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Bassi tassi di interesse anche nel 2021?

bassi tassi

La vittoria dei democratici in Usa ha avuto effetti positivi sulle Borse, che proseguono la corsa al rialzo. Questa cosa, come ormai ben sappiamo, è strettamente collegata alle scelte di politica monetaria.

Infatti, fino a che i tassi restano così bassi è naturale che la liquidità si riversi sull’azionario. I tassi bassi non lasciano alternative all’investimento in azioni.

Dopo la vittoria dei democratici però, il rendimento del Tesoro a 10 anni di riferimento si è spostato sopra l’1,0% per la prima volta da marzo 2020. Ciò è stato guidato dalle aspettative che le elezioni del Senato in Georgia spianino la strada a stimoli fiscali ancora maggiori, che alla fine dovranno essere finanziati da più emissioni obbligazionarie.

In generale, tenendo conto il livello minimo dei rendimenti, in molti sono convinti che i rendimenti non possano che salire.

Però questa visione potrebbe essere fuorviante.

Bassi tassi e maggiori emissioni di bond sono compatibili?

Una maggiore offerta di obbligazioni non si deve per forza accompagnare a rendimenti crescenti. Non ci sono però prove che l’offerta faccia aumentare i rendimenti. L’associazione tra aumento del debito e livelli di rendimento è stata prevalentemente opposta negli ultimi due decenni. Più debito è stato perfettamente coerente con rendimenti inferiori in tutti i principali mercati sviluppati e persino in alcuni dei mercati emergenti.

Questo perchè bisogna considerare anche l’altra faccia della medaglia e cioè la domanda di titoli. Se la domanda è molto elevata, allora la maggiore offerta sarà assorbita facilmente senza che sia necessario aumentare i rendimenti.

Questo è esattamente quello che è successo. La forte espansione di liquidità delle Banche Centrali ha raggiunto solo parzialmente l’economia reale. Gran parte di questa liquidità è rimasta impiegata sui mercati finanziari e in particolare investita in bond.

Bassi tassi per salvare e sostenere le economie nazionali

Molti Paesi hanno oggi livelli cumulati di debito pubblico più privato da tre a quattro volte il prodotto interno lordo.

Un piccolo movimento al rialzo dei tassi di interesse ha oggi un impatto maggiore rispetto ai cicli passati. I maggiori costi per il servizio del debito deviano il flusso di cassa dagli investimenti e dai consumi, pregiudicando la crescita.

Le Banche Centrali sanno che l’eccesso di debito può essere un ostacolo alla crescita futura dell’economia. Ora la Fed e altre Banche Centrali capiscono che l’economia fa più fatica a fronteggiare alti tassi di interesse, a causa dell’eccesso di debito.

Un aumento dei tassi di 1 punto percentuale, oggi, potrebbe avere lo stesso impatto che aveva un aumento di 3 a 4 punti 20 anni fa.

L’aumento dei tassi non è una scelta da prendere a cuor leggero, proprio per via della mole esagerata di debito creato.

Questo a riprova del fatto che l’elevata offerta di debito abbia in realtà portato a bassi tassi, fino ad andare in negativo.

Oggi abbiamo Paesi che non riuscirebbero a sostenere oneri più elevati sul debito. E non parliamo solo di Paesi con alto debito pubblico come l’Italia. Questi sono solo i Paesi dove la problematica è più evidente. Ma anche dove ci sono alti livelli di debito privato il servizio del debito con tassi più alti rischierebbe di drenare una parte troppo alta di risorse.

I bassi tassi sono un obiettivo chiaro delle Banche Centrali

La Fed si è espressa chiaramente ed ha cambiato la sua strategia per concentrarsi sulle indicazioni future sui tassi ufficiali e sull’obiettivo di inflazione media.

La Fed dice che resterà in attesa fino al 2023. Per il 2021, invece, i tassi bassi saranno la norma. Ci si aspetta addirittura di mantenere i tassi vicini allo zero per tre anni o più.

Dopo comunicazioni del genere, un aumento del cambio di rotta prima del previsto porterebbe probabilmente effetti nefasti improvvisi sulle quotazioni di bond e azioni.

Ci vorrà, in altri termini, un forte cambio di scenario perché la Fed torni a fare marcia indietro su questo impegno.

Sarà quindi possibile una riduzione degli acquisti da parte della Fed, ma in maniera molto molto dilazionata.

Demografia, tecnologia e bassi tassi di interesse

Alcuni analisti sostengono inoltre che vi siano altri elementi a gravare parecchio sul futuro andamento dei tassi.

Oltre all’eccesso di debito che grava sulla crescita futura, ci sono una serie di tendenze che non scompariranno improvvisamente.

Ad esempio, l’invecchiamento della popolazione richiede maggiori risparmi. Ciò spingerà più denaro nei mercati obbligazionari, deprimendo i rendimenti. Maggiori risparmi significano anche una minore spinta ai consumi per l’economia.

E il cambiamento tecnologico continuerà ad avere un impatto deflazionistico.

Conclusioni: i bassi tassi potrebbero essere il “new normal”

Sembra chiaro che questa situazione di anestesia generale dei tassi sia dovuta a motivi di forza maggiore.

Motivi per i quali non è ancora stata individuata una soluzione definitiva di uscita.

Questa situazione impone alle autorità monetarie ed economiche di mantenere questa situazione in attesa di capire come comportarsi senza creare conseguenze troppo pesanti per l’economia.

E’ evidente che la situazione non è semplice, è un’era economica nuova, se vogliamo essere sinceri, in cui gli strumenti classici di politica economica e monetaria permettono solamente di prendere tempo, ma che non sono più sufficienti da sole a risolvere un problema divenuto globale.

Come è capitato nella storia, la formula magica che permetta di uscirne indenni non esiste.  Per ora, però, il “new normal” sembra proprio essere questa situazione di bassi tassi, persino tassi negativi.

Noi non possiamo prevedere il futuro e sapere cosa succederà. Possiamo, però, prepararci al meglio impostando una strategia di investimento solida e valida, capace di adattarsi alle diverse situazioni di mercato. Se vuoi imparare a farlo, il punto di partenza è il nostro Corso Gratuito in 7 email INVESTITORE SMART.

Buon investimento.

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