Siamo già in stagflazione? – EF Report 205

Nelle ultime settimane si stanno facendo sempre più forti le voci di
un rischio recessione alle porte negli USA e, di riflesso, nel resto del mondo.

Complici la crisi immobiliare e la recente debolezza dei mercati azionari,
sono ormai molti gli indizi che ci si sta avviando verso la recessione.

Inoltre, in questa seconda metà dell’anno, stiamo assistendo all’aumento
del petrolio e anche delle altre materie prime, come quelle agricole e i
metalli industriali. Questa è, sostanzialmente, inflazione. Lo testimonia anche
l’oro, che come abbiamo detto più volte è il miglior indicatore che indica che
c’è inflazione dei prezzi.

Dunque, abbiamo inflazione dei prezzi e rischio recessione. Combinati insieme,
questi due fenomeni generano la così detta stagflazione, probabilmente la
peggiore situazione esistente in campo economico.

Siamo in stagflazione in questo momento? Per capirlo, facciamo una comparazione
con la situazione degli anni ’70, quando il mondo visse questo fenomeno.

Allora avevamo un forte aumento del prezzo del petrolio, dovuto soprattutto a
problemi politici. A questo si accompagnò un’inflazione più elevata, un
aumento della disoccupazione e minore crescita economica.

Ed oggi?

Il prezzo del petrolio è aumentato. E anche molti altri prezzi sono aumentati,
sia quelli al consumo che quelli alla produzione.

Inoltre, stiamo senza dubbio assistendo ad un rallentamento economico. Gli
USA hanno messo a segno incrementi del PIL via via più bassi e molti
sostengono che se l’inflazione non fosse sottostimata, già oggi avremo dei
trimestri negativi o quasi. Anche l’Europa, dopo un anno piuttosto buono, sta
iniziando a rivedere verso il basso le prospettive di crescita.

Quello che ancora ci distingue dalla situazione degli anni ’70 è la disoccupazione
molto più bassa e addirittura in molti casi in sostanziale diminuzione. Tuttavia,
considerando che il potere di acquisto degli stipendi è fortemente diminuito
rispetto al passato (e questo non solo in Italia), probabilmente questa minore
disoccupazione può essere sostanzialmente giustificata da mercati del lavoro
più liberi e dove il costo del fattore lavoro si è ridotto.

Sostanzialmente non credo che siamo già arrivati alla stagflazione. Quando
come negli anni ’70 i lavoratori riusciranno a far passare completamente
gli aumenti del costo della vita reale sui loro stipendi, allora sì che avremo
stagflazione.

Per ora il basso costo del lavoro dei paesi emergenti aiuta ad evitare la
stagflazione, ma già stiamo assistendo ad una certa pressione sui salari
anche in questi paesi.

Come investire durante la stagflazione.

La stagflazione non è un ambiente facile per investire. Le società hanno
costi più alti per via dell’inflazione e non riescono a trasferire completamente
questi aumenti dei costi sui prezzi perché la bassa crescita economica
spinge ad una certa competizione. Non che i prezzi non crescano, ma man
mano che passa il tempo le imprese hanno sempre più difficoltà ad alzare
i prezzi. Gli utili diminuiscono. In sostanza, le azioni non sono particolarmente
indicate.

Anche i titoli a reddito fisso perdono valore perché capitale e cedole
sono “erose” dall’inflazione.

Negli anni ’70, altro periodo di inflazione, i migliori investimenti sono stati
oro, petrolio e altri asset reali.

Probabilmente anche questa volta dovremo cercare lì per trovare i migliori
investimenti. E per la parte più tranquilla del portafoglio, i titoli legati all’inflazione
sono da preferire rispetto ai titoli obbligazionari tradizionali.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!

  • Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
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Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…

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