Quando è troppo è troppo… – EF Report 249

Non passa giorno che stampa e siti
internet non scrivano dell’aumento delle
quotazioni del prezzo del petrolio.

Il petrolio è stato in questo 2008 senza
dubbio il miglior investimento, con una
crescita ben superiore al 20% e tutto
questo dopo che nel 2007 era già cresciuto
del 100% circa.

Ci sono alcune considerazioni che abbiamo
già fatto in passato e che, molto sommariamente,
è utile ricordare per capire il perché di questo
aumento.

1 – La legge della domanda ed offerta è favorevole
al petrolio. In passato abbiamo visto molte bolle
dove ad essere premiati erano business privi
di fondamento economico. Ad esempio, durante
la bolla internet a fianco di una Microsoft o Yahoo
c’erano centinaia di società che offrivano servizi
che in teoria dovevano rivoluzionare lo stile di
vita, ma che poi in pratica erano servizi che nessuno
chiedeva e del tutto superflui. Recentemente, durante
la bolla finanziaria/immobiliare, sono state premiate
società che poggiavano esclusivamente sul denaro
facilmente reperibile e che sarebbero franate non
appena il credito si fosse rarefatto (come poi è
accaduto). Nel caso del petrolio, stiamo parlando
invece della linfa dell’economia mondiale. Senza
petrolio molte cose date oggi per scontate sarebbero
impossibili. E con Cina ed India che chiedono di partecipare
al banchetto mondiale, la domanda è cresciuta molto.
Per contro, l’offerta non aumenta semplicemente
facendo qualche software informatico duplicabile
all’infinito, ne negoziando finanziamenti. Occorre
esplorare, costruire, progettare, estrarre, trasportare,
raffinare. In altri termini, ci vuole tempo. Nel breve
periodo, l’offerta è quasi fissa.

2 – Dire che il petrolio aumenta di prezzo significa che si
apprezza contro qualcosa. Questo qualcosa sono le
valute cartacee (prevalentemente il dollaro). Se la
seconda parte dell’equazione si svaluta, ogni unità
monetaria comprerà meno unità reali. In altri termini
dire che il petrolio si apprezza è solo un altro modo
per dire che la moneta si deprezza. E con l’espansione
monetaria continua, questa cosa non è destinata a
risolvesi a breve.

3 – Nessuna alternativa a bassi prezzi. Io non sono
un tecnico energetico, ma leggendo e ascoltando
pareri di chi è più esperto sento dire che ci sono,
per alcune applicazioni, diverse alternative al petrolio
che sono anche economicamente valide. Dall’eolico
al solare/fotovoltaico, passando per carbone e nucleare.
Il problema è che queste alternative diventano
economicamente valide solo se il petrolio resta
elevato. Sento dire almeno dai 70-80$ in su.

Fatte queste puntualizzazioni, è ora il caso di
valutare se, nonostante tutto, questi rialzi non
siano eccessivi.

A mio avviso sì. Il petrolio è in trend rialzista
di lungo periodo e sicuramente è destinato
a crescere ancora. Fino a 150$, fino a 200$,
forse anche di più. Ma sono i tempi del rialzo
che mi lasciano perplesso. Sta avvenendo tutto
troppo rapidamente e troppo in fretta. La relazione
tra domanda ed offerta non è peggiorata molto
rispetto a qualche anno fa quando ci trovavamo
a 50$-60$.

Recentemente il petrolio ha accelerato la sua
ascesa ed ora il suo grafico sta assumendo la
forma della parte destra di una parabola ascendente.
Questo genere di figura, spesso, si conclude con
uno storno rapido e violento. Il fatto che anche
Goldman Sachs preveda ora un petrolio a 200$,
mi toglie ogni dubbio sulla conclusione che ora è meglio
non eccedere negli investimenti petroliferi. Se
anche loro lo dicono, tutti gli operatori saranno già
posizionati.

Al momento, nel portafoglio del nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento
suggeriamo un 10% del portafoglio su investimenti
legati all’energia, dopo che in passato siamo stati
investiti al 20% ed oltre. Se avremo la correzione,
potremo avere l’occasione per incrementare
a prezzi più favorevoli, perché il trend di lungo
periodo resta positivo. Ma per ora, meglio non
toccare questa classe di investimento.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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  • Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
    Italia, Europa ed USA.
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Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…

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