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Siamo in un Mercato Orso? O è stata solo una correzione?

I ribassi che abbiamo vissuto negli ultimi mesi ci hanno portato in un Mercato Orso? Oppure è solo una normale correzione del grande rialzo iniziato nel 2009 e durato fino ad oggi più o meno senza sosta?

Credo che tutti vorrebbero saperlo e scommetto che lo vorresti sapere anche tu.

Mercato Orso e correzione: quali differenze?

Per capire cosa sono stati i recenti ribassi, dobbiamo basarci sulla statistica, guardando come sempre il principale mercato del mondo, cioè quello americano, su cui ci sono più dati e informazioni disponibili.

Dal 1900 ad oggi ci sono state 123 correzioni e 32 Mercati Orso.

Per correzione si intende un calo superiore al 10% dall’ultimo massimo, mentre per Mercato Orso si intende un calo superiore al 20%. Le correzioni vengono recuperate mediamente in 10 mesi, mentre i Mercati Orso richiedono più tempo (a volte qualche anno) e la loro durata è, sempre in media, di 15 mesi.

Vediamo cosa è successo durante questi ribassi.

L’indice S&P500 ha raggiunto il suo ultimo massimo il 21 maggio 2015 a quota 2.134,28 punti. Recentemente, invece, ha toccato un minimo a quota 1.829,08.

Rispetto al massimo di maggio 2015, pertanto, il ribasso è stato del 14,30%. Di fatto, non un Mercato Orso, bensì una correzione. Da questo punto di vista, la correzione è già durata molto a lungo rispetto alla media storica e quindi questo potrebbe far pensare che è il momento di tornare a salire.

Naturalmente, le cose possono anche peggiorare e quindi la discesa potrebbe infrangere il muro del 20%.

In tal caso, comunque, poiché siamo già a 9 mesi dall’ultimo massimo, gran parte della durata media della discesa sarebbe già fatta.

Cosa è successo fuori dagli USA

Se poi guardiamo a cosa è successo fuori dall’America, ci sono ancora più indizi sul fatto che ci sia già stato un calo molto sostenuto. I mercati europei e quelli emergenti hanno visto perdite anche nell’ordine del 30% o più.

Su questi mercati siamo in un vero e proprio Mercato Orso e discese ulteriori li proietterebbero a ribassi sempre più vicini a quelli del 2008 o del periodo 2000-2002. Ma la situazione attuale dell’economia non è così negativa come in quei casi.

In fin dei conti, i cali degli utili che abbiamo vissuto nell’ultimo trimestre sono per lo più dovuti alle difficoltà delle società petrolifere ed energetiche. Il basso prezzo del petrolio, peraltro, dovrebbe porre le basi per un miglioramento dei profitti nei prossimi trimestri, visto che l’energia è un’importante componente dei costi di produzione nell’attività manifatturiera. Anche le difficoltà dei Paesi Emergenti dovrebbero essere in buona parte scontate dai mercati.

Insomma, cosa possiamo concludere?

Semplice, guardando la statistica e la storia non è da escludere che gran parte della discesa sia stata completata. Naturalmente i mercati sono imprevedibili e “le discese possono essere peggiori di quanto uno si aspetta” e non bisogna assolutamente abbandonare la prudenza, però da questi livelli si può iniziare a guardarsi intorno, soprattutto coloro che hanno un orizzonte di lungo periodo ed operano con un programma di investimento costante nel tempo, in particolare coloro che fanno PAC (Piani di Accumulo).

Buon investimento

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