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Prezzo medio di carico azioni

prezzo medio di carico azioni

Andiamo avanti occupandoci oggi di un altro termine molto usato nel gergo borsistico.

Si tratta del concetto di  prezzo medio di carico azioni. Un concetto che, poi, si può estendere anche agli ETF, alle obbligazioni e agli altri strumenti finanziari.

Questo è un concetto che ti servirà dal punto di vista gestionale ed è anche importante dal punto di vista fiscale.

Passiamo quindi subito ai fatti.

Prezzo medio di carico azioni: di cosa si tratta?

Il prezzo medio di carico è la media ponderata dei prezzi pagati per l’acquisto di un titolo in più riprese.

Ad esempio, se compri 100 azioni a 10 euro e poi altre 150 azioni a 12 euro, il prezzo medio di carico sarà 11,20 euro. Questo valore è dato dalla somma del primo importo speso, cioè 1.000 euro (10 x 100) e del secondo importo di 1.800 euro (150 x 12). Totale 2.800 euro, diviso per 250 azioni complessivamente comprate arriviamo all’importo di 11,20 euro per ogni azione.

La differenza del prezzo medio di carico con il prezzo di vendita ci darà il capital gain realizzato.

Prezzo medio di carico azioni e valori fiscali

Il prezzo medio di carico rappresenta anche il prezzo medio fiscale da contrapporre al prezzo di vendita per determinare la plusvalenza da tassare.

Quindi, nel caso precedente, se le 250 azioni vengono vendute a 15 euro il profitto, anche dal punto di vista fiscale, sarà di 3,80 euro per azioni (15 euro – 11,20 euro prezzo di carico fiscale).

Una cosa importante è l’ordine di acquisti e vendite per determinare il prezzo medio di carico.

Ad esempio, immagina di comprare prima 100 azioni a 10 euro. Poi, dopo un po’ di tempo, nello stesso giorno prima vendi 60 azioni a 16 euro, poi ne compri altre 100 a 15 euro.

In questo caso, gli acquisti vengono prima delle vendite. Quindi, si considerano prima acquistate le 100 azioni a 15 euro, che insieme al precedente acquisto di 100 azioni a 10 euro porterà ad un prezzo medio di carico di 12,50 euro per azione. La vendita a 16 euro, quindi, porterà ad un profitto di 3,50 euro per azione. Se avessimo prima considerato la vendita, il profitto sarebbe stato di 6 euro per azione, con relativa maggiore tassazione.

Dunque, con il prezzo medio di carico hai compreso il significato di un nuovo termine. Un altro piccolo tassello per la tua educazione finanziaria.

Buon investimento.

11 pensieri riguardo “Prezzo medio di carico azioni

  • 28 novembre 2018 in 23:19
    Permalink

    Non è ben chiaro l’ultimo esempio:
    Perché l’acquisto di 100 azioni a 15 euro viene considerato prima della vendita delle 60 azioni a 16 euro? Così facendo non si rispetta l’ordine temporale.
    Grazie
    Saluti

  • 29 novembre 2018 in 20:09
    Permalink

    Perché concretamente avviene questo. Si considerano prima tutti gli acquisti, poi le vendite. Se si esegue nella stessa giornata sia un acquisto che una vendita, l’acquisto si considera prima indipendentemente dall’ordine temporale.

  • 21 giugno 2019 in 18:47
    Permalink

    Tutto molto chiaro. Domanda: se l’acquisto fosse fatto dopo tre giorni di borsa chiusa il prezzo di carico per vendite totali dovrebbe azzerarsi e acquisirebbe il prezzo di acquisto?. Grazie

  • 21 giugno 2019 in 18:58
    Permalink

    Ritengo quanto letto molto utile e chiaro.

  • 21 giugno 2019 in 19:26
    Permalink

    Sì se l’acquisto viene fatto dopo un giorno di borsa (o due o tre) il prezzo di carico dei titoli venduti si azzera

  • 28 giugno 2019 in 14:59
    Permalink

    Una domanda relativa alle commissioni. Da quanto mi risulta, queste contribuiscono a formare il prezzo medio di carico. Quindi, se compro uno strumento quotato sui mercati a 100, ma pago 1 di commissioni, il prezzo medio di carico sara’ 101, non 100. Giusto? E questo dovrebbe valere per qualunque strumento finanziario, compresi gli ETF.

