Perchè le azioni petrolifere e “resource” potrebbero non essere un buon investimento ora – EF Report 239.

In questi giorni, petrolio, oro, argento e commodity in
genere stanno registrando record storici e sembrano
continuamente indirizzati verso l’alto.

Per trarre beneficio dalla crescita di questi assets
esistono diverse modalità. Una che viene immediatamente
in mente sono le azioni di vari estrattori/produttori
di commodity, dalle società aurifere alle minerarie,
fino ad arrivare alle energetiche.

Tuttavia, a mio avviso questo non è il modo migliore
per guadagnare dalla crescita delle commodity. In altri
termini, chi investe nelle azioni del settore risorse naturali
potrebbe restare deluso nel vedere i propri titoli non crescere
nella stessa misura delle commodity che producono, o
addirittura nel vederli scendere.

Il motivo è che questi titoli risentono comunque degli
indici azionari generali e gli indici sono ora in uno
stabile “bear market”.

Le azioni petrolifere in particolare, ma anche alcune
minerarie, sono comunque nei portafogli degli investitori
istituzionali, i quali sono gli attori più importanti
dei mercati finanziari.

Con i clienti degli istituzionali (compresi, nel loro
piccolo, anche gli investitori retail come noi) che
spaventati dai ribassi vogliono uscire sempre di
più dagli azionari, i fondi e gli istituzionali in genere
debbono liquidare continuamente azioni per fare
cassa e fronteggiare i riscatti. E per fare cassa,
debbono vendere titoli. Quelli pessimi ed anche
quelli buoni. Quindi anche petroliferi e minerari.

Di conseguenza, in questo momento a mio
avviso non è il caso di essere troppo dentro
le azioni resource.

Faccio un’eccezione a questo discorso per le
azioni aurifere, sia perché fino ad ora sono già
cresciute poco nei confronti del metallo sottostante,
sia perché si tratta di un’industria tutto sommato
piccola e poco presente nei portafogli istituzionali.

Naturalmente occorre selezionare le azioni
aurifere giuste.

Una parziale eccezione può poi essere fatta
per alcune azioni minerarie particolarmente
efficienti e ben gestite, con vantaggi di
costo strutturali e/o una posizione di leadership
sul mercato. In Trend e Strategie di Investimento
abbiamo alcune posizioni selezionate su questo
genere di compagnie, ma sono comunque un
numero ridotto e selezionato.

Le società che poi, a mio avviso, sono ora da
evitare assolutamente sono quelle petrolifere.

Date le loro dimensioni, esse sono molto
presenti nei portafogli istituzionali ed infatti,
nonostante il buon momento del petrolio,
non riescono a sottrarsi alla debolezza
generale del mercato. Anziché investire
nelle società “Big Oil”, è preferibile farlo
in quelle che vendono attrezzature, infrastrutture
o servizi per il settore (Oil Service Company).

Il miglior modo per trarre beneficio dalla
crescita delle commodity, quindi, non è
investire in azioni, ma in ETF/ETC che
replicano i prezzi delle materie sottostanti
(o dei relativi futures).

Non sarà sempre così.

Quando il mercato generale avrà scontato
la crisi finanziaria in corso, la pressione
ribassista su questi titoli terminerà e nel
frattempo, con i prezzi delle materie prime
a questi livelli, queste aziende faranno
montagne di utili e cash flow, presentandosi
poi con multipli P/E o P/Cash Flow molto
interessanti e probabilmente rientreranno
in molti portafogli di fondi stile “Value”.

Quello sarà il momento in cui tornare ad
investire in queste azioni.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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