fbpx

Recupero dei mercati mondiali, quali differenze?

mercati mondiali

L’indice azionario statunitense più importante, l’S&P500, ha aggiornato in queste ore i suoi massimi. In questo modo, ha recuperato interamente le perdite di febbraio/marzo.

Ma non tutti mercati mondiali sono stati così rapidi a riguadagnare il terreno perso a causa della crisi del coronavirus.

Vari mercati azionari mondiali, in particolare in particolare alcuni dei più importanti in Europa, sono rimasti molto indietro.

Il FTSE MIB italiano ha recuperato circa il 62% delle perdite legate al coronavirus dal suo picco all’inizio del 2020. Il CAC 40 francese si è fermato al 59%. Il FTSE 100 di Londra ha recuperato circa il 58% del valore perso.

Perché alcuni mercati mondiali hanno recuperato meno degli USA?

In parte, questi squilibri sono un altro sintomo di un rally azionario globale noto per il suo sbilanciamento. Negli Stati Uniti, il ritorno è stato dominato da enormi guadagni per le grandi aziende tecnologiche. Ma rimuovi Google, Facebook e Amazon e il recupero sembra molto meno impressionante.

In altri termini, “molto di questo dipende dalla struttura settoriale”

Infatti, il Regno Unito non ha praticamente tecnologia nel suo listino e anche l’Europa non ne ha così tanto.”

Gli indici azionari in Cina e Corea del Sud, che hanno un peso relativamente elevato nei confronti delle società tecnologiche, hanno ugualmente recuperato tutte le loro perdite, spingendosi ad aggiornare i massimi dell’anno.

L’aumento dei titoli tecnologici riflette in parte l’aumento dell’importanza di queste aziende sulla vita quotidiana. Si pensi al termine tanto in voga oggi, “smart working”.

Ma non è tutto.

Anche i massicci programmi di acquisto di obbligazioni entrano in gioco, dato che hanno spinto i rendimenti obbligazionari ai minimi storici. Tale riduzione dei tassi di interesse a lungo termine riduce il cosiddetto tasso di attualizzazione, utilizzato per calcolare il valore attuale dei flussi di cassa futuri.

Le società tecnologiche in rapida crescita dipendono maggiormente dai profitti futuri per giustificare le loro valutazioni, il che significa che traggono maggiori vantaggi da questo cambiamento.

Quindi, torniamo agli USA e riepiloghiamo i punti cardine che hanno spinto le azioni Usa ad un recupero così marcato a confronto delle azioni europee.

Gli interventi delle Banche Centrali

Le banche centrali, soprattutto quella americana, hanno dato sostegno immediato all’economia abbassando i tassi e immettendo un ammontare di liquidità nel sistema come mai era stnato fatto fino ad ora. Questo ha ovviamente avuto un impatto importante sui mercati mondiali.

Inoltre, va sottolineato come ci sia stato un vero e proprio gioco psicologico portato avanti dalla Fed. Non solo è intervenuta in maniera tempestiva (a differenza di quanto accaduto nel 2008), ma è intervenuta step by step ad intervalli regolari in ogni momento di potenziale pericolo per i listini.
Ogni volta che arrivavano dei dati aggiornati negativi, siano i contagi, il PIL o i sussidi di disoccupazione, la Fed aveva subito pronto un annuncio in grado di scacciare la negatività. Insomma, dei veri e propri rilanci, come se ci trovassimo ad un tavolo da Poker.

Alla Fed hanno dato seguito anche le altre Banche Centrali, chi più chi meno, in una logica di iniezione di droga monetaria (che in questa fase ha visto una potenza di fuoco veramente imponente) che ormai prosegue da 10 anni.

La giostra monetaria continua, quindi. A maggior ragione adesso, che trova persino una chiara giustificazione in ciò che è accaduto a causa dell’emergenza sanitaria.

L’ultimo intervento della FED consiste nella possibilità per di acquistare direttamente Corporate Bonds singoli, senza passare quindi dall’acquisto di Etf o altri fondi.

Una manovra mai fatta fino ad ora, a tutela del credito alle aziende, perché va ad abbassare lo spread tra i tassi dei Bond Statali, e quelli a cui possono indebitarsi le singole aziende.

Le motivazioni politiche

Trump era stato molto critico con Wall Street durante la sua campagna elettorale. Si era decisamente scagliato contro le lobby ed i colletti bianchi dell’alta finanza, accusandoli di aver gonfiato le quotazioni giusto in tempo per dare problemi al suo mandato.

