Hai costruito un portafoglio anti-inflazione – EF report 66

Se la risposta alla domanda è no, in questo messaggio ti spiegherò perché devi
assolutamente farlo.

“I pochi analisti che hanno previsto la deflazione hanno sbagliato la previsione
per oltre 30 anni consecutivi, coloro che hanno previsto l’inflazione hanno
avuto ragione per oltre 30 anni consecutivi. Fai la tua scommessa”.

Questa frase apre un recente articolo di Gary North. Personalmente consider
o North uno dei più lucidi analisti/economisti americani e mondiali. Ed anche
questa volta, credo non sbagli quando dice che la deflazione è un fenomeno
alquanto improbabile. E ci sono precisi motivi economici per questo.

Uno dei trend più lunghi. Un trend che non termina mai.

Non è il mercato azionario, ne il petrolio.

Questo trend è proprio l’inflazione.

In primo luogo, occorre subito mettere i paletti. Nonostante la “terminologia
d’uso”, l’inflazione (deflazione) non è l’aumento (diminuzione) dei prezzi, ma
l’aumento (diminuzione) della quantità di moneta nel sistema economico.

Questo aumento (diminuzione) della moneta può provocare (e generalmente
provoca) l’aumento (diminuzione) dei prezzi.

Da tempo memorabile, le banche centrali (la FED su tutti) aumentano la
base monetaria, contribuendo di riflesso ad aumentare il livello dei prezzi.
I tassi di crescita degli ultimi decenni della base monetaria sono nell’ordine
del 7-8%, raggiungendo, per alcuni periodi, anche il 15%.

E’ ovvio che la produzione di beni e servizi non può, per ovvi limiti naturali,
raggiungere questi livelli di crescita.

Di conseguenza, i prezzi salgono.

Naturalmente l’aumento dei prezzi non è uniforme. Ci sono prodotti quali i
computer, gli elettrodomestici e anche alcune tipologie di abbigliamento che
sono prodotti in Asia (bassi costi di produzione) e prevedendo processi
produttivi capaci di accrescere la produzione ad un tasso persino superiore
a quello a cui si espande la base monetaria, di fatto questi prodotti calano di
prezzo.

Ci sono però altri beni e servizi la cui produzione può crescere solo a
tassi limitati
: tra questi abbiamo tutte le risorse naturali, le fonti di energia,
nonché i vari servizi “locali” (idraulici, ristoranti, meccanici e simili).

Questo è il principale motivo per cui ci sono stati i famosi “rincari”, non perché
non ci sono stati i dovuti controlli come è stato più volte detto. Ma di questi
rincari, veramente poco si è trasformato in maggiori profitti per i commercianti,
poiché gran parte è stato assorbito da maggiori costi per gli immobili, per
l’energia e per le varie tariffe pubbliche.

Chi si avvantaggia.

Questo “intervento” delle banche centrali ha effetti diversi sulle diverse categorie.
Quando la banca centrale crea nuova moneta, passa un po’ di tempo prima che
la nuova liquidità finisca effettivamente nel sistema e quindi prima che si riversi
sui prezzi di beni, servizi e assets.

Di conseguenza, i primi che ricevono il nuovo denaro possono comprare/investire
a prezzi non ancora inflazionati. Chi sono i primi? Lo Stato, che prima emette titoli
di debito e solo poi acquista beni e servizi e paga stipendi. E le banche, nei cui
conti viene inizialmente depositata la nuova moneta, usata poi per fare finanziamenti
ottenendo spesso garanzie su beni “reali” che si rivalutano per effetto dell’inflazione
monetaria.

Chi sono invece gli ultimi? Ovviamente tutti gli stipendiati o i pensionati. E per
effetto dei prezzi aumentati chi trae vantaggio? Naturalmente i “debitori”

E chi è, dovunque, il soggetto più indebitato? Ovviamente gli Stati
nazionali.


Viceversa i creditori sono coloro che “perdono” e generalmente i
creditori sono i “risparmiatori” che finanziano con i loro risparmi
i governi e le imprese.

Un ambiente con deflazione avvantaggerebbe i titolari di redditi fissi e i
risparmiatori, mentre creerebbe serie difficoltà ai governi, che vedrebbero
ridursi la loro capacità di spesa, e quindi alle banche. Poiché le banche centrali
sono ovunque o soggetti pubblici o soggetti privati in cui banche e governo
hanno “potere”, è alquanto improbabile una loro azione operativa che vada a
“ledere” gli interessi di banche e governi.

Come proteggersi e trarre vantaggio. Sapendo tutto questo, ci sono una serie
di investimenti in grado di proteggervi da questa azione delle banche centrali:

1. Immobili: crescono da sempre proprio per effetto dell’espansione monetaria.
Tuttavia, se il cittadino medio avrà sempre più difficoltà a permettersi un immobile,
questo si ripercuoterà sui prezzi. In seguito alla “folle corsa” di questi anni sul
residenziale, sarebbe preferibile orientarsi su commerciale, uffici e, per chi può
permetterselo, acquisti diretti di terreni agricoli.

2. Oro: come già detto più volte questa è la vera moneta, quella che nel tempo,
quando ancora non esistevano banche centrali, è stata scelta dall’uomo come
“sua” moneta preferita. Più dollari, euro, yen e altre monete cartacee ci saranno
in circolazione, più l’oro aumenterà di valore nei loro confronti.

3. Energia: questa è la vera nuova “frontiera”. L’uomo può rinunciare a tutto in
caso di ristrettezze economiche, ma non al cibo e all’energia. Dal petrolio all’uranio,
dal gas all’etanolo e al carbone, tutto ciò che serve per produrre energia è destinato
ad apprezzarsi. Più le banche centrali stamperanno moneta, più le risorse che
servono a produrre energia (risorse finite) si apprezzeranno nei confronti delle
diverse valute.

 

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