fbpx

Se il tasso di inflazione dovesse salire, come ci potremo difendere?

tasso di inflazione

Non c’è dubbio che la nostra generazione di fatto non sappia cosa sia l’inflazione.

Dagli anni 2000 in avanti, infatti, il tasso di inflazione è stato sempre molto basso. Grazie all’avvento dell’euro, la gestione monetaria è stata tutto sommato ordinata in Europa e il tasso di inflazione molto basso.

Questo, peraltro, è avvenuto anche in Svizzera, Giappone e anche negli USA. Praticamente in tutto il mondo occidentale l’elevata inflazione è oggi pressoché sconosciuta.

Anche i fenomeni di “iperinflazione” sono ormai confinati a qualche Paese emergente. In questi casi vari mix di populismo e scellerata gestione delle finanze pubbliche hanno generato il crollo della valuta e l’aumento del tasso di inflazione. Il caso più recente è il Venezuela.

Per contro, la nostra generazione ha dovuto fare i conti, più che altro, con la deflazione dei prezzi.

Il tasso di inflazione non è stato sempre così basso?

Se parlate con qualche vostro genitore probabilmente potreste aver sentito parlare dell’inflazione degli anni ’70 e ’80. Se avete più di 55 anni magari l’avete anche vissuta. E’ abbastanza improbabile che qualcuno ancora vivo oggi si ricordi con cognizione dell’iperinflazione della Seconda Guerra Mondiale, quando l’indice dei prezzi dal 1940 al 1948 aumentò di oltre 40 volte.

Anche tra il 1945 e il 1950 le cose non andarono per il sottile in termini di tasso di inflazione.

In Italia, ad esempio, un kg di carne passò da 400 lire a 1.000 lire, il latte da 30 a 70, una cors ain tram da 4 lire a 20, la benzina da 20 lire a 116. Lo stipendio di un operaio praticamente raddoppiò in questo periodo. Tutto ciò rende evidente come la moneta italiana perse molto valore in questi anni.

E all’estero le cose non andarono poi molto meglio. Andando ancora più indietro nel tempo, chi non ha sentito parlare dell’iperinflazione tedesca ai tempi di Weimar?

Questa breve carellata per dire che l’inflazione minima e la “quasi-deflazione” attuale non è sempre stata la normalità.

Perché il tasso di inflazione è così basso oggi?

Il punto di partenza per rispondere a questa domanda è che l’inflazione è sempre un fenomeno monetario.

Essa si determina in modo semplificato dal rapporto tra moneta in circolazione e volume di beni e servizi prodotti e scambiati.

Se la moneta aumenta mentre beni e servizi restano stabili, chi detiene questi ultimi vorrà una quantità di moneta maggiore per cederli. E i prezzi aumenteranno.

In sistemi economici complessi come quelli odierni poi subentrano altri elementi. Il credito (bancario soprattutto), ad esempio, amplifica il volume di moneta in circolazione. Altro aspetto importante è la velocità di circolazione della moneta, cioè quante volte una unità monetaria passa di mano in un arco temporale.

Nella teoria quantitativa della moneta, il livello dei prezzi è dato dalla massa monetaria moltiplicata per la velocità di circolazione e questo prodotto viene diviso per il volume di beni e servizi.

Ora, qui non dobbiamo fare una lezione di teoria della moneta. Ma quello che abbiamo visto fino ad ora può aiutarci a capire perché oggi i prezzi non salgono più come un tempo.

Le cause del basso tasso di inflazione

  1. Sistemi economici/sociali stabili: oggi le economie occidentali sono stabili. Senza guerre, carestie, invasioni, colpi di stato ecc…, le strutture produttive nel breve/medio periodo sono stabili e consolidate. Quindi il volume di produzione difficilmente ha degli shock pesanti come quelli dei periodi bellici o di instabilità politica/sociale, dove vengono persino a mancare generi di prima necessità.
  2. Tecnologia/produttività: il forte impiego della tecnologia genera un aumento della produttività. Quindi, tutto il resto uguale ogni anno la produzione può aumentare senza grossi problemi. In realtà, per alcuni beni come il cibo, le auto, l’elettronica, ecc… la tecnologia permetterebbe di aumentare notevolmente e senza sforzi eccessivi la capacità produttiva mondiale. Il problema è la capacità del mercato di assorbire la produzione.
  3. Invecchiamento della popolazione: tendenzialmente si pensa che una popolazione che invecchia ha bisogno di meno prodotti e servizi. Oggi questo è meno vero, perché anche gli anziani consumano e molto. Però la tipologia di consumi è diversa. Meno auto, scuole, grandi elettrodomestici, arredamenti, prodotti per l’infanzia, più servizi, farmaci, hospitality, ecc… In molti comparti, comunque, tutto questo genera un po’ di pressioni deflazionistiche.
  4. Catene del Valore Globali: che permettono di ottimizzare le produzioni dove è più efficiente produrre, consentendo l’ottmizzazione dei costi di produzione.
  5. Gestione delle finanze pubbliche e della moneta in modo abbastanza accorto: nonostante le continue spinte all’aumento delle spese, c’è da dire che nel mondo occidentale non abbiamo assistito comunque ad espansioni monetarie fuori controllo.
  6. Stabilità internazionale: garantita dalla “Pax-Americana” dalla caduta del Muro di Berlino almeno fino a qualche anno fa.

