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La guerra porterà stagflazione in Europa?

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Le azioni europee sono scese molto nei giorni scorsi, dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina. Questo ha ribaltato le scommesse su una rivincita del Vecchio Continente quest’anno.

L’Europa stava perdendo meno degli Usa nell’ultimo periodo prima dell’inizio del conflitto. Lo scoppio della guerra ha provocato però onde d’urto sui mercati azionari di tutta Europa.

L’indice Stoxx 600 del continente è in calo dell’8% dall’inizio della crisi. Gli investitori temono che il conseguente aumento dei prezzi del petrolio colpirà questa regione fortemente dipendente dalle importazioni di energia e che era già alle prese con l’inflazione più alta degli ultimi decenni.

L’inflazione è forte, la crescita si ridurrà e forse si finirà di nuovo in recessione. Questo mix ha un nome preciso e che non evoca bei ricordi: stagflazione.

Energia, inflazione e PIL, questo mix ci porterà alla stagflazione

Il punto focale sta proprio sulla indipendenza energetica dell’Europa, che essenzialmente ad oggi manca. Una situazione ben diversa dagli Usa, che invece si sono resi autonomi.

Dell’inflazione abbiamo già parlato in passato. Era in crescita già per altri motivi, lo sarà ancora di più. Questo penalizzerà imprese e consumi, con effetti a cascata sul PIL, che non crescerà ai tassi previsti lo scorso anno e probabilmente si contrarrà. Il risultato sarà proprio la stagflazione, cioè prezzi in crescita e crescita economica stagnante.

Stagflazione e mercati azionari

La battuta d’arresto per le azioni europee, che ha visto l’indice Dax di punta della Germania entrare recentemente in un mercato ribassista dopo essere sceso di oltre il 20% dai recenti massimi, contrasta con l’indice S&P500 statunitense, che è poco cambiato nel periodo, a riprova di quanto detto sopra.

Francamente, considerando i problemi che avranno le imprese europee, difficile pensare che ci sia qualche motivo per privilegiare le azioni europee.

Peraltro, la BCE per ora ha mantenuto i tassi fermi, proprio perché consapevole che un eventuale rialzo porterebbe ad un freno dell’economia. La direzione di lungo periodo, tuttavia, vede ancora all’orizzonte un aumento tassi. Una cosa che in una economia di guerra non favorirà ne le imprese europee, ne le azioni.

La guerra in Ucraina è di fatto uno shock stagflazionistico globale, con l’Europa che è la regione più esposta.

Stagflazione, guerra e valute

I mercati valutari hanno ugualmente reagito alle prospettive economiche più sfavorevoli per l’area dell’euro. La moneta unica è scesa dall’invasione Russa, poiché gli investitori hanno previsto un colpo all’economia della zona euro che potrebbe ritardare i piani della Banca centrale europea di inasprire la politica monetaria. Il risultato è stata una perdita del 5% rispetto al dollaro USA da metà febbraio.

I problemi del mercato azionario europeo sono stati particolarmente dolorosi per gli investitori che avevano deciso per un ritorno sui mercati del Vecchio Continente nel 2022. Si pensava che una politica monetaria più restrittiva si sarebbe rivelata un vantaggio per i numerosi titoli azionari europei, società che quotavano e quotano a buon mercato rispetto a fondamentali rispetto ai più “sfarzosi” titoli USA. Per fortuna una scelta che noi non abbiamo seguito ne in Trend e Strategie di Investimento, ne in Crescita & Rendimento.

Stagflazione, impatto sulla scelta tra value e growth

Anche la rotazione da growth a value per ora si è bloccata. Sebbene da inizio anno i titoli tecnologici abbiano comunque perso di più, ultimamente sono tornati interessanti. Al massimo, la differenza rispetto a prima, sul fronte tecnologico, è data dalla preferenza di quelle aziende che già fanno utili, e quindi di posizionarsi su aziende e business più consolidati e già proficui, non solamente basati su prospetti di crescita futura, come invece è stato negli anni scorsi.

Conclusioni

La guerra ha sicuramente un impatto importante sui mercati. Poi noi non eravamo certo abituati ad un conflitto che avesse come attore una delle principali potenze nucleari e militari mondiali come la Russia.

E i primi a pagare lo scotto, per le ovvie ragioni di dipendenza sopra vista, siamo noi europei.

Al momento l’America resta sempre da preferire sul fronte azionario. C’è anche da dire che quando tutto finirà l’Europa quoterà ancora più a sconto. Ma non è certo ora il momento di buttarsi sui mercati del Vecchio Continente.

A livello più macro e di asset allocation, la stagflazione è già tra noi. Anche i nostri portafogli debbono aggiustarsi di conseguenza, scegliendo asset che traggono profitto dall’inflazione e non troppo dipendenti dalla crescita economica mondiale.

Buon investimento.

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