Il caso Dubai puo’ essere un pericolo per i nostri portafogli?

Più o meno sette giorni fa, si è diffusa la notizia
della difficoltà da parte della rete di società
statali del Dubai di fronteggiare i loro impegni
finanziari. In particolare, le difficoltà sono
della Dubai World, una holding company
dell’emirato che opera diversi business
nella regione (costruzioni, logistica, servizi
finanziari, risorse naturali).

La Dubai World ha ottenuto, negli anni scorsi,
finanziamenti per circa 34 miliardi di dollari su
un totale di 100 miliardi prestati complessivamente
alle società dell’emirato. Ed ora che la Dubai World
si trova in difficoltà, si teme che la cosa possa
riversarsi a cascata anche sulle altre società
dell’emirato.

Non solo, ma diversi analisti internazionali
ritengono che questo possa poi generare una reazione
a catena sui mercati. Alcuni analisti di Bank of
America ritengono addirittura che la reazione a
catena possa essere simile a quella dell’Argentina
nei primi anni 2000 o della Russia a fine anni ’90.

Per noi piccoli e medi investitori cosa puo’
significare questo? C’è veramente il rischio
di una reazione a catena?

Ovviamente, il futuro è ignoto, tuttavia non
credo che le dimensioni di questi impegni
finanziari siano tali, di per se, da mettere a
rischio i mercati finanziari dei paesi occidentali.

Dopo la notizia, gli indici europei la scorsa settimana
hanno reagito molto male (l’America era chiusa),
ma nel giro di qualche giorno hanno prontamente
recuperato i massimi.

In questo momento, gli indici azionari reagiscono
maggiormente a notizie di carattere economico.
Il livello di disoccupazione, le vendite al dettaglio
o la produzione industriale muovono gli indici
molto di più delle difficoltà di qualche emirato.
E 100 miliardi di dollari a livello complessivo
sono ben poca cosa rispetto ad altri tipi di
rischi che possono esplodere.

Gli elementi a mio avviso da tenere sotto
osservazione nei prossimi mesi o anni
che possono muovere gli indici molto di più
del Dubai sono questi:

1 – derivati: ancora oggi le banche e i fondi
hedge hanno in pancia volumi stratosferici
di derivati spesso fuori bilancio. Se dovesse
esplodere la bolla dei derivati, 100 miliardi
di dollari sembreranno bruscolini;

2 – finanziamenti su carte di credito: sappiamo
tutti che i mutui sono stati la miccia che ha generato
la crisi del 2008. I finanziamenti tramite carte
di credito possono essere, potenzialmente,
un’altra miccia;

3 – debiti sovrani: i principali governi occidentali
si sono impegnati in interventi e spese che aumenteranno
i deficit statali. Saranno sostenibili questi deficit?
Difficile dirlo, ma certamente un eventuale impennata
dei tassi rappresenta un rischio notevole. Anche in
questo caso, le cifre in ballo sono spaventose;

4 – ripresa economica: gli stimoli all’economia durante
la crisi sono stati enormi, quasi senza precedenti. Se
neanche così l’economia riprenderà a marciare, allora
saranno problemi.

Ricapitolando, il caso Dubai puo’ essere motivo per
una correzione sui mercati (abbastanza dovuta), ma
di per se non sarà, credo, sufficiente per invertire il
trend rialzista partito a marzo.

Ci sono, invece, altri rischi molto più rilevanti che
andranno monitorati maggiormente in futuro.
Questi possono creare molti più problemi rispetto
alle difficoltà di un lontano emirato.

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