Price earning ratio: perché è un indicatore importante!

price earning ratio

Il price earning ratio è uno degli indicatori più importanti e seguiti dagli operatori. In italiano, si traduce con rapporto prezzo-utili.

Ma concretamente, di cosa si tratta e perché questo indicatore è cosi importante e seguito?

Oggi ti spiegherò cos’è questo indicatore e la sua capacità predittiva.

Cos’è il price earning ratio?

Il rapporto prezzo-utili è uno dei classici “multipli di mercato“.  Si ottiene mettendo al numeratore il prezzo del titolo e al denominatore l’utile per azione. A sua volta, questo secondo valore si ottiene dividendo l’utile netto per le azioni emesse.

Facciamo un esempio del pe ratio formula. Una società ha chiuso l’ultimo esercizio con un utile netto di 200.000.000 di euro e la società ha 400.000.000 di azioni emesse. Quindi, l’utile per azione è 0,5 (200.000.000/400.000.000). Se il prezzo del titolo è di 15 euro, il price earning ratio è pari a 30 (15/0,5).

Questo valore viene poi spesso “elaborato” e “aggiustato”. A volte gli utili considerati non sono quelli dell’ultimo anno, ma quelli previsti per l’esercizio in corso o per il prossimo anno. Altre volte, l’utile netto viene “depurato” delle componenti straordinarie e non ricorrenti.

Altre volte ancora, l’utile viene “normalizzato” per tener conto del ciclo economico e quindi si prende una media degli utili degli ultimi “N” anni.

Insomma, tutti metodi per provare ad avere un indicatore con una maggiore capacità predittiva.

C’è anche da dire che il price earning ratio può essere calcolato non solo sulla singola azienda, ma anche su un intero indice. In questo caso, il price earning sarà una media dei rapporti delle aziende quotate, opportunamente ponderati.

Come utilizzare il price earning ratio formula

Da un punto di vista concreto, come puoi usare questo indicatore?

Beh, il primo modo è di confrontare il rapporto attuale con la media storica. Se il rapporto prezzo-utili attuale è superiore alla media storica, allora è possibile che il mercato o il titolo sia sopravvalutato. Questo vale soprattutto per il price earning ratio degli indici.

Sui singoli titoli, si può confrontare il rapporto di una società con quello del mercato o, meglio, con quello medio del settore di appartenenza o dei suoi principali competitors. In questo modo è possibile valutare se la società è costosa o meno confrontata con i suoi rivali.

Insomma, l’applicazione di questo indicatore è molto ampia. E perché viene seguito così tanto?

Rapporto prezzo-utili: perché è così seguito?

Il vero valore delle aziende è dato dalla loro capacità di produrre flussi di cassa. Quindi, non è l’utile ad essere così importante, ma il cash flow.

Questo perché l’utile può essere comunque “aggiustato”, manipolato e in generale non sempre l’utile si trasforma in “cassa” rapidamente.

Eppure, il price earning ratio è molto più seguito rispetto al prezzo/cash flow.

Questo perché gli utili tendono ad essere più stabili e quindi il rapporto è più facile da utilizzare per analizzare le valutazioni.

Persino il dividend yield, cioè il rapporto dividendo/prezzo, è meno seguito del P/E. Ciò accade perché i dividendi possono essere sospesi e perché diverse aziende hanno spesso politiche diverse per restituire cassa agli azionisti. Molte, ad esempio, preferiscono riacquistare azioni proprie, scelta più efficiente da un punto di vista fiscale soprattutto per gli investitori di lungo termine.

Insomma, non è l’indicatore migliore e non è perfetto, tuttavia ha una capacità predittiva maggiore.

Questo non vuol dire comunque che sia perfetto.

I limiti dell’indicatore

Dire che un’azienda o un intero indice siano sopravvalutati in termini di rapporto price earning non vuol dire che siano destinati a scendere nell’immediato.

Ad esempio, già a metà anni ’90 il mercato americano era sicuramente sopravvalutato rispetto alla media storica. Eppure, per altri 4-5 anni gli indici USA (e non solo) continuarono a salire anche con forza. Chi fosse uscito dal mercato, avrebbe perso dei rialzi davvero rilevanti. Il mercato Orso arrivò solo dopo il 2000.

Sulle singole aziende, spesso quelle più efficienti hanno un multiplo stabilmente più alto rispetto ai suoi concorrenti. Nonostante questo, offrono un rendimento di lungo termine superiore.

Altro aspetto da considerare sono i tassi di interesse. Se i tassi sono bassi, il rapporto prezzo-utili tenderà ad essere più alto della media e viceversa quando i tassi sono alti.

Concludendo, questo rapporto è giustamente seguito da molti operatori ed è sicuramente un indicatore importante per capire se un titolo o un indice sia sopravvalutato o sottovalutato. Tuttavia, non usarlo da solo per le tue decisioni di investimento. Il mio consiglio è di accompagnarlo sempre con degli indicatori di trend per decidere quando comprare e quando vendere.

Buon investimento.

 

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