PIR: la tua banca non ti farà MAI vedere questi calcoli!

PIR

La nuova legge di stabilità 2017 ha introdotto una nuova forma di risparmio. Da quest’anno, infatti, è possibile sottoscrivere i PIR, acronimo  di piani individuali di risparmio.

Cosa sono i PIR e perchè tutti ne parlano?

I PIR sono diventati senza dubbio la forma di risparmio più chiacchierata dell’ultimo periodo. Questa forma di risparmio si prefigge due obiettivi apprezzabili:

  • sostenere l’economia reale, incentivando il risparmiatore italiano a finanziarie le imprese Italiane, anche quelle medio-piccole.
  • assenza di tassazione sui profitti per i risparmiatori italiani che sfruttano questa forma di investimento.

Per la prima volta in Italia, uno strumento che unisce mondo della finanza ed economia reale! Stupendo! Un plauso va a chi ha pensato questo “sistema”!

Allora…tutti a sottoscrivere i PIR? “Se sottoscrivi i piani individuali di risparmio non paghi le tasse e al tempo stesso sostieni le imprese italiane”! 

Prima di correre a sottoscriverli, continua a leggere….

PIR: una serie di regole da rispettare lo rendono uno strumento pericoloso!

La legge parla chiaro. I piani individuali di risparmio per essere tali debbono rispettare delle “regole” ben precise:

  • almeno il 70% del capitale deve essere investito in strumenti finanziari (azioni o obbligazioni) di aziende italiane quotate. Possono essere anche europee, purché abbiano una stabile organizzazione in Italia;
  • il 30% di quel 70%, cioè il 21% del capitale totale – deve servire a finanziarie società diverse da quelli componenti  l’indice di Borsa Italiana FTSE MIB. L’obiettivo dei PIR è quello di consentire concretamente che il risparmio degli italiani vada a finanziarie anche aziende medio-piccole, come quelle presenti nei listini small, mid cap e alternativi, come l’AIM;
  • per ottenere il beneficio fiscale, l’investimento deve durare almeno 5 anni. Puoi disinvestire anticipatamente, ma in questo caso perdi il risparmio fiscale. Paghi tutte le tasse arretrate più gli interessi di mora!;

Se rileggi con attenzione tutte queste condizioni, ti accorgerai che questa forma di investimento viola una delle regole fondamentali del saper investire.
Il capitale complessivo, per un buon 70%, viene investito esclusivamente in Italia ed una parte di esso (21%) affluisce anche ad aziende di piccole dimensioni.
La diversificazione geografica è quindi quasi del tutto assente. Inoltre, il fatto che il 21% del risparmio affluisca alle medie e piccole imprese aumenta esponenzialmente il rischio dell’investimento. Benché in Italia vi siano eccellenti aziende medio-piccole, investirci comporta comunque un maggior rischio di volatilità, sia che si investa in azioni, sia che si investa in obbligazioni.

Pir: siamo sicuri che siano efficienti?

Trascura un attimo gli aspetti di cui sopra e focalizza ora la tua attenzione esclusivamente sull’efficienza di questo piano di risparmio.
Sapere di non pagare tasse eccita un pò tutti. Cerchiamo però di capire se almeno in termini di costi questi strumenti sono effettivamente efficienti.
Se rispetti le regole di cui sopra, in teoria puoi costruirti anche da solo un PIR. Ma la realtà è ben diversa. Per poterlo fare dovresti essere un esperto di finanza e, soprattutto, chiedere alla tua banca l’attivazione di un conto titoli dedicato al tuo amato PIR.
Le banche hanno tutto l’interesse a venderti i loro piani individuali di risparmio in modo da guadagnare commissioni!
Morale della favola, l’unico modo concreto per accedere ai piani di risparmio è quello di sottoscrivere un bel pacchetto offerto dalla tua amata banca. Ed è qui che iniziano i guai!

PIR: facciamo due conti…..

ll PIR, quindi, potrebbe essere un classico fondo comune di investimento, ma anche una polizza. Insomma, tutto ciò che le banche riescono a creare, purché siano sempre rispettati i famosi requisiti di cui parlavamo prima.
Se prendiamo ad esame i PIR promossi da eurizon capital, è facile notare che prevedono delle commissioni di sottoscrizione pari all‘1,5% e delle commissioni di gestione oscillanti tra l’ 1,2% e l’ 1,60% a seconda della componenti azionaria.
Supponiamo di investire nei fondi eurizon a basso profilo di rischio. Ovvero, nel PIR che prevede una componente azionaria del 40%. Supponiamo di effettuare un versamento unico di 30.000 euro per 5 anni e supponiamo che il rendimento medio sia del 4% (sicuramente molto ottimista se consideriamo che la componete obbligazionaria è quella prevalente). Supponiamo inoltre di investire la stessa cifra in un etf che abbia una commissione annua dello 0,5%

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rendimento a 5 anni di un PIR ed ETF a confronto
 Confronto tra il rendimento a 5 anni di un PIR eurizon capital ed un ETF

Come puoi facilmente apprendere da questo banale esempio questi fondi non sono sempre efficienti in termini di costi!

L’esempio riguarda i fondi eurizon capital, ma è praticamente estendibile a tutti gli PIR promossi dalla altre banche.
Anzi, a dirla tutta i fondi eurizon capital Sgr sono tra i più “economici” nel settore dei PIR. Adesso credi ancora che i PIR possano rappresentare un adeguato piano di investimento? La tua banca ti ha mai messo dianzi a questa realtà elencandoti limiti e false efficienze?
Credo di conoscere già la tua risposta…..!!!

Buon investimento.

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