Perché anche in un mercato debole bisogna fare attenzione con gli short

Mercati deboli, momento ideale per lo short?

In queste settimane i mercati finanziari sono sicuramente stati molto deboli, almeno in confronto a quanto ci eravamo abituati negli ultimi mesi o addirittura anni.

E’ dal 2011 che non registriamo giornate difficili come quelle di queste settimane, ma anche allora non eravamo arrivati alle correzioni di queste settimane, che assomigliano di più alle liquidazioni del 2008 o del 2001.

In questa situazione, molti pensano che la cosa migliore sia andare short.

Tuttavia, oggi voglio dirvi perché questa non è la soluzione migliore e la maggior parte delle volte non porterà a risultati positivi.

Nessuno può prevedere l’andamento futuro dei mercati

L’elemento fondamentale da cui dobbiamo partire è che nessuno può prevedere l’andamento dei mercati. Questo vale senza dubbio per il breve periodo, dove i movimenti sono spesso casuali e reagiscono violentemente alle notizie del giorno, ma vale anche per periodi più lunghi.

Per capirlo meglio, vediamo due esempi concreti.

Nel luglio 1998, il Dow Jones raggiunse un picco a circa 9.337 punti. Poi arrivò la crisi dei mercati asiatici e ad inizio settembre l’indice scese a 7.540 punti, con una correzione molto simile a quella attuale. Infatti, per certi versi quella situazione ricorda molto quanto accaduto oggi.

Dai quei livelli si poteva scendere ancora, poteva partire un Mercato Orso duraturo. E invece, a settembre 1999 l’indice aveva guadagnato il 44% dai minimi dell’anno prima. Non solo, ma a luglio 1999 il Dow Jones era un 19% più in alto rispetto ai massimi dell’anno prima.

Veniamo ora ad un periodo un po’ più vicino a noi e cioè l’ottobre 2007. Allora il Dow Jones raggiunse un massimo intorno ai 14.090 punti. Cosa successe nell’anno successivo? Ad ottobre 2008, lo stesso indice toccò quota 8.400 punti, una correzione del 40% dai massimi del 2007 e assistemmo a quello che fu uno dei peggiori Bear Market della storia.

Ora si può dire che la situazione del 2007 era peggiore rispetto al 1998? Sicuramente era completamente diversa, ma non è detto che fosse peggiore. Nel 2007 l’economia mondiale era ancora solida, le materie prime erano robuste per via della forte domanda, il mercato immobiliare andava ancora discretamente pur con qualche scricchiolio, i mercati emergenti crescevano e non erano in crisi come nel 1998. C’era qualche bolla all’orizzonte, ma difficile dire che non ci fosse anche nel 1998 con le esuberanze della tecnologia già in essere.

Tuttavia, nel 2007 partì un forte Mercato Orso, nel 1998 invece il mercato ripartì alla grande e i ribassi furono rimandati di quasi due anni.

Questo conferma ancora una volta il concetto che nessuno può prevedere i mercati e quindi l’unica cosa da fare è cercare di giocare con le probabilità a favore.

Le probabilità sono a favore del rialzo, non dello short

E le probabilità, tutto il resto uguale, sono quasi sempre a favore del rialzo.

Infatti, i mercati azionari crescono spinti da quattro cose:

1 – Il livello dei dividendi (cash flow delle società distribuito agli azionisti);
2 – La crescita dei profitti (crescita economica)
3 – Inflazione
4 – Espansione dei multipli (P/E)

Mediamente, i dividendi tendono ad essere mantenuti stabili o incrementati. A livello aggregato, la riduzione dei dividendi è un evento straordinario, non certo la normalità. I dividendi, quindi, tendono a favorire il rialzo dei mercati

I profitti e la crescita economica, ugualmente, tendono ad essere positive nel tempo. Le recessioni ci sono, ma sono comunque occasionali. Nel lungo periodo, a livello aggregato (non quindi il singolo stato o singola area), la crescita economica tende a favorire il rialzo, non il ribasso

L’inflazione, aumentando il valore monetario degli asset, chiaramente favorisce il rialzo, non il ribasso. Le fasi di deflazione sono veramente delle rarità.

Come vediamo, ci sono ben tre elementi su quattro che favoriscono il rialzo nominale, non il ribasso.

Ciò che resta allo short sono i multipli. I multipli oscillano e, quindi, in una fase di contrazione possono favorire il ribasso.

Market timing: l’unica speranza per lo short

Da quanto sopra, concludiamo che l’unica speranza dello short e quindi dei ribassisti è indovinare il giusto timing di una recessione, il giusto timing di un periodo di deflazione, il giusto timing di un taglio aggregato dei dividendi, il giusto timing di una contrazione dei multipli. E non basta indovinarne solo uno, ma è anche necessario che questo giusto timing riguardi un po’ tutti gli elementi, perché se ad esempio c’è una contrazione dei multipli ma in una fase di alta inflazione, questa potrebbe persino bilanciare a livello nominale il calo del P/E, non facendo guadagnare adeguatamente le posizioni short.

In altri termini, lo short per portare profitto deve indovinare il giusto timing.

Il long, al contrario, se anche sbaglia il timing può soffrire nel breve termine, tuttavia nel lungo periodo potrà contare sull’inflazione, sui dividendi periodici e sulla crescita economica per tamponare l’errore.

Poiché, come detto, nessuno può costantemente prevedere i mercati, affidarsi al solo market timing è un “gioco” perdente in partenza, che può portare a qualcosa solo se si ha molta fortuna.

 

Non essere rialzista ad oltranza

Ovviamente quanto detto non deve portare alla posizione inversa di essere dei “perma-bull”,  cioè sempre positivi. Quanto scritto oggi non deve essere frainteso. Non si sta negando affatto che ci siano delle fasi negative. I periodi di ribasso esistono e sempre ci saranno.

Quindi, ci sono momenti per essere positivi ed altri per essere negativi. Io in questo momento non sono molto positivo e infatti nel servizio premium Trend e Strategie di Investimento abbiamo recentemente chiuso diverse posizioni, molte in portafoglio da anni ed uscite con grande profitto, qualche altra invece l’abbiamo chiusa in leggera perdita.

Ma questo non vuol dire usare ETF short per scommettere sul ribasso del mercato.

Se non si è positivi sui mercati e si vuole ridurre il rischio, la cosa migliore è diminuire l’esposizione azionaria della vostra asset allocation ed aumentare la liquidità, che potrà poi essere impiegata di nuovo in futuro.

Ovviamente, ricordando il consiglio del grande Benjamin Graham, non bisogna mai essere totalmente investiti in azioni, ma nemmeno mai totalmente fuori. Perché, come detto, nessuno può prevedere il mercato costantemente.

Un pensiero riguardo “Perché anche in un mercato debole bisogna fare attenzione con gli short

  • 4 settembre 2015 in 19:06
    Permalink

    Cercare di prevedere il mercato al rialzo o al ribasso, e’ il piu’ grave errore che si possa fare.
    Si potra’ esultare per sola e casuale fortuna ma poi chi ha dato si riprendera’ tutto, forse anche con gli interessi…
    Giginvestitireconsapevoledeirischi
    jinny@libero.it

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