Perché la curva dei rendimenti è un ottimo indicatore della recessione

Nell’ultimo post abbiamo visto come la Yield Curve sia un ottimo indicatore, forse il migliore visto il suo “track record” quasi perfetto, per capire quando ci avviciniamo ad una recessione e quando, invece, ne stiamo per uscire.

Oggi cerchiamo di capire perché questo indicatore è capace di segnalarci tutto ciò.

Ecco come funziona la curva dei rendimenti: da positiva ad invertita e viceversa

Il motivo che la curva dei rendimenti sia un valido indicatore delle recessioni o meno dell’economia, risiede nella politica monetaria che, in un regime di “fiat money” (cioè moneta cartacea non garantita da asset reali), è determinante nell’indirizzare i livelli di attività economica.

Il punto di partenza è una curva dei rendimenti inclinata positivamente, con tassi a breve bassi e tassi a lungo più elevati. In questa situazione, abbiamo un’economia che cresce, sostenuta dalla politica espansiva delle banche centrali che, manovrando i tassi a breve, tenendoli bassi.

I tassi a lungo termine, invece, non sono sotto il diretto controllo delle banche centrali ma si formano sul mercato. Il mercato, in questa fase, si aspetta un’inflazione più alta in futuro per via dell’espansione monetaria attuale. In un ambiente del genere, con prospettive di espansione inflazionistica, gli investitori scelgono le obbligazioni a lunga scadenza solo se il rendimento sarà maggiore dell’inflazione attesa. I rendimenti lungo la parte finale della curva tendono a salire.

Più avanti, l’inflazione inizia effettivamente ad emergere e le banche centrali iniziano a far venir meno la loro politica espansiva aumentando i tassi. La cosa va avanti per un po’, ma ad un certo punto, il mercato inizia a recepire che, venendo meno l’espansione monetaria, l’economia inizierà a soffrire in futuro.

Mentre le banche centrali sono ancora impegnate ad alzare i tassi preoccupate dall’inflazione, il mercato porta i tassi a lungo sempre più in basso, fino a che arrivano persino sotto i tassi a breve. Questo perché gli operatori di mercato tendono a privilegiare, al contrario di prima, i titoli a lunga scadenza e a lasciare quelli a breve.

Si assiste  alla così detta inversione della curva dei tassi d’interesse. Di lì a qualche mese, la recessione anticipata dal mercato si materializza.

A questo punto, si riparte. Le banche centrali hanno ora una nuova preoccupazione: non più l’inflazione, ma la crescita economica. I tassi non vengono più alzati e si inizia lentamente ad abbassarli. Se la crisi è poi grave come quella del 2008, i tagli sono molto forti e violenti.

Alla fine si tornerà al punto visto all’inizio: i tassi a breve molto bassi, mentre il mercato inizia ad anticipare l’inflazione futura e quindi i tassi a lungo termine salgono. In genere, tempo qualche mese, la recessione finisce e parte un nuovo ciclo espansivo.

La Scuola Austriaca dell’economia aveva individuato già da tempo questo fenomeno indicandolo con il nome di “Boom and Bust” dovuto al ciclo del credito nell’ambito dell’Austrian Business Cycle.

Come detto nell’ultimo post, se la storia è di qualche guida come generalmente è, dovremmo essere quasi sicuramente fuori dalla recessione. In ogni caso, tenere gli occhi aperti non guasta.

Buon investimento!

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