostenibile senza un forte intervento delle Banche Centrali. Certo, il multiplo P/E non potrà crescere in eterno, quindi è inevitabile porsi delle domande sull’andamento del PIL e quindi dei profitti societari. Insomma, sarà determinante vedere quale sarà la riduzione dei lockdown dei prossimi mesi nel mondo, se ci saranno nuove ondate il prossimo autunno e se gli stimoli fiscali e monetari avranno effetto e in che misura.

Concludendo, credo che l’elevato rapporto valore azioni/PIL non necessariamente deve farci scappare. Soprattutto considerando che le alternative restano sempre nulle.

Tuttavia, nel lungo periodo sarà determinante la velocità della ripresa economica. Se è indubbio che nel 2020 ci aspetterà un forte e generalizzato calo del PIL, dal 2021 l’economia dovrà cercare di recuperare velocemente il terreno perso. Altrimenti sì che le valutazioni azionarie diventeranno eccessive.

Inoltre, non dimenticarti di mantenere sempre la tua asset allocatio. Meglio investire in modo sistematico che non “di pancia”. Per imparare a farlo, iscriviti subito al nostro corso gratuito via email INVESTITORE SMART.

Buon investimento.

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