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Obbligazioni indicizzate, i titoli inflation linked

obbligazioni indicizzate

L’investitore medio ha trovato negli ultimi 10 anni un buon rifugio nei titoli obbligazionari, sempre che sia stato lontano da Argentina, Grecia, Venezuela, Parmalat o Cirio.

In particolare, scegliendo un fondo o un ETF obbligazionario è stato possibile realizzare persino interessanti guadagni in conto capitale, grazie alla progressiva riduzione dei tassi.

In Europa, come ben sai, siamo ormai sotto lo zero anche sui decennali. Lo stesso accade su altri Paesi come la Svizzera o il Giappone e anche negli USA la tendenza è al ribasso.

Con i tassi così bassi, ora, è difficile pensare a possibile ulteriori guadagni in conto capitale sui bond.

Questa situazione è certificata anche dall’andamento dei mercati obbligazionari dell’ultimo semestre. Le obbligazioni nell’ultimo periodo hanno perso terreno, seppur il ribasso sia stato contenuto.

Sebbene io sia convinto che i tassi siano destinati a restare bassi per molto tempo, occorre prepararsi ad un possibile aumento per il futuro.

Qualora i rendimenti dovessero tornare a salire (anche di poco), potrebbero tornare interessanti le obbligazioni indicizzate.

Obbligazioni indicizzate: cosa sono i titoli inflation linked

Le obbligazion indicizzate all’inflazione traggono vantaggio dall’aumento dei prezzi.

Questo perché se l’inflazione sale allora le obbligazioni inflation linked guadagnano grazie alla cedola in aumento e alla rivalutazione del capitale rimborsato a scadenza.

Quindi queste obbligazioni indicizzate sono sostanzialmente dei titoli a tasso variabile, dove il rendimento variabile è indicizzato all’inflazione.

Da cosa dipende il rendimento delle obbligazioni inflation linked?

La prima componente del rendimento di un’obbligazione indicizzata all’inflazione è data dai tassi di mercato.

Infati, le obbligazioni inflation linked hanno sempre una componente fissa di rendimento. Questa componente fissa, diciamo ad esempio del 1%, ha un valore diverso se i tassi delle obbligazioni a 10 anni sono al 2% o se passano al 4%. Il mercato dà alla componente fissa un valore ovviamente maggiore
nel primo caso.

ILa seconda componente del rendimento dipende dall’inflazione statistica. Questa può essere diversa dall’inflazione reale e dall’inflazione percepita. Ad esempio, in un momento in cui i prezzi dei carburanti crescono chi usa molto l’auto o viaggia spesso percepirà un’inflazione più alta rispetto, invece, a chi consuma meno questi beni.

Per fare un esempio, chi vive nelle grandi città europee come Milano, Londra, Parigi, Munchen, ecc… in questi anni avrà sicuramente avuto aumenti importanti nei costi per le abitazioni, siano essi affitti o prezzi di acquisto. Essendo per gli abitanti di queste città il costo della casa una componente molto importante, per queste persone l’aumento medio dei prezzi è più alto di quello indicato dai dati statistici.

Tuttavia, il parametro rilevante è l’inflazione statistica, che è un’inflazione media calcolata da ISTAT e/o EUROSTAT.

Inflazione reale ed inflazione statistica: protezione

Con le obbligazioni indicizzate all’inflazione ci si può proteggere dall’aumento dell’inflazione statistica.

Non mi aspetto un grosso aumento di questo parametro, ma comunque se ci fosse un rialzo con le obbligazioni inflation linked o con un ETF inflation linked è possibile proteggersi.

Ma se ci si vuole proteggere dall’inflazione reale o percepita?

Beh, qui è più difficile trovare una protezione universale. Anche perché l’inflazione percepita è fortemente soggettiva.

Tuttavia, posso indicarti alcune classi di investimento che possono trarre vantaggio da un aumento dell’inflazione reale e/o di quella percepita.

  1. Oro: tradizionalmente l’oro è stata una classe di investimento particolarmente interessante per proteggersi dai realzi effettivi dei prezzi. Inoltre ha il vantaggio di essere spesso anticiclico rispetto alle tradizionali classi di investimento. Un ETF oro può aiutarti.
  2. Azioni petrolifere/energetiche: se il petrolio dovesse salire queste azioni possono aiutarti a proteggerti.
  3. Real Estate: con un ETF su real estate globale puoi trarre profitto dall’eventuale aumento del prezzo degli immobili. Questi titoli, poi, detengono azioni immobiliari che hanno spesso immobili in aree di alto pregio o investimenti commerciali/direzionali di taglio elevato che spesso sono i migliori e non sono di facile accesso per il piccolo investitore.

In un portafoglio ben diversificato le azioni petrolifere/energetiche sono già dentro i tuoi ETF azionari. Ad esempio, un ETF MSCI World ha quasi il 5% in azioni energetiche. Direi che è sufficiente.

Puoi aggiungere al tuo portafoglio tra il 5% e il 10% del totale un ETF oro e un ETF Real Estate per avere una protezione da un aventuale aumento dei prezzi reali dei beni.

Buon investimento.

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