Indice Dow Jones, l’indice americano più vecchio è ancora significativo?

Indice Dow Jones

L’indice Dow Jones è sicuramente l’indice americano più conosciuto, e forse il più seguito.

La sua elaborazione avvenne ad opera di Charles Dow (fondatore dell’analisi tecnica e del Wall Street Journal) ed Edward Jones, un matematico americano.

Quando parliamo del Dow Jones, spesso ci riferiamo a quello che nei fatti si chiama Dow Jones Industrial Average.  L’indice, che originariamente era composto dal 1896 da 12 società, venne portato a 30 titoli nella revisione del 1929. Al tempo, comprendeva le principali società industriali del tempo.

In realtà esiste anche un altro indice che si chiama Dow Jones Transportation Average, che comprende 20 società del settore trasporti. Questo è l’indice più vecchio, nato nel 1884, quindi persino precedentemente al Dow Jones Industrial Average.

L’analisi contemporanea dei due indici rappresenta il fondamento dell’analisi tecnica elaborata originariamente dal Charles Dow, cioè la Dow Theory.

Ma ora torniamo al Dow Jones Industrial. Questo indice è calcolato in modo un po’ particolare. Inoltre la sua composizione è sì cambiata negli anni, ma resta comunque concentrato nel settore industriale.

Con queste premesse, l’indice è ancora significativo? Merita ancora tutta questa attenzione?

Vediamo.

Cos’è l’indice Dow Jones?

Il metodo di calcolo, come detto, è piuttosto particolare.

Infatti, mentre molti altri indici (come ad esempio il “concorrente” S&P500) sono quasi tutti basati sulla capitalizzazione dei componenti, il Dow Jones è basato sul prezzo.

Si sommano cioè i prezzi di tutte e 30 le società che lo compongono e si divide per un divisore. Tale divisore è il così detto “divisore di Dow“.

Questo divisore, originariamente semplicemente pari a 30 cioè le società che lo componevano, nel tempo è stato aggiustato per tenere conto di fusioni, scissioni, aumenti di capitale e altre operazioni straordinarie, in modo che queste operazioni non abbiano impatti. Oggi il divisore è addirittura inferiore a 1.

Il risultato, comunque, è che il maggiore impatto sull’indice non dipende dalla capitalizzazione, ma dal prezzo. Ad esempio, Boeing con una capitalizzazione di “soli” 193 miliardi di dollari ha un peso molto maggiore rispetto a Walmart che capitalizza quasi 300 miliardi di dollari. Goldma Sachs, che capitalizza “solo” 69 miliardi, ha un peso maggiore di Coca Cola che ne capitalizza oltre 200.

La composizione dell’indice ad oggi è la seguente:

THE DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE
Company Name Stock Ticker
3M MMM
American Express AXP
Apple AAPL
Boeing BA
Caterpillar CAT
Chevron CVX
Cisco CSCO
Coca-Cola KO
DowDuPont Inc. DWDP
Exxon Mobil XOM
Goldman Sachs GS
Home Depot HD
IBM IBM
Intel INTC
Johnson & Johnson JNJ
JPMorgan Chase JPM
McDonald’s MCD
Merck MRK
Microsoft MSFT
Nike NKE
Pfizer PFE
Procter & Gamble PG
Travelers Companies Inc. TRV
United Health UNH
United Technologies UTX
Verizon VZ
Visa V
Walmart WMT
Walgreens Boots Alliance WBA
Walt Disney DIS

Come puoi vedere, non ci sono molti big tecnologici, non ci sono Amazon o Netflix, non ci sono le società del futuro. Le società tecnologiche presenti sono business ben consolidati come Apple, Microsoft, IBM, Cisco.

Con tutte queste limitazioni, il Dow Jones è ancora adatto a rappresentare il mercato USA?

Perché il Dow Jones è ancora un indice valido

Di seguito puoi trovare il grafico dell’indice Dow Jones degli ultimi 35 anni confrontato con l’S&P500:

Indice Dow Jones Industrial grafico

Come puoi vedere, il Dow Jones ha addirittura performato meglio dell’S&P500 e il suo andamento è stato più o meno simile all’S&P500.

Anche negli ultimi 5 anni il Dow Jones ha fatto leggermente meglio dell’S&P500.

Ad investire sul Dow Jones, pur con tutti i suoi limiti, non sembra ci siano particolari rischi.

Nel prossimo articolo vedremo come investire su questo indice.

Buon investimento.

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