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Obbligazioni ed ETF obbligazionari

Diverse volte mi arrivano domande sulla differenza tra un
ETF obbligazionario e un’obbligazione e se sia preferibile
tenere l’uno o l’altra.

Quando si investe in obbligazioni e’ facile pensare che le
due tipologie di investimento siano sostanzialmente simili,
ma in realta’ non e’ proprio cosi’.

Prendiamo un titolo obbligazionario, diciamo un BTP a 10
anni, che paga il 3% l’anno ed e’ acquistabile a 100. E proprio
a tale prezzo lo acquistiamo.

Una volta acquistato, durante la vita del titolo il prezzo oscillera’.

Se i tassi saliranno, il prezzo scendera’, mentre se i tassi scenderanno
il prezzo salira’.

Tuttavia, se il nostro obiettivo e’ di portare il titolo a scadenza e
se l’Italia non fara’ default, dopo 10 anni sappiamo che riavremo
indietro 100 piu’ una cedola annua di 3, per un rendimento
complessivo del 3% annuo.

Con un ETF obbligazionario, invece, le cose funzionano diversamente.

Ipotizziamo un ETF che investe in titoli italiani a 10 anni (in realta’
gli ETF che investono solo in titoli italiani non esistono, esistono
ETF che investono in panieri obbligazionari dell’area euro). Per
semplificare, l’ETF avra’ come sottostante proprio il famoso BTP
a 10 anni che rende il 3%.

Passa un anno e che cosa ci sara’ nell’ETF. Beh, ci sara’ un
BTP con cedola 3% e durata residua 9 anni. Se i tassi sono
saliti, il prezzo sara’ sceso, se i tassi sono scesi il prezzo sara’
aumentato.

E a questo punto che iniziano le differenze. L’ETF, infatti, poiché
replica un benchmark di titoli italiani a 10 anni dovra’ sostituire
il BTP a 9 anni con un nuovo BTP a 10 anni. Se il prezzo
e’ salito potra’ comprarne un quantitativo maggiore, se il prezzo
e’ sceso potra’ comprarne un quantitativo minore.

E cosi’ anno dopo anno.

Vediamo ora la situazione, diciamo, dopo 7 anni. Il nostro
BTP decennale sara’ ora diventato un BTP a soli 3 anni
dalla scadenza. Il nostro ETF, invece, avra’ in pancia sempre
un BTP a 10 anni per via delle diverse sostituzioni fatte
anno dopo anno.

Ovviamente, nel caso dell’ETF ho molto semplificato perché
in realtà le sostituzioni potrebbero essere più frequenti, ma
la sostanza e’ quella che ho scritto.

Veniamo ora alle differenze.

Se il BTP lo portiamo a scadenza, possiamo sostanzialmente
ignorare la volatilita’. All’inizio oscillera’ molto al variare dei
tassi, poi via via sempre di meno. In ogni caso, sono oscillazioni
che possiamo ignorare, visto che salvo default sappiamo fin
dall’inizio quanto otterremo a scadenza e sappiamo che otterremo
il capitale.

Nel caso dell’ETF, questa certezza non l’abbiamo. Dovessero i
tassi salire in continuazione per 20 anni, perderemo continuamente
valore e le cedole riuscirebbero solo a ridurre parzialmente le perdite.
In ogni caso, non sappiamo che rendimento otterremo e non siamo
nemmeno certi che dopo 20 anni riusciremo a realizzare almeno
quanto investito. Ci sono buone probabilita’ che riusciremo a farlo,
ma non la certezza. Ovviamente, se i tassi dovessero scendere
potremmo guadagnare molto di piu’ rispetto alla detenzione di
un semplice BTP.

E nel caso dell’ETF, la volatilita’ sara’ sicuramente maggiore ma,
soprattutto, sara’ una volatilita’ con cui dovremo concretamente
fare i conti.

Detto questo, l’ETF ha anche molti vantaggi.

Ho qui fatto l’esempio di un ETF che replica un BTP, ma
in realta’ gli ETF hanno al loro interno panieri diversificati
di bond e quindi riescono ad avere una maggiore diversificazione
piu’ difficilmente raggiungibile operando con singoli bond.

Ancora, non e’ detto che tutti gli investitori vogliano comprare
bond per portarli a scadenza. Molti usano i bond per cercare
di trarre profitto dall’evoluzione dei tassi e in questo senso
l’ETF e’ migliore.

Non possiamo quindi dire se sia meglio l’uno o l’altro. Quello
che possiamo e dobbiamo dire e’ che non sono strumenti
esattamente equivalenti e quindi e’ importante conoscere bene
le differenze.

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