Non tutti gli emergenti sono uguali (Parte 1)

E la cosa è abbastanza ovvia. Così
come non tutti i paesi sviluppati presentano
i medesimi tassi di crescita, di situazione
delle finanze pubbliche, di prospettive
di lungo termine, così anche i mercati
emergenti si presentano diversi al loro
interno.

Fatto è che questi mercati sono sempre
più importanti e sebbene le capitalizzazioni
non sono ancora a livello delle Borse
dei paesi maturi (su tutte quella americana),
una cosa è certa: durante le fasi di
rialzo è qui che si fanno i profitti maggiori.

Una testimonianza dell’importanza sempre
maggiore di questi mercati l’abbiamo avuta
anche recentemente. I mercati maturi hanno
toccato un primo minimo a novembre 2008
e poi hanno aggiornato questo minimo a
marzo 2009, scendendo sotto i livelli del
2008. Nello stesso periodo, comunque, i
mercati emergenti non hanno confermato
e dopo aver toccato i minimi tra ottobre
e novembre 2008, a marzo 2009 erano
sopra quei minimi.

Uno si aspetterebbe che siano i mercati
maturi a guidare, invece sappiamo tutti
come è andata. dopo i minimi di marzo
è iniziato ovunque un grande rally. Da
questo punto di vista, è stato il movimento
dei mercati emergenti, che hanno rifiutato
di confermare i maturi verso il basso, ad
anticipare poi il successivo rally globale.

Come detto, comunque, non tutti gli emergenti
sono uguali. In questa ed in una successiva edizione,
passeremo in rassegna i quattro emergenti
principali, i così detti paesi BRIC (Brasile,
Russia, India e Cina).

Iniziamo oggi con i paesi che personalmente
ritengo meno promettenti, per poi vedere
in una prossima edizione gli altri due più
promettenti.

Russia: paese promettente, ma rimasto tale.

La Russia, dopo aver sfiorato la bancarotta sul finire
degli anni ’90, ha invertito la marcia e all’inizio del nuovo
millennio era sicuramente una promessa. Purtroppo,
ad oggi essa rimane tale e più passa il tempo più c’è il
rischio che la promessa venga delusa.

La Russia ha sicuramente fatto dei passi avanti, in
particolare nel ridurre il suo debito estero e nel divenire
un creditore netto, tuttavia ciò è dovuto solo ed
esclusivamente alle immense risorse naturali di cui dispone.
Quando le materie prime si sono mosse bene, la
Russia ha fatto altrettanto. Ma non appena i prezzi delle
risorse naturali si sono contratti, la Russia è andata in notevole
difficoltà.

Secondo il FMI, il PIL nel 2009 scenderà del 6,50% e non
tornerà a crescere nemmeno nel 2010.
Ancora, nel lungo termine, la Russia affronta anche un declino
della popolazione, il che non è affatto positivo.

Per ora, la Russia non è certo una storia di “crescita”. Essa
rimane un modo per “cavalcare” un rialzo dei
prezzi del petrolio e delle altre materie prime, ma
niente di più.

India: il problema della classe politica e della burocrazia.

L’India è stata sicuramente una storia interessante nel corso degli
ultimi anni, in particolare come centro di delocalizzazione dei
servizi del mondo anglosassone. Essa è ben presente nell’industria
del software e dell’informatica in genere, cioè di settori ad alto
valore aggiunto e dalle notevoli prospettive.

Detto questo, la crescita indiana sta mostrando segni di rallentamento.
Per il 2009, le stime sono vicine al 5%. In particolare, la classe
politica sembra piuttosto immobile e negli ultimi anni le riforme si
sono fermate.

Senza riforme e una burocrazia più snella, difficilmente la crescita
potrà tornare a salire e con una crescita del 3,4 o anche 5%,
difficilmente il paese riuscirà a portare in breve tempo molta gente
fuori dalla povertà.

L’India rimane un notevole punto di domanda, ma è comunque
un paese che va tenuto sotto osservazione.

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