    Lo chiedo perche’, se e’ vero quanto scrivo, nel caso io compri (come nell’esempio precedente) uno strumento a 100, piu’ 1 di commissioni, e lo rivenda (senza commissioni, per semplicita’) a 110, dovrei conseguire una plusvalenza di 110 – (100+1) = 9. Invece molte banche in regime c.d. amministrato sembrano in questo caso calcolare una plusvalenza di (110-100)=10 INSIEME a una minusvalenza di (101-100)=1. Insomma, la plusvalenza e’ calcolata sui valori di mercato, e le commissioni vengono calcolate come una minusvalenza. (Il problema nel caso degli ETF e’ che mentre la plusvalenza e’ un reddito di capitale, la minusvalenza e’ un reddito diverso, e quindi non si compensano).

    A mio avviso le banche sono in errore, e infatti non sono state in grado di darmi un riferimento normativo specifico che contraddica quello generale (TUIR Art. 68, comma 1) “Le plusvalenze di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 67 sono costituite dalla differenza tra i corrispettivi percepiti nel periodo di imposta e il prezzo di acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo”. Concordate con me, o sapete darmi un riferimento normativo che mi contraddica?

  • 28 giugno 2019 in 22:34
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    Concordo con lei, ma le banche hanno le loro procedure e non le cambiano per il singolo piccolo risparmiatore.

  • 25 luglio 2019 in 18:41
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    Buonasera, volevo farvi una domanda.
    Non ho capito la domanda ‘Tutto molto chiaro. Domanda: se l’acquisto fosse fatto dopo tre giorni di borsa chiusa il prezzo di carico per vendite totali dovrebbe azzerarsi e acquisirebbe il prezzo di acquisto?. Grazie’ dell’utente Piero e la relativa risposta ‘Sì se l’acquisto viene fatto dopo un giorno di borsa (o due o tre) il prezzo di carico dei titoli venduti si azzera’.

    Potreste per favore spiegarmi il significato di quella domanda e la risposta?
    Grazie

  • 25 luglio 2019 in 18:55
    Permalink

    L’utente voleva sapere cosa sarebbe successo se l’acquisto fosse stato fatto dopo tre giorni di Borsa chiusa. La risposta ha confermato che dopo la chiusura quotidiana il prezzo di carico sarebbe quello di acquisto perché le vendite precedenti sono state stornate al vecchio prezzo di carico.

  • 31 dicembre 2019 in 16:22
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    Salve,
    ho delle azioni che ormai mi trascino da quasi 20 anni. Un tempo erano Banco di Roma, poi Banca di Roma, poi Capitalia, poi Unicredit. Nel corso degli anni si sono susseguiti raggruppamenti, elargizioni di dividendi in forma di azioni, vendite di diritti in sede di aumento di capitale, ulteriori acquisti per cercare di mediare il prezzo di acquisto … etc… etc…
    Insomma, siamo arrivati alla situazione per cui dai miei calcoli viene un prezzo medio di carico di circa 21.30 euro, mentre dai calcoli della banca il prezzo medio di carico è di circa 16,94 euro.
    Una bella differenza.
    Ovviamente, dai miei calcoli, la perdita attuale è ben maggiore rispetto a quella calcolata dalla banca (consideriamo che al momento il titolo è quotato intorno ai 13 euro).
    Se – e quando – mai il titolo dovesse arrivare a 17 euro, dai calcoli della banca scatterebbe già il capital gain, mentre per i miei calcoli sarei ancora abbondantemente in perdita: e cosi, se decidessi di vendere a quel prezzo, oltre al danno subentrerebbe anche la beffa di dover pagare il capital gain (che non c’è stato).
    Ho provato sin qui a chiedere spiegazioni alla banca, ma finora non ho mai avuto risposta.

  • 31 dicembre 2019 in 16:37
    Permalink

    E’ difficile che ci sia una differenza così rilevante. Sicuro di non aver tralasciato qualcosa? Spesso nei vari raggruppamenti, dividendi straordinari, ecc… i calcoli sono piuttosto complessi e magari qualcosa è sfuggito. In ogni caso l’unica soluzione è capire quando si è formata questa differenza o insistere con la banca per avere delucidazioni.

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