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I certificate, alla scoperta di questo strumento per investire

certificate

I certificate esistono da un po’ di tempo. C’erano addirittura prima ancora degli ETF, e sono fortemente sponsorizzati dagli emittenti.

Con i certificates è possibile investire in diversi sottostanti implementando varie strategie di investimento.

Strategie, ad esempio, che si basano sulla protezione del capitale o che hanno un effetto leva al rialzo o al ribasso.

Oggi vediamo più in dettaglio le caratteristiche di questo strumento.

Certificate cosa sono?

I certificate sono strumenti finanziari derivati emessi generalmente da primari istituti finanziari. Tra i principali emittenti troviamo i certificate BNP o gli Aletti certificate.

Il loro andamento è legato al sottostante, che può essere un indice di borsa, tassi di interesse, commodity o persino altri strumenti finanziari derivati, come i futures. L’aspetto interessante è che la maggior parte dei certificati non ha commissioni, neanche le bassissime commissioni degli ETF.

L’unico costo dell’investitore è la differenza tra bid ed ask, cioè il prezzo a cui il market maker (spesso lo stesso emittente) è rispettivamente disposto a comprare e a vendere.

Il prezzo a cui esso è disposto a comprare è più basso rispetto a quello a cui vende. La differenza, nei certificati con pochi scambi, può essere però abbastanza elevata.

Alla Borsa di Milano sono quotati un numero impressionante di certificate.

Con i certificates è possibile, ad esempio, investire in sottostanti particolari come il gas naturale, alcune materie agricole, le borse di mezzo mondo come l’indice brasiliano, tailandese o russo.

Certificate con strategie

Tuttavia, l’aspetto più interessante dei certificates è sicuramente il fatto che è possibile applicare delle strategie di investimento particolari.

Tra queste,  una delle più gettonate è la strategia del capitale protetto.

Con i certificate a capitale protetto l’investitore, acquistando il certificate, si garantisce una protezione. Se il sottostante, a scadenza, quota sotto la protezione, allora si riceverà l’importo protetto. Se, invece, il sottostante si troverà sopra, allora si parteciperà al guadagno secondo una certa perdentuale.

Altre forme di certificate sono i turbo certificate o i certificate a leva.

Certificate, tutto oro ciò che luccica?

Complessivamente no, i certificate sono tutt’altro che uno strumento interessante.

Infatti, sebbene non abbiano commissioni gli spread possono essere molto più penalizzanti. Non solo, ma l’emittente per fornire all’investitore l’effetto leva o la protezione del capitale, usa strategie combinate di derivati. Si usano soprattutto le opzioni o i futures. Possiamo dire che certificati e derivati vanno a braccetto.

Il problema è che buona parte del vantaggio della strategia in derivati non viene trasferita all’investitore ma trattenuto dall’emittente. Insomma, messo in altro modo il mix di protezione e profitto potenziale o l’effetto leva non è particolarmente favorevole all’investitore.

Un tempo i miei certificates preferiti erano gli investment certificate, i quali replicavano fedelmente il sottostante scelto e l’unico guadagno per l’emittente era veramente solo lo spread. Purtroppo oggi questi certificati sono pressoché scomparsi. Questo anche perché gli ETF hanno progressivamente coperto tutte le aree di investimento, lasciando poco o nulla agli investment certificate.

Certificates, fiscalità e informazioni

Detto questo, nonostante io li sconsigli, non c’è dubbio che qualcuno potrebbe trovare interessante i certificate.

Se sei tra questi, comunque, prima di catapultarti a selezionare i sottostanti e le strategie più esotiche presta attenzione e leggi bene i prospetti informativi di ogni strumento a cui sei interessato.

Uno degli aspetti più interessanti dei certificati è che è uno strumento interessante dal punto di vista fiscale per chi ha delle minusvalenze pregresse su azioni, ETF o fondi.

Infatti, queste minusvalenze sono considerate redditi diversi (o meglio, in questo caso “perdite” diverse). Se si investe in fondi o ETF e si realizzano utili, questi saranno redditi da capitale.

Questo significa che le minusvalenze pregresse non potranno essere compensate con gli utili che sono redditi da capitale. Si pagheranno quindi le tasse sugli utili, mentre non saranno utilizzabili le plusvalenze.

Ciò non accade con i certificates. Essi producono sempre e solo redditi diversi al pari delle azioni.

Le minusvalenze pregresse saranno quindi sempre utilizzabili per abbattere gli utili realizzati sui certificati e pagare quindi meno imposte.

Detto questo, è uno strumento che ha molte controindicazioni e che ritengo tutt’altro che essenziale.

Persino la protezione del capitale si può conseguire con una buona asset allocation.

Se, però, proprio vuoi usarli, presta attenzione al loro funzionamento.

Buon investimento.

 

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