Discesa del petrolio: conseguenze ed opportunità

Quali sono state le conseguenze della discesa del petrolio?

Il greggio è sceso recentemente a 45$ al barile. Il livello più basso da 6 anni a questa parte ed un livello che sicuramente pochi immaginavano. Addirittura oggi alcuni uffici studi come quello di Bank of America vedono il greggio poter arrivare fino a 32$.

Naturalmente queste previsioni lasciano il tempo che trovano, dato che nessuno sa come potrà evolvere la situazione da qui in avanti. Quello che però possiamo vedere sono le conseguenze che già oggi stiamo osservando con il prezzo a 45$

Di seguito provo a fare un breve sommaro delle più importanti:

1 – Crisi e fallimenti nel settore shale oil: questa tecnologia richiede un prezzo del petrolio piuttosto alto per poter essere competitiva con il greggio tradizionale. Le società del settore, soprattutto americane, sono state poi fortemente finanziate dal settore bancario. Sarà importante vedere quali saranno le conseguenze anche per tale settore se e quando il numero di fallimenti inizierà a crescere.

2 – Difficoltà del settore delle energie rinnovabili: in molti Paesi gli incentivi alle rinnovabili sono stati tagliati e questo anche perché le nuove tecnologie (come ad esempio nel settore fotovoltaico) stavano diventando via via più competitive, arrivando quasi a pareggiare il costo di produzione con le fonti fossili. Questo tuttavia stava avvenendo con un petrolio a 80-90$. Con un petrolio a 45$, la rincorsa molto probabilmente dovrà continuare. Sotto questo aspetto, le rinnovabili al momento sono il comparto tra i più a rischio per via del basso prezzo del petrolio. E’ anche per questo che nel nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento al momento non siamo investiti in nulla che abbia a che fare con il settore rinnovabile.

3 – Recupero della competitività produttiva di Europa e Giappone: naturalmente non tutte le conseguenze sono negative. Aree come Europa e Giappone, che hanno alta capacità manifatturiera ma disponibilità di petrolio molto scarsa, avranno benefici da un prezzo ridotto, perché le importazioni costeranno meno.

Perché il petrolio è sceso così tanto?

Ovviamente una delle cose più importanti è capire perché il petrolio sia sceso. Solo così si possono fare dei tentativi di capire come può evolvere la situazione.

Sfortunatamente, le cose non sono così facili. Sicuramente il greggio è sceso perché l’offerta ora supera la domanda e questo sia a causa della crisi molto forte in alcuni Paesi manifatturieri (Italia ad esempio) o del rallentamento della crescita in alcuni Paesi Emergenti, sia per la maggiore efficienza energetica e, come dicevamo, l’uso di fonti rinnovabili alternative. A fronte di questo, l’offerta in questi anni è cresciuta perché l’aumento prezzo dell’ultimo quindicennio ha fatto aumentare gli investimenti nel settore e quindi la produuzione.

Ma la repentinità del calo lascia supporre che anche i mercati finanziari abbiano spinto al ribasso.

In ogni caso, queste considerazioni ci permettono di fare alcune analisi

Dove investire e cosa evitare nel settore petrolifero

Nelle ultime settimane ho ricevuto diverse richieste dai miei abbonati se non fosse il caso di investire in ETC petroliferi.

La mia risposta è sempre stata NO, perché al di là delle considerazioni sul petrolio, questi strumenti non replicano il petrolio fisico, bensì hanno come sottostante il future sul greggio. E i costi della gestione di questi strumenti (roll-over e altri) portano spesso l’ETC ad avere un rendimento netto diverso ed inferiore rispetto a quello del greggio “fisico”.

Dove si può investire, quindi?

A mio avviso, la cosa migliore per chi vuole investire nel petrolio ora è farlo tramite le big corporation. Società come Exxon o Chevron saranno le maggiori beneficiarie di questo basso prezzo del petrolio.

Infatti, mentre le small cap del settore, quelle che hanno magari operations concentrate in un solo Paese o in una sola area e che hanno una struttura finanziaria fortemente composta da capitale di debito, saranno quelle che pagheranno di più. Spesso, i business plan di quesste aziende sono sostenibili con prezzi del greggio a 80-90$. Magari possono andare a break-even con un prezzo a 60$. Ma a 50$, 45$ o meno, saranno poche quelle che riusciranno ad andare in parità o in profitto.

Al contrario, le grandi corporation hanno in primo luogo operations iniziate anche 10-15 anni fa, quando il prezzo era molto più basso, e che quindi sono ampiamente profittevoli con questi prezzi. In secondo luogo, molti investimenti meno recenti hanno ora estinto il capitale di debito e quindi tutti gli utili operativi, anche se in ridimensinamento o bassi, sono comunque cash flow fresco per queste aziende.

Ancora, le Big-Oil hanno attività dove spesso il costo di estrazione è inferiore rispetto a quello dei Paesi Occidentali (come ad esempio nel Mare del Nord). Infine, queste corporations accedono molto più facilmente al mercato finanziario e a costi più bassi.

Il risultato è che il basso prezzo metterà in difficoltà le small cap o le aziende dello shale. E le loro operations, nel tempo, potranno essere acquisite delle Big del settore.

Ovviamente qui non sto parlando di investire ora nelle Big-Oil. Infatti, il trend al momento non è positivo e prima di investire nel settore vorrei vedere un cambio della situazione. Tuttavia, quando questo accadrà, a mio avviso il modo più sicuro per investire nel settore sarà tramite qualche ETF contenente le maggiori corporations al mondo.

3 pensieri riguardo “Discesa del petrolio: conseguenze ed opportunità

  • 11 febbraio 2015 in 15:05
    Permalink

    Gli USA hanno utilizzato tecniche di estrazione piu’ efficaci e perfezionate per cui e’ aumentata la loro produzione di petrolio e gas facendoli sganciare progressivamente dalla “dipendenza” ed importazione dell’oro nero (rivoluzione energetica).
    Qui sono state anche utilizzate maggiormente le fonti rinnovabili. Questo ha fatto scendere le quotazioni sui mercati internazionali ed a cascata e’ calata l’inflazione in molti paesi soprattutto in Europa.
    Il trend al rialzo si e’ quindi invertito e capire quando si fermera’ mi sembra molto difficile.

    Giginvestitoreconsapevole
    jinny@libero.it

  • 27 febbraio 2015 in 22:22
    Permalink

    Non replica il Brent ma comunque un future sul Brent. Anche se si parla di ottimizzazione del roll-over, comunque è esposto allo stesso, così come agli effetti del contango.

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