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In archivio uno dei peggiori anni della storia

Da quasi una settimana abbiamo archiviato
il 2008, di sicuro uno dei peggiori anni che si
possano ricordare in Borsa.

Per l’esattezza, il 2008 è stato il terzo peggior
anno di Borsa della storia, con una perdita
(sul Dow Jones) intorno al 36%. Peggio
fecero il 1931, con una perdita del 53%,
e il 1907, con una perdita vicina al 38%.

Ma se si considera il mondo e il sistema
economico, soprattutto il sistema monetario,
in cui viviamo oggi, la perdita del 2008 è
ancora peggiore.

Oggi, infatti, viviamo in un sistema di “fiat money”,
cioè le banche centrali hanno il potere di creare
denaro dal nulla, denaro che inevitabilmente,
almeno in parte, finisce anche tra gli asset azionari.
Nelle ultime settimane del 2008, la FED ha
aumentato notevolmente il tasso di espansione
della base monetaria e sicuramente questo
ha aiutato a contenere la discesa e a far salire
un po’ i corsi azionari. Non a caso, in questo
2008, mentre la Borsa è crollata il tasso di
inflazione si è mantenuto positivo, mentre,
ad esempio, nel 1931 il tasso di inflazione
fu negativo dell’8,94% (cioè ci fu un tasso
di deflazione).

Sia nel 1931 che nel 1907 c’era un sistema
di Gold Standard e il calo dei mercati era
più “genuino” e, generalmente, andava di
pari passo con il calo dei prezzi dei beni
e servizi, mentre oggi i mercati possono
essere maggiormente sostenuti dalle autorità
monetarie. Non è un caso che tra i 10 peggiori
anni di Borsa, solo due anni sono relativi al
periodo successivo alla Seconda Guerra
Mondiale. Si tratta del 1974, quando il
mercato perse comunque “solo” poco più
del 20% e, appunto, il 2008.

Questo discorso per dire che il tipo di
mercato che abbiamo visto nell’anno
appena passato è uno dei peggiori “Orsi”
della storia, probabilmente persino
peggiore di quello del 1907 e secondo
solo a quello del 1931. Di gran lunga,
è stato il peggiore della moderna storia
della finanza.

Questa è quindi l’eredità del 2008. Cosa ci
possiamo aspettare, invece, per il 2009?

Dai minimi di novembre, il mercato ha iniziato
un rimbalzo e la struttura interna dello stesso
è migliorato notevolmente.

Per struttura interna intendo una serie di
indicatori non riscontrabili direttamente
nel prezzi, ma comunque piuttosto importanti.

Uno di questi è la “pressione dei venditori”, un
indicatore elaborato da una storica società
di ricerca e consulenza americana (la Lowry).
E’ un indicatore proprietario, quindi non disponibile
gratuitamente, ma alcuni servizi a cui sono abbonato
ne riportano costantemente l’andamento e da novembre
questo indicatore è notevolmente migliorato. Questo
significa che lo “stock” di azioni messe in vendita
sta progressivamente diminuendo. Quello che
serve, ora, è la forza dei compratori (un altro
indicatore elaborato dalla stessa società), che
per ora latita un po’.

Altri indicatori interni sono il numero di
titoli sopra la media mobile a 50 giorni e quello
dei titoli che si muovono sopra la media a 200
giorni. Il primo è ormai ampiamente sopra
il 50%, siamo intorno all’80% (cioè l’80%
dei titoli della Borsa americana si muovono
sopra la loro media a 50 giorni), mentre il
secondo il numero è ancora molto basso, ma sta
aumentando e la cosa è piuttosto positiva.

Quindi, in questa prima parte dell’anno le
cose dovrebbero, auspicabilmente, continuare
a migliorare e dovremo vedere i mercati
muoversi ancora verso l’alto.

Attenzione, però, perché secondo me i problemi
sono ben lontani dall’essere risolti e i provvedimenti
presi o che si vogliono prendere hanno il potenziale
per creare una nuova e più pericolosa bolla (quella
sui bond) e generare danni ancora maggiori. Il
mercato azionario, come più volte ricordato,
è una “discounting machine”, cioè “un’entità” che
sconta i problemi (e le opportunità) prima che si verifichino
nell’economia reale. Ora il mercato potrebbe anticipare
un miglioramento rispetto alle condizioni del 2008
soprattutto sul fronte creditizio, ma non è da escludere
che presto inizi a scontare nuovi problemi.

Pertanto, dopo l’eventuale buon andamento di
questa prima parte dell’anno dovremo osservare
attentamente quello che il mercato ci dirà, perché
le nubi sono tutt’altro che svanite.

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