Il Covid-19 può cambiare tutto questo?

Perché il tasso di inflazione potrebbe salire

Non c’è dubbio che il Covid-19 può cambiare tutto questo. In parte lo ha già fatto. In parte ha amplificato fenomeni che già stavano iniziando. Vediamone alcuni.

  1. Cambiamenti nelle catene del valore: il Covid-19 ha mostrato come la riduzione del commercio mondiale può rendere problematico l’approvvigionamento di determinati beni o componenti. Questo sta già portando e porterà ancora a spostare certe produzioni verso Paesi più vicini, più amici o persino dentro i confini nazionali. Ma la sicurezza e la garanzia delle forniture ha un prezzo. In questo caso, costi potenzialmente un po’ più alti.
  2. Maggiori tensioni internazionali: l’ascesa della Cina come superpotenza rivale degli USA, unita all’affermazione di alcune potenze regionali come Russia, Iran o Turchia, pone nuove problematiche alle catene del valore. Persino all’interno del blocco occidentale, tra gli USA di Trump e alcuni Paesi UE ci sono state delle frizioni. Con le conseguenze del punto 1.
  3. Aumento di dazi e tariffe: non c’è dubbio che negli ultimi 2-3 anni sia aumentato in molti Paesi il desiderio di protezionismo.
  4. Lockdown: le chiusure in vari Paesi riducono l’offerta. Tutto il resto uguale, nell’uguaglianza della Teoria Quantitativa vista prima la discesa della produzione fa aumentare i prezzi.
  5. Aumento degli interventi monetari e dei deficit pubblici: la monetizzazione messa in campo dalle Banche Centrali è questa volta notevole. Anche i deficit pubblici aumenteranno notevolmente.

Tutto ciò, chiaramente, può potenzialmente spingere verso un aumento dei prezzi.

Come difendersi se il tasso di inflazione dovesse salire?

L’ultima volta che il tasso di inflazione è stato molto alto, a due cifre, fu nella seconda metà degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.

Un punto di partenza per capire come proteggersi è vedere chi fece bene in quel periodo.

  • Oro/argento: l’oro è la protezione da incertezza e svalutazione monetaria per eccellenza. Negli anni ’70 il suo prezzo esplose con l’aumento dell’inflazione. Anche l’argento in caso di prezzi in aumento rappresenta una buona protezione.
  • Bond inflation: le obbligazioni a tasso fisso sono le più penalizzate dall’inflazione. Ma utilizzato obbligazioni inflation-linked si possono ottenere buone rivalutazioni di cedole e anche capitale.
  • Real Estate: gli immobili si rivalutarono molto durante i periodi di inflazione. Quindi potrebbero essere un’asset interessante. Tuttavia qui occorre prudenza. Infatti, l’invecchiamento della popolazione non favorisce particolarmente gli immobili periferici o abitativi e lo smart working penalizzerà il direzionale anche di alto livello. Questa forma di investimento potrebbe non essere così favorevole, maneggiare con cura.
  • Azioni: le azioni sono in prima battuta penalizzate dall’inflazione perché l’aumento dei tassi contrae il rapporto prezzo/utili. Tuttavia, gli utili tendono a salire velocemente grazie all’aumento dei prezzi di vendita. Sebbene negli anni ’70 non fecero particolarmente bene, ora nell’immediato potrebbero comunque garantire una buona copertura.

Ma in definitiva, quanto è probabile un aumento del tasso di inflazione?

La risposta è abbastanza. Ma non è affatto certo.

La domanda globale stabile se non in calo, le preoccupazioni per lavoro ed economia e l’aumento della disoccupazione sono tutte cose che continuano a spingere verso la spirale deflattiva.

La tecnologia, poi, è sempre forte e spinge verso la continua ricerca di miglioramenti ed aumento della produttività.

Insomma, molte stelle sono allineate verso l’aumento del tasso di inflazione. Non ultimo, la volontà delle banche centrali, che hanno una potenza di fuoco sempre notevole (potendo creare denaro a piacimento).

Ma questo non significa che torneremo all’inflazione a due cifre. Uno degli scenari più probabili è l’aumento del tasso di inflazione, ma semplicemente verso il target del 2% o anche poco sopra. Anche un ritorno al 3-4% del 2008 sarebbe già un notevole cambiamento di scenario, senza però stravolgere il sistema economico mondiale.

Se vuoi avere portafogli sempre in grado di fronteggiare i diversi scenari, non dimenticarti che il nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento prevede tre diversi portafogli che hanno navigato molto bene negli ultimi 10-15 anni in diverse situazioni di mercato.

Buon investimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.