Debito privato e debito pubblico non sono intercambiabili

debito privato

In questo post vorrei parlare di un tema di cui si parla spesso nell’ambito dei problemi di finanza pubblica del nostro paese.

Sto parlando del basso debito privato rispetto agli altri Paesi. Una cosa che farebbe da contraltare all’alto debito pubblico.

Tuttavia, questo aspetto che è sicuramente molto importante e gioca a nostro favore, viene spesso sopravvalutato.

Infatti, debito pubblico e debito privato non sono intercambiabili. E questo anche il mondo finanziario lo sa bene.

Oggi te lo spiegherò meglio.

Debito privato basso e ricchezza privata elevata

Nel 2018 il debito delle famiglie italiane sul PIL era pari al 66%. Quello delle imprese il 41%. Il totale è il 107% del PIL.

La Germania, lo diciamo subito, ha un debito privato inferiore (pari ad un totale del 103%). Per il resto, le grandi economie sono notevolmente sopra.

La Francia sta al 149%, la Spagna al 134%, il Belgio al 179%, l’Irlanda al 224%, l’Olanda al 241%.

Generalmente, ad un debito privato molto basso corrisponde una ricchezza privata piuttosto elevata.

In questo, l’Italia non è affatto un’eccezione, anzi.

Dal bollettino di Banca d’Italia, risulta che la ricchezza netta delle famiglie ammontava a fine 2017 a 9.743 miliardi di euro.

Stiamo parlando di ben 4 volte il debito pubblico. Per questo secondo alcuni il nostro debito è perfettamente sostenibile e non pone alcun problema.

Però questa è una visione semplicistica.

La composizione della ricchezza privata

Una parte importante di questa ricchezza privata non è proprio monetizzabile a vista.

Infatti, degli oltre 9.700 miliardi di ricchezza privata ben 5.246 miliardi son immobili.

Ora, come puoi immaginare l’immobile è monetizzabile fino a che a vendere sei solo tu. E’ monetizzabile se lo vendono altri 10, 100, 1.000 persone. Ma se per qualche motivo una parte importante del patrimonio immobiliare italiano dovesse finire contemporaneamente sul mercato, il suo valore si abbasserebbe molto. Anche perché, a dirla tutta, forse questa valutazione è eccessiva.

Ti faccio un esempio.

Le attività finanziarie hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro. Ma anche qui, bisogna andarci piano.

Infatti, questo valore è in buona parte investito in titoli di stato, direttamente o indirettamente (tramite assicurazioni o fondi).

Quindi se lo stato decidesse di acquisire una parte importante di questa ricchezza, si creerebbe comunque un’ondata di vendite su questi strumenti del debito nazionale.

Questo vorrebbe dire che verrebbe a mancare una parte importante di domanda durante le nuove emissioni, oltre a vendite immediate dello stock esistente. Di fatto, quei soldi in buona parte vanno già in buona parte a sostenere il debito italiano.

Resterebbe la somma depositata sui conti correnti.

Soldi sui conti correnti e debito pubblico

Nel 2019 la liquidità degli italiani ammontava a ben 1.421 miliardi per le famiglie.

Anche qui, però, bisogna fare delle considerazioni.

Cosa succede quando una famiglia deposita soldi sul conto corrente o fa un conto deposito?

Beh, semplice, i fondi non restano liquidi, ma dopo aver accantonata una riserva prudenziale sono impiegati dalla banca.

Come li impiega la banca? Prioritariamente in investimenti (di cui i titoli di stato sono preponderanti) e prestiti.

Se a seguito di una patrimoniale o un prelievo forzoso una parte importante di questa liquidità venisse presa dallo stato, l’effetto sarebbe che le banche dovrebbero liquidare titoli del debito italiano (come nel caso della ricchezza finanziaria visto prima) e/o ridurre i prestiti. Che poi, per via del meccanismo della riserva frazionaria, il volume di contrazione dei prestiti sarebbe molto più alto.

Ricchezza privata, debito privato e sistema economico

Il fatto è che la ricchezza privata, se vogliamo pensare che continueremo a vivere in un sistema democratico e capitalista, non è immediatamente acquisibile dallo stato.

Una patrimoniale pesante, parlo di 4-500 miliardi, minerebbe probabilmente per sempre la già scarsa fiducia nello stato.

Senza considerare, che, facendo i calcoli, 500 miliardi di euro porterebbe comunque il debito/PIL sempre sopra il 100%. Senza considerare l’aumento del rapporto che ci sarà a fine 2020.

Quale soluzione per il debito pubblico italiano

In Italia si guarda sempre al “prelievo forzoso” per risolvere il problema del debito pubblico.

Ma questo è una “fissa” prevalentemente interna. All’estero magari ogni tanto qualcuno si lamenta dell’eccessiva ricchezza italiana rispetto al PIL, ma sono posizioni abbastanza isolate.

Quello su cui si pone spesso l’attenzione, in realtà, è la scarsa crescita e la mancanza di un sentiero sostenibile di riduzione del debito/PIL.

Quindi, la tassazione moderata dei patrimoni dovrebbe legare le risorse incamerate al taglio delle imposte (o al limite agli investimenti pubblici).

Le raccomandazioni che arrivano raramente parlano di patrimoniali lacrime e sangue. Più spesso si parla di riduzione di spesa sanitaria, pensionistica e corrente in genere.

La patrimoniale non è la soluzione. La soluzione è un mix di crescita e contenimento del deficit annuale agendo sulla spesa corrente. Ma su questo fronte, non si vedono grandi progressi.

Buon investimento.

 

 

 

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