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La politica deflazionistica è il nuovo corso delle banche centrali?

politica deflazionistica

Nel corso degli ultimi 20 anni abbiamo assistito alla più vasta espansione monetaria che si sia mai vista. Dopo il 1971, l’oro è stato totalmente rimosso dal sistema monetario e la FED, così come le altre banche centrali, è stata libera di immettere la liquidità che voleva.

E’ stato con l’ascesa di Alan Greenspan, unita alla politica di interessi zero in Giappone, che si è assistito ad una repentina accelerazione della massa monetaria.

Quando c’è più liquidità sistema, in una prima fase essa si riflette sui prezzi (dato che beni e servizi hanno maggiore domanda), ma ad un certo punto essa finisce con l’inflazionare anche gli assets.

Immobili, azioni, bond e anche i metalli preziosi vedono aumentare la loro domanda e, di conseguenza, i loro prezzi.

Ovviamente, quando la liquidità si restringe, avviene esattamente il contrario. Quando questo si verifica avremo allora una politica deflazionistica. Oggi vedremo cosa significa deflazionare. Soprattutto, vedremo gli effetti di una deflazione da debito.

Il nuovo corso delle banche centrali: politica deflazionistica

La Banca Giapponese ha ufficialmente concluso la sua politica di interessi zero, riducendo il tasso di crescita della massa monetaria.

Lo stesso sta facendo la FED.

Non abbiamo più i dati sull’aggregato M3, ma l’M2 sta ora crescendo poco più dell’1% ogni anno, mentre fino a qualche mese fa il tasso di crescita era superiore al 6%.

Tanto negli USA, quanto in Europa i tassi sono in salita.

Tutto questo ha inflitto un duro colpo ai mercati finanziari e a quelli commodity, che sono in rapido calo nell’ultimo mese.

Questa è la prima conseguenza della politica deflazionistica. Vediamo meglio cosa intendiamo per deflazione.

Deflazione significato: una riduzione del livello dei prezzi che genera un aumento del potere d’acquisto della moneta.

Questa è la definizione classica della deflazione. Tuttavia, come accade anche per l’inflazione, si definisce la deflazione con quello che, in realtà, è la conseguenza. Io preferisco un’altra definizione.

Deflazione definizione: una riduzione della massa di moneta in circolazione che genera un aumento del potere d’acquisto della moneta e, quindi, una riduzione del livello generale dei prezzi.

Politica deflazionistica e deflazione

Naturalmente il fenomeno monetario si lega strettamente con l’economia reale. In particolare, la forza/debolezza della domanda e la tecnologia produttività. Potremo quindi avere questi casi:

  1. Deflazione monetaria e inflazione dei prezzi: nonostante il calo/contenimento della moneta, i prezzi salgono. Generalmente questo accade per degli shock su materie prime, tensioni geopolitiche o tensioni sui salari.
  2. Deflazione monetaria e deflazione dei prezzi: calo/contenimento della moneta e, conseguentemente, calo/contenimento dei prezzi sia per fattori monetari, sia per via dell’aumento della produttività e una debolezza della domanda. E’ stato il caso dell’800 in piena Rivoluzione Industriale, quando il sistema monetario internazionale era ancora basato sul Gold Standard e ci fu, contestualmente, un notevole aumento della produttività e salari stabili/ridotti per via dei molti nuovi operai che lasciavano le campagne.
  3. Inflazione monetaria e deflazione dei prezzi: la moneta e il credito aumentano, ma la crescita dei prezzi resta contenuta. Questo grazie all’aumento della produttività e all’abbondanza di forza lavoro rispetto alla domanda. E’ un po’ la situazione che si è avuta in Europa nel secondo Dopoguerra, almeno fino alla fine degli anni ’50
  4. Inflazione monetaria e inflazione dei prezzi: è stata la situazione standard dal Dopoguerra ad oggi. Quantomeno da metà ’60 ad oggi, con intensità diversa. Aumentano moneta e credito, ma la manodopera non è più così abbondante e la tecnologia non progredisce in modo tale da bilanciare gli effetti dell’espansione monetaria.

Politica deflazionistica e deflazione da debito

Nel mondo odierno, quando parliamo di politica deflazionistica è molto importante osservare il volume di debito. In particolare, se c’è deflazione da debito.

Con il meccanismo della riserva frazionaria, l’espansione monetaria si amplifica nel sistema economico e finanziario tramite la concessione di credito da parte di banche e istituzioni finanziarie.

La politica creditizia delle banche, quindi, finisce per essere molto più importante della mera espansione decisa dalle banche centrali (che restano, comunque, i soggetti da cui origina l’espansione/contrazione).

Se il sistema bancario decide di ampliare il volume di credito, allora l’inflazione monetaria aumenta. Se decide di restringerlo, avremo una deflazione da debito.

Ci aspetta una politica deflazionistica?

La recente stretta della FED è, almeno a parole, dovuta alla paura di inflazione (che a livello reale è in crescita da almeno quattro/cinque anni ben oltre il tasso ufficiale).

Inflazione che, peraltro, è stata creata dalle stesse banche centrali quando iniettavano liquidità nel sistema.

Sebbene non sia da escludere che la politica deflazionistica contnuerà, non credo che questa situazione sarà sostenibile a lungo termine.

Sono convinto che quando la stretta monetaria inizierà a creare fallimenti, liquidazioni dei “cattivi investimenti” intrapresi negli anni passati grazie ai bassissimi interessi e il panico sui mercati finanziari, la “politica” chiamerà a rapporto Bernanke esattamente come fece nel 1987 (e più tardi a metà anni ’90) con Greenspan, facendogli capire che il governatore della FED deve fornire ciò che la massa vuole: denaro facile.

A quel punto dubito che Bernanke avrà la stessa “spina dorsale” che negli anni ’80 dimostrò Paul Volker. Del resto, Ben Bernanke in passato ha sostenuto la teoria della “helicopter money” per evitare la deflazione.

Il punto, però, è quanto durerà la politica deflazionistica e quali saranno gli effetti. Potrebbe passare del tempo prima che si torni nuovamenta alla politica inflazionistica. Ed in questo lasso di tempo, la liquidazione degli investimenti potrebbe continuare e con essa le cadute sui mercati. Soprattutto se la deflazione da debito amplificherà quella definita dalle banche centrali.

In questa fase, suggerisco quindi di aumentare (anche gradualmente) la liquidità nel vostro portafoglio e ridurre gli investimenti su azioni e commodity.

Alla fine di questa fase, la liquidità, il cui rendimento è piuttosto patetico, potrebbe avere un potere d’acquisto molto superiore rispetto ad oggi.

Buon investimento

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