Le maggiori crisi finanziarie nella storia del secolo scorso: cosa ci insegnano?

crisi finanziaria

Sicuramente ti sarà capitato in questo periodo di leggere e sentire operatori e commentatori dei mercati finanziari che parlano di una possibile nuova crisi finanziaria.

Ma è probabile che ci sia una crisi ora?

Con un articolo in due parti, una oggi ed una lunedì, vedremo le maggiori crisi finanziarie nella storia e cercheremo di capire cosa possiamo imparare. Infine, vedremo se le condizioni attuali sono simili.

La prima delle crisi finanziarie nella storia: il 1907

Nell’America di inizio ‘900, capitalista, in mano a grandi finanzieri e senza organi di vigilanza, si generò una crisi finanziaria spaventosa nel 1907. Questa crisi originò con una speculazione sulla United Copper Company, realizzata con vendite allo scoperto. L’incapacità degli speculatori di adempiere ai loro impegni portò al fallimento di alcune compagnie e, come conseguenza, anche di banche, tra cui diverse che avevano preso in garanzia per finanziamenti le azioni della United Copper. Questo generò altri fallimenti a catena di banche e, soprattutto, società fiduciarie.

Nel periodo precedente proprio le fiduciarie e le banche avevano visto aumentare i loro asset ad un ritmo enormemente superiore al PIL. La frenesia per attrarre capitali, poi, aveva portato alcuni emittenti obbligazionari (tra cui la città di New York) ad alzare i tassi. In Europa anche la Banca d’Inghilterra alzò i tassi. Presto iniziarono le corse agli sportelli. La Borsa Americana perse quasi il 40% in pochissimo tempo e rimase a corto di liqudità.

Ciò che si venne a creare fu una vera e propria crisi di fiducia verso il sistema bancario e finanziario. In un mondo che si basava sulla moneta fiduciaria, praticamente mancò tutto.

Alla fine la fiducia fu ripristinata grazie all’intervento di JP Morgan, il più potente banchiere del tempo, che coordinò l’attività propria e di altri banchieri per fornire liquidità sufficiente alla Borsa. L’emergenza rientrò e la prima delle crisi finanziarie nella storia del ‘900 fu superata, con notevoli ripercussioni nell’economia reale. Il tutto portò alla creazione della FED.

La più grande delle crisi finanziarie nella storia: il 1929

Quellla del 1929 fu stata la più grande delle crisi finanziarie nella storia. Il periodo è anche noto come “Grande Depressione” e fu una crisi mondiale.

Il periodo precedente fu di grande boom economico e finanziario. Sia in Europa, sia soprattutto negli USA, ci fu una grande crescita, sviluppo ed investimenti nel settore automobilistico, petrolifero ed edile, con alta produttività grazie anche all’applicazione su vasta scala dell’organizzazione produttiva taylorista e fordista. Nel settore finanziario non c’erano limiti alla speculazione delle banche, delle fiduciarie e delle holding e i tassi erano stati tenuti artificialmente bassi. Tutto ciò portò ad un grande boom borsistico tra il 1924 e il 1929. L’euforia era alle stelle e tutti volevano partecipare alla ricchezza che la Borsa prometteva.

Progressivamente le cose cambiarono. Erano iniziate alcune politiche protezioniste da parte di alcuni gandi Paesi e alcuni debitori di guerra degli USA come UK, Francia e Italia, facevano fatica a ripagare i prestiti. L’offerta iniziò ad essere maggiore della domanda e si faticava a trovare sbocchi per la produzione. Infine, i tassi furono leggermente alzati, mettendo in difficoltà le operazioni a leva.

Iniziarono a fallire alcune imprese, poi alcune banche e alla fine arrivò di nuovo la corsa agli sportelli. Solo che questa volta la crisi ebbe effetti più devastanti rispetto al 1907. La disoccupazione aumentò vertiginosamente e si andò in deflazione per via della sovraproduzione. La crisi arrivò presto anche in Europa. La Borsa USA crollò per tre anni di fila, perdendo oltre l’80% del valore precedente la crisi.

La soluzione fu molto più lunga e complessa del 1907. Solo negli anni ’30 qualcosa iniziò a migliorare, ma effettivamente per una vera ripresa duratura bisognerà attendere l’inizio della Seconda Guerra Mondiale per gli USA e il Dopoguerra per l’Europa.

1974 – l’inflazione porta alla terza delle crisi finanziarie nella storia

La crisi del 1974 in Borsa ebbe motivi parzialmente diversi rispetto a quanto visto fino ad ora. Dopo il boom borsistico degli anni ’50 e ’60, le quotazioni erano piuttosto sostenute.

