La crescita senza fine del petrolio – EF Report 189

Il miglior luogo dove tenere i propri soldi negli ultimi mesi è senza dubbio
il petrolio.

L’oro nero ha recentemente messo a segno un rialzo a due cifre, superando
come rendimento i principali mercati azionari.

Senza dubbio, le tensioni internazionali che si sono sviluppate in questi mesi
hanno contribuito a far aumentare il prezzo del petrolio. La Turchia che
vuole attaccare i curdi nel Nord Iraq, la rinnovata tensione tra USA e Russia
e il sempre presente terrorismo internazionale sono solo alcuni dei fatti
che hanno contribuito a tenere alto il prezzo del barile.

Mentre questo aspetto incide nei movimenti di breve periodo, non possiamo
ignorare il fatto che il rapporto tra domanda ed offerta, elemento che nel
lungo termine determina il prezzo del greggio, vede una sempre maggiore
domanda a fronte di un’offerta che difficilmente potrà aumentare.

I sostenitori del “peak oil” ritengono che la produzione ha già raggiunto il
suo picco ed ora si andrà pian piano riducendo. Io non so se questo è
vero, però credo nel peak oil. Se non abbiamo raggiunto il picco, di certo
non siamo lontani.

Attenzione. Raggiungere il picco di produzione non significa che da domani
non avremo più petrolio. Significa semplicemente che da domani la
disponibilità sarà solo un po’ meno, dopodomani sarà ancora un po’ meno
e così via.

Questo inciderà sul prezzo.

Di petrolio ne abbiamo in abbondanza. Forse potrebbe bastare ancora per
qualche generazione. Ma è e sarà sempre più difficile estrarlo. Bisognerà
andare a trivellare sul mare, nelle zone artiche, o nei giacimenti esistenti
sempre più in profondità.

Aumenteranno i costi delle trivellazioni e di conseguenza aumenterà sempre
di più il prezzo.

Infine, la domanda non è destinata a diminuire a breve. La forte industrializzazione
di Cina ed India crea una grossa pressione sulla domanda. Alcuni sottolineano
che la Cina, ad esempio, consuma solo il 7% del totale mondiale, mentre ad esempio
gli USA arrivano ad oltre il 20%. Queste persone sostengono che spiegare la
crescita del prezzo per via della Cina è sbagliato perché in fondo il 7% non
è poi molto.

Io credo invece che questo peggiori ancora la situazione. Se un paese con
oltre un miliardo di abitanti consuma un terzo degli USA, è ovvio che man
mano che il tenore di vita cinese aumenterà anche il consumo aumenterà fino a
raggiungere e superare i consumi americani.

Le nuove fonti energetiche, in particolare il nucleare, aiuteranno ad evitare un
aumento eccessivo del consumo totale di petrolio, ma non potranno certo
far miracoli. Almeno non nell’immediato.

Per questo motivo, il petrolio deve essere una componente del vostro
portafoglio. All’interno di Trend e Strategie di Investimento investiamo in
petrolio il 10% del nostro portafoglio tramite l’ETC Crude Oil (CRUD.MI).
Questo ETC è in crescita del 24% dal primo inserimento, avvenuto a
fine giugno. Un altro 10% è investito in azioni petrolifere.

Complessivamente, il 20% del nostro portafoglio premium è investito in
strumenti legati al petrolio. Negli ultimi mesi, questi investimenti sono stati
tra i meglio performanti.

Dopo tanta corsa, nel breve potrebbe esserci una correzione, ma a mio avviso
questo potrebbe essere non l’inizio di un “reverse”, ma un’occasione di
accumulazione.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!

  • Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
    Italia, Europa ed USA.
  • L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
  • Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
  • La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.

Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…

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