A quanto pare, l’attuale presidente ha però deciso di proseguire su tale linea, abbracciando la stessa logica. Ha fatto cioè di tutto per tenere la Borsa a livelli sostenuti per evitare una ripercussione sul suo operato. Più volte si è fatto vanto dei risultati raggiunti sui listini americani durante il suo mandato.

Come a dire: “Volevate passarmi la pistola carica alla roulette russa, ma non sarò io quello che dovrà spararsi“.

L’obiettivo è chiaramente sostenere le quotazioni fino alle elezioni presidenziali.

Non a caso Trump si è ripetutamente esposto anche pubblicamente, facendo pressioni alla Fed sugli interventi necessari da mettere in atto durante tutta la crisi.

Tutto questo è continuato anche dopo la caduta di febbraio/marzo.

Monopoli e corporations più grandi che mai ed operanti in settori strategici. 

Per chiarire questo aspetto dobbiamo fare un passo indietro.

Il contestuale verificarsi di alcune condizioni politico ed economiche come l’ingresso della Cina del WTO senza la corretta valutazione di alcune regole che sarebbero state necessarie, l’abbassamento del costo della produzione grazie alla delocalizzazione dei siti produttivi, le ottimizzazioni fiscali ed i tassi bassi, hanno portato negli ultimi 20 anni alla crescita delle più grandi corporation mai esistite, soprattutto in America.

Queste società si muovono sui mercati mondiali con estrema efficienza. Massimizzano i loro profitti tramite lo sfruttamento delle migliori condizioni offerte dai diversi Paesi per attività specifiche (produzione, fisco, logistica, finanza).

Le società tecnologiche, poi, hanno beneficiato particolarmente di questo trend.

Inoltre, l’innovazione digitale e la deregolamentazione attualmente presente nel mondo di internet hanno portato alla nascita di nuove tipologie di servizi che vanno ad aumentare gli introiti di questi colossi del web.

Queste società sono presenti nei principali listini americani e pesano diversi punti percentuale.

Ne deriva che i loro singoli risultati, presi complessivamente, possono cambiare le sorti degli interi listini stessi.

Esempio lampante ne sono il Nasdaq (principale indice tecnologico americano), miglior listino tra i mercati sviluppati, e l’s&P 500, dove la tecnologia ha assunto via via un peso preponderante, con conseguente rapido recupero.

Altri mercati mondiali con un peso minore della tecnologia hanno avuto, come già visto, risultati meno eclatanti.

Una finanza che da qualche anno è meno fondamentalista e più tecnica

E’ da ormai 10 anni che vediamo come gli interventi delle banche centrali abbiano gonfiato i prezzi dei listini.

Questo ha certamente provocato maggiore difficoltà per gli analisti puramente fondamentali.

Chi si fosse basato esclusivamente sull’analisi fondamentale, negli ultimi 10 anni avrebbe perso una buona fetta di uno dei Bull Market più grandi e lunghi della storia.

Inevitabilmente, moltissimi operatori, anche i più scettici, non volendo perdere il treno hanno deciso di entrare a mercato, magari  con logiche più conservative, come possono essere i piani di accumulo, ma si è voluto comunque prendere parte alla danza.

Questo naturalmente a discapito delle analisi classiche di bilancio, sempre importantissime a nostro giudizio. Non è stato raro trovare casi in cui società dai fondamentali assolutamente insufficienti o con multipli elevatissimi facessero comunque ottimi risultati in Borsa.

Ultimi trend

Va infine considerato il recupero valutario dell’Euro sul Dollaro. Storia recente, ma da tenere in considerazione.

Questa crescita dell’euro ha reso meno incisiva questa enorme differenza di quotazioni. Infatti, se i listini USA fossero espressi nella valuta europea, la loro performance sarebbe comunque superiore e persino ottima (ad esempio per il Nasdaq), ma le differenze sarebbero comunque meno abissali nei confronti dei listini europei.

Quindi non c’è dubbio che i vari mercati mondiali abbiano avuto comportamenti differenti.

La nostra soluzione a questa situazione che impieghiamo nei portafogli modello è quella di avere sempre una buona diversificazione geografica. In questo modo i differenziali hanno un peso complessivo inferiore sul portafoglio totale.

Buon investimento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.