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Hedge Fund: non è tutto oro ciò che luccica – EF Report 181

Negli ultimi anni, gli hedge fund sono diventati uno degli strumenti più
osservati e sicuramente più di moda.

Sebbene riservati a così detti “investitori qualificati”, cioè soggetti
con patrimoni consistenti (il limite è di 500.000 euro), ci sono
tentativi di far partecipare anche gli investitori minori a questi
fondi hedge. Alcuni di questi tentativi sono le polizze assicurative
comunitarie di tipo unit linked, le quali poi investono i fondi anche
in hedge fund o il più classico fondo di fondi hedge (dove però,
almeno per quello che mi risulta, i limiti di capitale permangono).
Naturalmente, nella maggior parte dei casi queste strutture particolari
sono utili solo a chi le vende, non certo a chi le sottoscrive.

Ma è sempre tutto oro quello che luccica?

Il modo in cui storicamente il piccolo investitore delega la gestione
del proprio capitale ad un soggetto specializzato è tramite il fondo
di investimento. I fondi salgono quando il mercato sale e scendono
quando il mercato scende.

Questo è abbastanza ovvio perché, per definizione, un fondo azionario
deve essere sempre investito in azioni, anche quando le azioni non
sono ben posizionate. Per difendersi dai ribassi, l’investitore in fondi
comuni non deve sperare nel “miracolo” del gestore azionario, ma deve
muoversi con la propria asset allocation, investendo in fondi obbligazionari
o monetari.

Inoltre, il fondo azionario ha altri problemi più volte sottolineati da me.

La poca voglia del gestore di rischiare allontanandosi troppo dal
benchmark e le commissioni spesso elevate portano il fondo azionario
a sottoperformare l’indice.

Il fondo hedge arriva proprio per risolvere questo problema. La promessa
dei fondi hedge è di fornire rendimenti positivi (total return) in qualsiasi
situazione di mercato, tramite particolari strategie di trading o tramite
investimenti al rialzo, al ribasso, con copertura, con effetto leva, con
diversificazione geografica, con diversificazione per classi di investimento, ecc…

Mentre il fondo comune cerca buoni rendimenti relativi (riuscendoci
raramente) l’hedge fund cerca rendimenti assoluti.

Ma i punti di forza dei fondi hedge sono anche le loro debolezze.

L’elevata soglia di entrata è solo il primo problema.

Ad esso, seguono le elevate commissioni dei managers (molto più alte di
quelle dei fondi comuni), che spesso sono prelevate anche in annate
negative.

Infine, la liquidità è spesso ridotta. Non sempre c’è la possibilità di liquidare
le proprie quote all’istante o in breve tempo.

E per ciò che riguarda la performance, non pensiate che tutti gli hedge ottengano
rendimenti simili a quelli di Warren Buffett. La maggior parte degli hedge possono
solo sognare di fare, anche per qualche anno soltanto, quello che il vecchio
Buffett ha fatto per trent’anni.

Le possibilità per i piccoli investitori.

A mio avviso, c’è poco bisogno di avere a disposizione un hedge fund in
cui investire. Il piccolo investitore ha oggi a disposizione strumenti che
permettono di fare gran parte delle cose che fanno i fondi hedge.

Volete indebitarvi in Yen ed investire in valute più redditizie come
l’euro o il dollaro australiano? Oggi con pochi migliaia di euro si
possono aprire conti Forex per operare in valuta con leva molto
forte, anche fino a 200:1 (sebbene io sconsigli leve di questo tipo).
C’è qualche pratica burocratica in più rispetto ad aprire un conto
con IWBank o Fineco, ma non certo molte di più rispetto a sottoscrivere
un hedge fund.

Volete investire in futures ed opzioni? Quasi tutti gli intermediari on line
permettono di investire in questi strumenti, anche quelli quotati su mercati
esteri (come il CME).

E non ci sono quasi più limiti all’investimento in azioni estere.

Ma lo strumento principe per gli investitori retail è l’ETF.

Oggi esistono ETF ed ETC di tutti i tipi, per tutti i mercati e per tutte
le strategie. Ci sono ETF settoriali, con effetto leva, ETF inversi
per investire al ribasso.

In pratica, si possono perseguire con gli ETF (più qualche altro semplice
strumento derivato per i più esigenti) tutte le strategie che usano i fondi
hedge.

Il tutto con costi che raramente arrivano all’1% del capitale. Molto meno
del 2% sul capitale e il 20% sulla performance chiesto dai gestori dei
fondi hedge.

Non servono nuovi strumenti, ma basta imparare ad usare quelli che
già ci sono.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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