L’opinione di Jeremy Siegel sui Bond

Jeremy Siegel è professore alla Warthon Business School
e autore del famoso best seller “Stocks for the Long Run”,
libro all’interno del quale spiegava la superiorità, nel lungo
termine, delle azioni rispetto alle altre classi di investimento.

Nel testo, Siegel presentava dettagliate serie storiche sui
rendimenti attraverso le quali avvalorava le sue tesi. Nonostante
le diverse critiche, il libro ha avuto grande successo di vendite
(ma anche di critica) e da molti è stato considerato “La Bibbia
del Buy and Hold”.

A mio avviso Siegel merita di essere seguito perché, nonostante
la sua tesi circa la superiorità delle azioni rispetto agli altri investimenti
nel lungo periodo, quando è stato il momento non ha avuto problemi
a rivedere le sue idee in presenza di circostanze eccezionali.

Tali circostanze si sono presentate a fine anni ’90.

In quel momento, date le eccessive valutazioni delle azioni, Siegel
dichiarò che il mercato era sopravvalutato e soprattutto le “Big Cap”
sarebbero state un investimento poco performante negli anni
successivi.

In particolare, il 13 marzo 2000 il Wall Street Journal pubblicò un suo
articolo che destò grande sorpresa presso la comunità finanziaria dal
titolo: “Big Cap Stocks are a sucker bet.” Parole senz’altro forti per
chi era considerato, appunto, lo scrittore della Bibbia del Buy and Hold
e che per molti aveva addirittura scritto il fondamento intellettuale ed
accademico che poi alimentò il grande Bull Market degli anni ’90.

Nell’articolo Siegel mostrò come il P/E di molte Big Cap era ormai fuori
da ogni logica e, in particolare, il P/E di alcune Big Cap della tecnologia
era intorno a 126.

Ovviamente, tutti sappiamo come sono andate poi le cose.

Il mercato in generale ha sgonfiato notevolmente le sue valutazioni e
per le azioni tecnologiche le cose sono andate ancora peggio. Si pensi
che una di queste che non è certo fallita ma che anzi gioca ancora un
ruolo importante nel mondo internet, cioè Yahoo!, ha comunque perso,
da allora, il 99%.

Dunque, visto che Siegel è meritevole di attenzione, vediamo cosa dice
oggi.

Un recente articolo pubblicato sempre dal Wall Street Journal e scritto
da Siegel porta il seguente titolo: “The Great American Bond Bubble.”

Ovviamente l’articolo mette in evidenza la pericolosità dei bond dopo la
forte crescita dagli anni ’80 ad oggi. In particolare, merita di essere citato
questo passaggio: “What is happening today is the flip side of what
happened in 2000. Just as investors were too enthusiastic then about the
growth prospects in the economy, many investors today are far too
pessimistic.”

E poiché la risposta al pessimismo è l’investimento in cash e bond
pubblici, questi hanno valutazioni ormai eccessive. O meglio, sono
poco attraenti dal punto di vista del profilo rischio-rendimento.

Quindi, dopo la sua “market-call” degli anni 2000 in cui metteva in
allarme sui rischi delle azioni, oggi Siegel sta dicendo l’esatto contrario,
indicando i rischi dei bond e raccomandando, invece, le azioni.

In particolare, egli mette in evidenza le buone valutazioni delle azioni
ad elevata capitalizzazione e che pagano buoni dividendi. Fa notare
che le prime 10 azioni che pagano i più alti dividendi in rapporto al
prezzo hanno ora le seguenti caratteristiche:

1 – Dividend Yield medio del 4%, maggiore del rendimento dei titoli
di stato a 10 anni.

2 – P/E medio pari a 11,7 contro i 13,4 dell’indice S&P500

3 – Prospettive sugli utili che permettono di mantenere gli attuali
dividendi con un pay-out ratio inferiore al 50% e ampia liquidità
disponibile

Quando in passato questi parametri hanno presentato questi livelli,
generalmente si sono ottenuti buoni rendimenti. Al contrario, i bond
statali presentano oggi un rischio piuttosto elevato.

E personalmente, tendo ad essere abbastanza d’accordo con
questa “vision”.

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