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Non si investe guardando l’economia, ma seguendo la giusta strategia

Con i mercati azionari che continuano a
salire senza greossi tentennamenti, ci
sono a fianco dei soliti ottimisti anche
voci contrarie. Voci che ritengono questo
rialzo una farsa, perché l’economia non
in grossa salute, i segni di miglioramento
sono pochi e questo presto si ripercuoterà
sulle quotazioni azionarie che, inevitabilmente,
inizieranno a scendere.

Molte di queste voci contrarie non solo
parlano e scrivono, ma sono anche
posizionate sui mercati. Ovviamente al
ribasso.

Da un punto di vista macroeconomico,
queste voci contrarie potrebbero aver
ragione. Ma non è questo il post per
parlare di macroeconomia. In questo
post, parliamo di Borse e mercati.

Da questo punto di vista, ritengo queste
posizioni molto errate. Non si investe
(o peggio ancora non si “trada”) guardando
l’economia, ma guardando i mercati
e soprattutto seguendo la giusta strategia.
Chi investe seguendo la macroeconomia,
raramente riesce ad ottenere buoni risultati,
salvo rare eccezioni.

Il mercato è una “discounting machine”.

Ne abbiamo parlato in passato. Il mercato
azionario (così come quello obbligazionario,
delle commodity, ecc…) è una grande e
meravigliosa “discounting machine”, capace
di incorporare nei prezzi i segnali che possono
dirci qualcosa sul futuro. A causa di questo,
una volta che i dati macroeconomici sono
migliorati, è probabile che i rialzi dei mercati
abbiano già incorporato da tempo questo
fatto.
Prova ne è che molti grandi rialzi della storia
sono stati partoriti nel pieno di situazioni molto
gravi, a volte persino disperate.
Il rialzo del 1933-1937 si originò in piena Grande
Depressione. Il “Toro” generazionale degli anni
’50-’60 iniziò a prodursi a metà degli anni
’40, quando il mondo usciva distrutto dalla
WWII. Il “Toro” degli anni ’80-’90 partiva da
un’inflazione a due cifre, grandi tensioni internazionali,
oro alle stelle e industria americana (ed in parte europea)
che sembrava senza scampo contro quella giapponese.

Come detto, il mercato non si affronta studiando
la macroeconomia (o almeno non solo così), ma
definendo la giusta strategia e seguendola.

Ricordiamo sempre che la base del rendimento
di un portafoglio generale è l’asset allocation, cioé
come si ripartiscono le proprie risorse tra azioni,
obbligazioni, commodity ed eventualmente
liquidità.
Quindi, la prima parte della strategia è definire
la propria asset allocation e le eventuali “fasce”
entro cui possono oscillare le singole classi di
investimento (da un minimo di… ad un massimo
di…). Questa scelta, da sola, è già in grado
di permettervi di fare meglio di coloro che
semplicemente seguono i dati economici.

Un miglioramento ulteriore della strategia
potrebbe essere trovare uno o più indicatori
capaci di indicare il trend del mercato. Operare
in “trend following” si è dimostrato un approccio
migliore rispetto ad un cieco “Buy and Hold”.
Pertanto, degli indicatori semplici capaci di
indicare il trend di fondo, possono essere
un miglioramento ulteriore. Qui, ognuno puo’
usare quelli che preferisce, dopo aver verificato
la qualità degli stessi. A livello di mercato
azionario, se parliamo di indici a mio avviso
uno degli indicatori migliori è la media mobile
a 200 giorni, 40 settimane e 10 mesi, da usare
rispettivamente su grafici (o serie di dati)
giornalieri, settimanali e mensili.

Personalmente, ritengo che una buona
asset allocation più un buon indicatore
di trend possano fare molto meglio rispetto
a passare ore a leggere ed interpretare
i dati economici. Ed anche i risultati
sembrano dire questo…

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