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Oro, una corsa lunga 10 anni

Da oggi iniziamo una collaborazione con la sezione italiana di
BullionVault, uno degli operatori più importanti nel settore del
trading di oro fisico.

Molto spesso, in passato, a chi mi chiedeva come comprare oro fisico
ho suggerito di farlo tramite Bullion Vault, a mio avviso uno degli
operatori migliori per acquistare e detenere oro fisico ad un costo
basso.

Da oggi pubblicheremo, di tanto in tanto, dei contenuti editoriali
provenienti da Bullion Vault. Buona lettura.

Oro: una corsa lunga 10 anni

Di Adrian Ash – BullionVault

Gli anni dopo la crisi del 2008 hanno visto il prezzo dell’oro raddoppiare.
I titoli di giornale a questo riguardo si sono moltiplicati e di pari passo
gli investimenti in oro. La crisi nel frattempo, va avanti e muta. Non si
dimentichi però che dal 2001 al 2007 l’oro era già triplicato di valore: se
l’aumento di prezzo era da leggere come un allarme per quello che sarebbe
accaduto a breve, è lecito domandarsi cosa significhi il forte rialzo avvenuto
nel 2011 fino ad oggi.

Molti elementi sono stati chiamati in causa per spiegare il bull dell’oro
degli ultimi dieci anni: il prezzo stesso dell’oro, svalutato all’inizio della
scorsa decade, gli eventi destabilizzanti dell’undici settembre, lo scoppio
della bolla .com, la crescita del debito americano. Il prezzo dell’oro è oggi
ben al di sopra della media storica, sia come bene di consumo che come
investimento. Le presidenziali statunitensi del prossimo anno potrebbero vedere
l’oro come uno degli elementi politici chiave, proprio mentre alcune voci
chiedono (per quanto vanamente) che si ritorni al sistema aureo. Per il momento
l’oro rimane un fenomeno esclusivamente monetario, e non politico. Questo è
confermato dalla scarsa reazione del prezzo dell’oro nei momenti della crisi
in Ossezia, nel 2008, e durante la più recente Primavera araba.

In questa ottica si comprende l’influenza dell’annuncio delle Banche centrali
avvenuto nel 1999 con il quale si impegnavano a limitare le vendite complessive
di oro sui mercati ufficiali, e a dare un preavviso di quando sarebbe avvenuta
la vendita. Ricordiamo che le vendite delle Banche centrali europee sono state
per molti anni un’importante risorsa sul mercato internazionale dell’oro.

Per quanto riguarda la produzione, le industrie minerarie hanno raggiunto nel
2010 un record che ha raggiunto un solo precedente nel 2001. Fino all’anno
scorso la richiesta veniva quindi soddisfatta dai flussi provenienti dalla
raccolta di oro usato. La richiesta di oro fisico è in crescita sopratutto in
Asia, basti pensare che durante il 2010 la domanda combinata di Cina e India,
ovvero le due nazioni con la maggiore richiesta al mondo, è stata il doppio
della domanda combinata di Europa, Medio Oriente e Nord America. La crescita
economica nei due paesi asiatici spinge i privati a risparmiare: l’oro da
investimento, in proporzione agli altri strumenti di risparmio, ha più che
raddoppiato dal 2001, raggiungendo il 2%. Chiunque si aspetti una sorta di
goldmania tra gli investitori americani o europei, sta probabilmente guardando
nel continente sbagliato.

Già dal 2005, diversi analisti avevano previsto che la crescita dei salari
in Asia avrebbe modificato le abitudini di consumo e introdotto nuovi servizi
finanziari. Il ruolo dell’oro però non è cambiato: conserva un significato
religioso e simbolico profondo sopratutto nel subcontinente indiano, mentre
in Cina, dove non ha connotazioni strettamente religiose, è considerato un
acquisto di buon auspicio. La liberalizzazione del mercato dell’oro in Cina,
cominciata nel 2002 con l’apertura del Shanghai Gold Exchange, segna un passo
importante e dimostra che Pechino intende favorire la diversificazione dei
risparmi attraverso il metallo giallo. Si rimane in attesa dei dati delle
nuove acquisizioni della Banca Popolare Cinese, ma il consumo dei privati in
Cina è altrettanto importante, tanto che la domanda complessiva dei privati
in Cina negli ultimi due anni è pari alle riserve nazionali.

Per quanto molte ragioni per investire in oro possano essere differenti per
un risparmiatore orientale e occidentale, c’è un fattore critico in comune:
i rendimenti reali negativi dei conti correnti e risparmio. Gli interessi
offerti dalle banche sono anche il comune denominatore tra questo bull
dell’oro e quello degli anni ’70. Se i propri soldi perdono valore anno dopo
anno, ci si trova costretti a trovare qualcosa di più affidabile per
conservare il potere d’acquisto: l’alternativa ovvia è l’oro, grazie alla
sua tradizione di 5.000 anni come strumento per conservare intatto il valore
dei propri risparmi. L’appeal dell’oro cresce man mano che gli strumenti di
investimento basati sul debito si indeboliscono.

Due crolli dei mercati azionari, e lo scoppio della bolla immobiliare negli
Stati Uniti hanno aiutato l’oro a brillare ancora di più. Un ulteriore
elemento a favore è stato l’ingresso degli ETF, che ha reso estremamente
semplice l’esposizione al prezzo dell’oro, agevolando sopratutto i fondi di
investimento USA che non possono acquistare direttamente il metallo fisico.

L’affermazione che l’oro sia in una bolla circola almeno dal 2009, e da
allora il prezzo è salito di $1000 all’oncia. Se si considera l’andamento
del prezzo dell’oro dal punto di vista dell’analisi tecnica, si noterà che
il prezzo dell’oro non presenta movimenti straordinari. Durante gli ultimi
40 anni, la crescita anno su anno rimane comunque al di sotto della lettura
“2-sigma” che ha caratterizzato le principali bolle: quella del mercato
azionario in Giappone, quella del Nasdaq e la più recente che ha riguardato
il mercato immobiliare statunitense.

È bene ricordare che le porzioni dedicate all’oro nei portafogli di
investimento rimangono ai minimi storici, sopratutto se paragonate ai due
momenti di depressione economica del ventesimo secolo, quando preservare
il capitale (e non il profitto) divenne la priorità. A metà degli anni ’30
e a metà degli anni ’80 l’oro era rispettivamente un quinto e un quarto
della ricchezza finanziaria globale. Oggi siamo a circa il 4%. Negli Stati
Uniti la percentuale dell’ultimo decennio conta per circa l’1%.

In che modo le cose potrebbero cambiare durante il 2012? Tra il 1980 e il
2000 l’oro ha perso più dei 4/5 del potere d’acquisto, e ciò è avvenuto
nonostante l’inflazione crescesse di oltre il 10%. La differenza con la
situazione attuale era che i bond governativi USA pagavano in media un
ritorno reale del 4% e in Inghilterra i conti bancari garantivano rendimenti
in percentuali ancora più alte di quelle dell’inflazione. Ciò che ha fermato
la corsa dell’oro durante l’ultimo bull sembra quindi ancora molto lontano,
né lo scenario di crisi e incertezza che ha portato il prezzo ai livelli di
oggi sembra doversi sistemare nel prossimo futuro.

(Articolo già apparso sul Financial Times Advisor)

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