Negli anni ’70 c’era una crisi politica tra USA, Israele e mondo arabo che portò quest’ultimo a ridurre progressivamente l’esportazione di petrolio verso occidente. Il risultato fu un progressivo aumento del prezzo del greggio. A cascata, aumentarono anche commodity, salari e prezzi. In una parola, inflazione. L’inflazione arrivò a doppia cifra in gran parte del mondo occidentale e con essa anche i tassi di interesse aumentarono.

Quando i tassi furono molto allettanti, molti investitori passarono dall’equity all’obbligazionario. Quest’ultimo divenne competitivo anche rispetto ai progetti di investimento reali. Il risultato fu una caduta delle Borse ed una contrazione economica, da cui si uscì solo quando dai primi anni ’80 iniziò una lotta feroce all’inflazione tramite blocchi agli aumenti salariali, tassi sempre alti e diversificazione energetica.

Le altre crisi finanziarie nella storia del secolo scorso

Queste tre furono le crisi finanziarie maggiori.

Ce ne sono state poi altre tre minori e spesso locali che meritano di essere citate.

Crisi di Borsa del 1987

Dopo diversi anni di forte crescita borsistica, molte erano le operazioni a leva e gli investitori esposti sul mercato. Inoltre, negli anni ’80 si erano diffusi i primi trading system automatizzati tramite computer. Il 19 ottobre 1987 il mercato americano perse il 22% in un solo giorno, trascinandosi dietro gran parte dei listini mondiali, compresa Milano.

Per fortuna, il buon andamento dell’economia resero questo calo una sorta di “anomalia” e presto il Bull Market riprese vigore

Bolla giapponese

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Giappone era diventato una potenza economica mondiale. Tutto questo grazie alla grande organizzazione della produzione, l’aumento enorme della produttività e la conquista dei mercati esteri da parte delle imprese nazionali. Questo portò a notevole liquidità ed aumento dei prezzi di Borsa e immobiliari. Cosa che si accentuò dopo il 1987, quando le banche iniziarono a fornire prestiti a tassi molto bassi anche per attività speculative.

Nel 1991 la Banca del Giappone aumentò i tassi e presto le quotazioni iniziarono a scendere. Il Giappone, pur restando uno dei Paesi più ricchi al mondo, ancora oggi non è uscito del tutto dallo scoppio della bolla.

Crisi asiatica del 1997-1998

Negli anni ’70, ’80 e ’90 il Sud-Est asiatico era stata l’area a maggior crescita. In particolare crebbero le Tigri Asiatiche (Corea del Sud, Thailandia, Indonesia, Taiwan, Singapore, Filippine e Malesia). Tutto questo grazie anche a credito facile e i bassi tassi di interesse.

Le valute di questi Paesi erano ancorate al dollaro che sul finire degli anni ’90 si rivalutò notevolmente. Questo rese le economie di questi Paesi via via meno competitive e presto iniziò proprio una fuga di capitali verso il dollaro, mettendo in ginocchio i mercati azionari ed obbligazionari di questi Paesi. La “cura” del Fondo Monetario Internazionale, che impose forti aumenti dei tassi di interesse, secondo alcuni peggiorò la situazione. Nel corso degli anni, comunque, queste economie sono state in grado di recuperare terreno.

Prime conclusioni sulle crisi finanziarie nella storia

Vedete alcuni elementi comuni a queste crisi? Io sì, ne vedo diversi.

Ma prima di arrivare alle conclusioni finali ci mancano le crisi degli anni 2000. Per oggi, però, direi che è sufficiente così. Altre crisi le vedremo nel post di lunedì.

Buon investimento.

 

2 pensieri riguardo “Le maggiori crisi finanziarie nella storia del secolo scorso: cosa ci insegnano?

  • 21 ottobre 2017 in 21:11
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    Infatti in Italia sarà proprio cosi nel 2018.
    I PIR hanno tirato su un sacco di soldi per le imprese le quali produrranno un sacco, troppo per una domanda debole come la nostra, fatta di un popolo in forte disoccupazione economica, con salari sempre più bassi… chi riuscirà a comprare tutto ciò che verra prodotto ? Pochissimi di conseguenza le aziende non potranno restituire il capitale ottenuto con i PIR e da qui lo scoppio della bomba…
    E’ molto facile da intuire… cosi facile che mi sa che questa volta sia stata progettata a tavolino… in modo da ridurci alla fame per sempre.
    Grazie Stato Italiano. Ricordati che è una ruota. Oggi a me domani a te.
    Come per i mercati…
    Buon investimento a tutti.

  • 22 ottobre 2017 in 17:39
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    Buongiorno Roberto. Gran parte delle imprese che riceveranno i fondi dei PIR sono fortemente internazionalizzate e non vivono di mercato interno da anni. Quindi non è detto che questo sia un problema. E comunque la Borsa italiana è marginale a livello mondiale.

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