Investire seguendo il ciclo – EF Report 71

L’investimento basato sul “ciclo” di lungo termine è una delle cose che
personalmente mi lasciano più affascinato.

All’inizio di un determinato periodo ci sono degli investimenti che nel periodo
precedente hanno fatto molto male mentre altri sono cresciuti esponenzialmente.

E’ chiaro che sono questi ultimi ad essere particolarmente amati. Nel 1999,
chiunque non parlasse di net-stocks e new economy era considerato “fuori dal
mondo”. E mentre nuovi guru nascevano come funghi, vecchi analisti un tempo
considerati degli “oracoli” come Warren Buffet furono mandati virtualmente in
pensione.

Naturalmente, in questi primi anni del nuovo millennio le “dot.com” sono crollate
mentre investimenti che per tutti gli anni ’90 praticamente non esistevano come
oro e petrolio sono diventati il nuovo “eldorado”.

Nel 1929, praticamente tutti volevano detenere azioni e lo slogan “chiunque
dovrebbe essere ricco” era molto frequente in America. Il mercato crollò e
fino alla fine degli anni ’30 l’indice non tornò al livello pre-crollo. Inoltre, fino
al 1947 l’indice non guadagnò sostanzialmente nulla (anche se con una certa
oscillazione). A quel punto, nessuno voleva avere più niente a che fare con le
azioni ed esse ripartirono, con l’indice Dow Jones che nel 1965 faceva segnare
un aumento del 500% rispetto al 1947.

Negli anni successivi l’indice si fermò, per poi iniziare a declinare per tutti gli
anni ’70. Dal 1965 al 1982 l’indice guadagnò solo l’1% (in 18 anni). Dall’82
al 2000 un nuovo mercato toro nel mercato azionario prese il via, fino agli
eccessi di fine millennio (Fonte: Bonner W. e Wigging A., Financial Reckoning
Day, pubblicato nel 2003, integrato con fonti varie).

I più attenti avranno notato che ogni ciclo è durato circa 18 anni (dal ’29
al ’47, dal ’47 al ’65, dal ’65 all’82, dall’82 al 2000). Questo significa che fino al
2018 circa, il mercato azionario, almeno quello americano che comunque
influenza anche tutti gli altri, non dovrebbe regalarci grandi performance.

Ma gli investimenti che invece sono stati dimenticati nell’ultimo ciclo possono
regalarci grandi soddisfazioni. Si tratta di quegli investimenti che performarono
bene durante gli anni ’70, divenuti “mania” nel pieno del loro “mercato toro” e
che si sono poi “sgonfiati” durante gli anni ’80 e ’90.

Questa è la lista dei migliori investimenti del periodo 1970-1980:

Performance, Giugno 1970-1980
Petrolio 1,866%
Oro 1,458%
U.S. coins 1,053%
Argento 739%
Francobolli 619%
Ceramiche cinesi 607%
Diamanti 315%
U.S. farmland 271%
Old masters’ paintings 242%
Housing 164%
Titoli inflation linked 110%
Titoli di stato 110%
Valute estere 102%
Obbligazioni 89%
Azioni 81%
Fonte: Tomorrow’s Gold, di Marc Faber

Qualcuno potrebbe iniziare a sorprendersi di come i migliori investimenti sono,
guarda caso, quelli che hanno fatto meglio dal 2000 ad oggi: petrolio, oro,
argento,immobili, solo per citarne alcuni.

Ma mentre alcuni investimenti come gli immobili sono andati ben oltre
il rendimento realizzato nel decennio 1970-1980, altri sono solo all’inizio.

Il petrolio è cresciuto circa del 350% e se anche non dovesse raggiungere
il +1866% del precedente periodo c’è ancora molto spazio. Lo stesso discorso
vale per oro e argento.

Se sei un investitore interessato ai trend di lungo termine, oro, energia e
argento sono i settori che possono regalare le migliori soddisfazioni, senza
bisogno di esporsi nelle ceramiche cinesi o nei francobolli.

 

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