Quando conviene mediare in Borsa?

quando conviene mediare

Conviene mediare in Borsa? Soprattutto, mediare in perdita conviene?

In linea generale no. Anzi, mediare in perdita è spesso l’anticamera di risultati disastrosi in Borsa.

Sul tema del mediare in Borsa ho già scritto in passato, ma oggi ti spiegherò, invece, quando conviene mediare in perdita.

Sì, perché esiste una situazione, un caso, in cui mediare in perdita conviene. Ed oggi te lo spiegherò.

Ma andiamo per ordine.

Quando conviene mediare in perdita: cosa significa?

Per prima cosa vediamo cosa significa mediare in perdita.

Supponiamo che un titolo sia stato da te acquistato per 500 quantità a 10 euro per azione. Dopo 5 mesi il titolo è sceso a 9 euro. A questo punto, se acquisti altri 500 azioni il prezzo medio di carico sarà 9,5.

Questo vuol dire che a fronte di un prezzo di mercato di 9 euro il tuo prezzo di carico ora è di 9,5 euro, quindi per andare in utile non servirà più che il prezzo torni sopra 10, ma sarà sufficiente che torni sopra 9,5 euro.

Da una parte, quindi, mediare sembra una strategia ragionevole. Ma non lo è. Perché spesso quando un’azione scende c’è un motivo per cui lo fa. E se da 9 euro il titolo scenderà a 8, la perdita aumenterà e non sarà più solo sulle originali 500 azioni, ma anche sulle successive 500 acquistate. Insomma, la perdita per singola azione scende, ma quella complessiva aumenta.

E un’azione in discesa può scendere molto. Non sono rari casi di azioni che perdono anche il 50%, 60%, 70% o addirittura arrivi a zero.

Quindi gli accumuli non si fanno quando l’azione scende, ma quando sale. In generale, è meglio comprare le azioni che salgono anziché quelle che scendono.

C’è però un caso in cui si può derogare a questa regola che, altrimenti, deve essere osservata in modo ferreo.

Quando conviene mediare in perdita!

Quando il titolo su cui si sta investendo è un fondo o, meglio ancora, un ETF che al suo interno è molto diversificato, allora mediare può essere la scelta migliore.

Prendiamo ad esempio l’ETF su MSCI World. Questo ETF detiene le principali azioni mondiali dei Paesi sviluppati. Se poi scegliamo addirittura un ETF MSCI World All Country troviamo anche una piccola esposizione sui mercati emergenti.

All’interno di questi indici, i titoli sono pesati per capitalizzazione. Questo significa che se un’azione sale, questa acquisirà sempre maggior peso all’interno dell’indice e di riflesso dell’ETF. Viceversa se l’azione scende.

Quindi all’interno di questi indici si realizza già l’eliminazione (o la riduzione) sui titoli che scendono e la concentrazione su quelli che salgono. Insomma, gli indici al loro interno già realizzano l’esatto contrario della mediazione.

A questo punto, noi come investitore possiamo mediare con meno rischio rispetto alle singole azioni. Infatti, un indice può senz’altro scendere molto, ma non andrà mai a zero. E tendenzialmente saranno meno volatili.

Su questi ETF vale in modo molto forte in concetto di “return to the mean”, cioè se un titolo è sceso molto ha buone probabilità di salire nel periodo successivo sovraperformando gli altri indici.

Attenzione, non è una regola aurea. E i tempi possono essere molto lunghi. Ma le probabilità sono favorevoli.

Quindi, in questo caso mediare in perdita conviene, perché si compra a prezzi più convenienti e man mano che un ETF scende aumentano le probabilità che possa rimbalzare, anche perché al suo interno la qualità delle varie azioni detenute migliora.

Buon investimento

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