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Un mese negativo per Treasury e bond globali

Treasury

Il mercato dei titoli di Stato statunitensi sta vivendo il suo mese peggiore dal 2016 ad oggi. Questo principalmente perché l’inflazione elevata spinge la Federal Reserve a ritirare in modo aggressivo lo stimolo monetario dall’economia.

L’aumento dei rendimenti ha provocato un calo dei controvalori obbligazionari. Il rendimento del decennale americano di riferimento a marzo si è alzato di  0,48 punti percentuali, arrivando al al 2,3%. Il livello più alto da maggio 2019.

Un aumento dei rendimenti di tale portata è stato registrato l’ultima volta a novembre 2016. E le cose non sembrano destinate a migliorare.

Treasury, aspettative su tassi ed inflazione

I rendimenti dei Treasury sono aumentati sulla scia delle aspettative di una maggiore crescita economica degli Stati Uniti e, appunto, del pericolo inflattivo.

Gli esperti iniziano ormai all’unanimità a vedere l’inflazione come un pericolo persistente e tali opinioni sono state alimentate ancor di più nell’ultimo mese dall’invasione russa dell’Ucraina e dal suo potenziale di limitare la fornitura di petrolio e altre materie prime chiave.

L’aumento dei prezzi di beni e servizi ha spinto la Fed la scorsa settimana ad attuare il primo aumento dei tassi di interesse dal 2018 e i trader ora scommettono che la banca centrale li aumenterà ancora fin oltre il 2% entro dicembre. Partivamo da un livello vicino allo zero all’inizio di questo anno.

Ad oggi sono previsti altri 5 aumenti entro fine 2022, e questo porterà ad una discesa del controvalore obbligazionario legato alle vecchie emissioni.

La Fed passa quindi da uno stato di colomba perenne, a cui ci si era abituati ormai da un decennio, all’essere più falco.

Non potrebbe essere altrimenti. In un contesto simile, attendere ancora significherebbe rischiare di doversi muovere con più pesantezza in futuro.

Rendimenti in crescita su tutte le scadenze e curva invertita

Il rendimento dei Treasury a due anni, che si muove strettamente con le aspettative sui tassi di interesse, è oscillato drammaticamente questo mese. L’aumento è stato di 0,69 punti percentuali a marzo. Il più grande aumento mensile addirittura dall’aprile 2004.

L’aumento è stato più forte sulle scadenze più brevi, il che appiattisce la forma della curva dei rendimenti.

Una curva dei rendimenti invertita è stata storicamente un predittore accurato di recessione ed indica tipicamente un rallentamento dell’economia. La curva dei rendimenti è attualmente al livello più piatto da marzo 2020.

Abbiamo visto come, in parte, subito dopo l’invasione Russa ai danni dell’Ucraina i flussi di denaro si siano spostati verso asset in dollaro, sia azioni che bonds. Il dollaro, considerato bene rifugio in questi momenti, ha beneficiato delle tensioni geopolitiche.

Il contesto generale attuale però, caratterizzato dalla presenza di una persistente inflazione che è diventata assolutamente strutturale, non lascia spazio a tante alternative se non propendere per un aumento dei tassi più o meno veloce e rilevante.

FED e BCE, velocità diverse

Come abbiamo potuto già notare, la diversità tra Fed e BCE si è vista tutta in termini di prontezza e capacità di azione.

Purtroppo in Europa l’aumento dei tassi può essere davvero pericoloso e portare ad un pesante rallentamento della crescita.
Il problema più grande è che l’aumento dei tassi è obbligato per fermare l’inflazione. Ma un aumento in un contesto inflattivo rischia di portare ad una stagflazione. Uno scenario che inizia ad essere sempre più concreto.

Investire in Bond? Non adesso!

In questo scenario l’unico aspetto certo è che i Bond siano al momento  decisamente l’asset meno interessante . Gli unici bonds che al momento possono trovare un senso sono gli indicizzati all’inflazione. Ma anche su questi probabilmente buona parte dei guadagni sono già stati fatti e l’alta inflazione è incorporata nei prezzi.

L’ultimo mese è stato emblematico, i rendimenti salgono e i controvalori scendono.

Buon investimento.

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