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I rischi del MES, quali problemi per l’Italia

rischi del MES

Nell’ultimo articolo ti ho parlato della storia e del funzionamento del MES. Questo per capire cosa ci ha portato alla situazione attuale e in cosa consiste la riforma di cui si sta parlando.

Oggi, però, ti parlerò di quali possono essere i rischi del MES. Ti prlerò, cioè, delel possibili conseguenze di questa riforma, in particolare per il nostro Paese.

In effetti, ci possono essere delle conseguenze non proprio positive per l’Italia e, in generale, anche per l’intero sistema finanziario europeo.

Rischi del MES: il punto della ristrutturazione del debito

Tra i punti cruciali del MES in generale e nella riforma in particolare c’è quello sulla ristrutturazione del debito.

Nel MES pre-riforma, come abbiamo visto, è previsto che chi chiede il sostegno al MES deve sottostare ad un piano che garantisca la sostenibilità del debito. Questo aspetto, però, era piuttosto soggettivo. I soggetti coinvolti nel giudizio e nell’elaborazione del programma avrebbero negoziato con il Paese interessato.

Ora questa cosa rimane, ma gli aspetti in questione diventano molto più oggettivi.

In primo luogo, viene stabilito che chiede il sostegno del MES deve avere i parametri economici in ordine. Tra questi parametri, il più importante è il debito/PIL nel limite del 60% stabilito dai trattati.

Chi non rientra in questo parametro, può subire la ristrutturazione del debito per rientrare nel parametro.

Durante il negoziato, i Paesi del Nord volevano inserire questa cosa come automatismo. Questo sarebbe stato un grosso problema. Perché molti Paesi e soprattutto l’Italia avrebbero potuto accedere solo a seguito di una pesante ristrutturazione del debito.

Questa cosa è stata scongiurata. Ma è indubbio che il fatto che sia stato proposto significa che è una misura che piace a qualcuno. E nell’ambito della valutazione del programma per l’accesso agli aiuti del MES, non è escluso che possa essere richiesto.

Più probabilmente, in realtà, sarà rafforzato il famoso piano di riduzione del debito/PIL di 1/20 l’anno per la differenza tra il rapporto attuale e il target del 60%.

Ristrutturazione e volatilità, il vero rischio della riforma del MES

Ma il vero problema, quello che anche il Presidente dell’ABI ha paventato, è che il meccanismo che dovrebbe garantire la stabilità finanziaria potrebbe in realtà generare volatilità.

Infatti, secondo te se un investitore sa che un titolo di stato ha un rischio ristrutturazione elevato, acquisterà questo titolo? Tendenzialmente no, oppure chiederà un premio per il rischio più alto. Il risultato è che gli spread addirittura aumenterebbero.

Non solo, ma non appena un Paese per qualche motivo avesse delle difficoltà e ci fosse anche solo una remota possibilità che occorra l’aiuto del MES, ecco che gli investitori scaricherebbero i titoli per il timore di subire una ristrutturazione.

Inoltre, il MES ha comunque risorse limitiate. E in un attacco speculativo, sapere questo di certo non aiuta a contenerlo. Per questo io sostengo che le funzioni del MES sono anche giuste in ottica di integrazione europea, ma sarebbe bene che fossero direttamente in capo alla BCE, senza bisogno di un soggetto ulteriore.

La BCE, avendo praticamente munizioni illimitate, farebbe veramente da dissuasore per la speculazione.

I rischi del MES per l’Italia

Venendo al nostro Paese, i rischi del MES sopra visti ovviamente si accentuano. Poiché il nostro debito/PIL naviga ora intorno al 135%, in caso di ricorso al MES nel migliore delle ipotesi sarebbe richiesto di ridurre il rapporto di circa il 3,75% ogni anno. Un valore davvero elevato e probabilmente non sostenibile.

Inoltre, nel caso in cui fosse veramente richiesta la ristrutturazione, questa potrebbe ammontare ad oltre il 50% del valore nominale. Con una riduzione del 50%, infatti, il rapporto passerebbe intorno al 67%. Comunque sopra il target del 60%.

Questo, ovviamente, è un grosso timore soprattutto per le banche. Se i prezzi dei BTP dovessero scendere rapidamente a fronte di un rischio di ricorso al MES, il sistema bancario subirebbe un vero e proprio crollo, visto che circa il 27% del debito pubblico è in mano alle banche nazionali. Poi, il 16% è detenuto da Banca d’Italia e il 19% da fondi e assicurazioni.

Questo vuol dire che, oltre alle banche nazionali, sarebbero a rischio anche i fondi pensione e le assicurazioni.

Non a caso, Patuanelli ha detto che se passerà questo MES le banche smetteranno di comprare titoli di stato.

Probabilmente una dichiarazione eccessiva, ma non c’è dubbio che le banche dovranno per forza diversificare la loro esposizione.

Del resto, l’Europa ha da diversi anni l’obiettivo di ridurre in ogni Paese il legame tra stato e sistema bancario nazionale. Questo per evitare che la crisi di uno di questi soggetti diventi automaticamente la crisi dell’altro.

MES e sistema bancario, altro rischio

Nella riforma del MES è previsto che questo possa intervenire se, in un Paese, il Fondo di Risoluzione non dovesse essere sufficiente a fronteggiare una crisi bancaria.

In questo caso il MES potrebbe intervenire a favore di un Paese fornendo le risorse per ricapitalizzare le banche in difficoltà.

Anche in questo caso, però, l’aiuto sarebbe verso il Paese e quindi ritornano tutte le problematiche dei punti precedenti per essere ammessi.

Di fatto, è vero che l’Italia avrebbe enormi problemi ad accedere a questo fondo. E’ anche vero che con il MES attuale le cose non sono molto diverse in termini di accesso. Però con la riforma effettivamente si potrebbe favorire la speculazione anziché ridurla. Questo è uno dei maggiori rischi del MES.

Del resto, come già ricordato nell’ultimo articolo, il nostro problema non è la riforma del MES. Il peccato originale è lingresso nell’euro con il parametro del debito molto lontano dal target definito.

Fino a che non si affronterà seriamente questo problema, la nostra posizione all’interno dell’euro e della UE sarà sempre molto debole nelle negoziazioni finanziarie. E quando si negozia, la parte debole non ha molto potere contrattuale.

Buon investimento.

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