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Alla ricerca di rendimento

In questi giorni, il differenziale tra tassi di
interesse a lungo termine e quelli a breve termine
è raramente stato più alto di oggi.

Sebbene i tassi a lungo termine non siano ai massimi
storici, la differenza con quelli a breve è molto
elevata proprio a causa del livello molto basso di
questi ultimi.

Nel tentativo di evitare il meltdown del sistema
finanziario circa una anno e mezzo fa, le principali
banche centrali del mondo hanno mandato i tassi
a breve ai minimi.

Dal punto di vista economico, comunque, questo è
relativamente positivo. Infatti, uno spread positivo
ed elevato tra tassi a lungo e tassi a breve è
storicamente positivo. Infatti, mentre la parte
della curva dei tassi gestita in modo “politico”,
cioè quella a breve termine, mira a sostenere
l’economia nel breve, la parte della curva gestita
dal mercato, cioè quella a lungo, anticipa già
la maggiore inflazione futura e quindi un buon
andamento dell’economia.

Questo, comunque, non è l’argomento che voglio
approfondire oggi.

Quello su cui, invece, voglio soffermarmi, è che
chi è alla ricerca di rendimenti, in questo momento,
non dovrebbe scegliere titoli di stato a lungo termine,
nonostante il differenziale positivo con quelli a
breve.

Infatti, anche se il differenziale è alto, i tassi
a breve sono ai minimi. Questo significa che, più
avanti, inevitabilmente essi torneranno a salire,
con le banche centrali che rialzeranno il costo del
denaro.

Questo finirà inevitabilmente per creare pressione
anche sui titoli a lungo termine, i cui tassi
saranno spinti ulteriormente verso l’alto. E se i
tassi salgono, i prezzi scendono.

Personalmente, continuo a ritenere i titoli di stato
a lungo termine ancora una classe di investimento
rischioso.

Per chi cerca rendimenti, credo che delle azioni che
pagano buoni dividendi e hanno business relativamente
stabili possono ancora fare molto meglio dei bond a
lungo termine.

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