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Dovrei coprirmi dal rischio cambio?

La cosa che mi è stata spesso chiesta è come gestire il rischio cambio
sui titoli in dollari, cioè come proteggersi dalle eventuali fluttuazioni
del cambio.

La mia risposta è sempre stata che nel caso in cui si abbiano in portafoglio
dei business globali quotati in Borsa in dollari, la cosa migliore è non
preoccuparsene e non fare niente.

Il motivo?

Semplice. Se i business sono prevalentemente globali, questi avranno entrate
e uscite in diverse valute.

Quindi, se è vero che il cambio avrà riflessi sul controvalore in euro del
prezzo del titolo, è anche vero che lo stesso avrà riflessi sul business
sottostante.

Cerco di spiegarmi meglio.

Prendiamo una società globale come ad esempio Coca Cola.

Se coca Cola quota 74$ e il cambio €/$ è 1,28, in euro la sua quotazione è 57,81.

Ora, se dopo 6 mesi il cambio peggiora e l’euro si rafforza passando, ad esempio,
a 1,35, se PM resta a 74$, il suo valore in euro sarà 54,81.

Cioè, in euro sarà leggermente sceso.

Tuttavia, questo semplice calcolo non tiene conto della performance del business
sottostante. Se l’euro si è apprezzato sul dollaro, allora anche le vendite che
Coca Cola realizza nella valuta europea, convertite in dollari, avranno un valore
maggiore. Cioè, se ad esempio la società realizza 1 miliardo di euro di vendite in
Europa, queste prima varranno 1,28 miliardi di US$, poi 1,35 miliardi.

Quindi gli utili di Coca Cola aumentano ed aumenta anche l’utile per azione se non
cambia nulla.

E se anche il multiplo degli utili (P/E) resta uguale, allora in dollari il titolo
non quoterà più sempre 74$, ma di più.

Ora, è molto difficile dire se un deprezzamento del dollaro ha effetto maggiore
sulla quotazione o sull’andamento degli utili, ma di sicuro influenza entrambe
le componenti, quindi non è detto che, necessariamente, un rafforzamento dell’euro
sul dollaro porti ad una brutta performance per le società quotate in dollari.

Il loro business sottostante potrebbe trarne un vantaggio che va oltre “l’erosione”
della quotazione.

Naturalmente, non per tutti i business questo vale. Se avessimo una società che
ha costi e vendite solo in USA, allora l’indebolimento del dollaro sarebbe negativo.

Peggio ancora sarebbe per una società che ha costi in Europa e vendite in USA.

Ma in un’economia globalizzata, questo è già improbabile per delle piccole e medie
imprese ed è un caso ancora meno frequente per le grandi società.

Non solo, ma c’è anche altro.

Se anche volessimo coprirci, gli strumenti hanno un costo e per le considerazioni
fatte sopra è molto probabile che questo costo sia comunque più alto rispetto ai
reali benefici.

Inoltre, l’andamento di un cambio nel lungo termine è del tutto aleatorio. Negli
scorsi 10 anni abbiamo visto che l’euro si è apprezzato sul dollaro. Ma non è detto
che questo accada anche nei prossimi 10.

Concludendo, so che è difficile da fare, che i più vogliono coprirsi sperando
di guadagnare qualche cosa in più da questa copertura, ma per esperienza posso
dire che, invece, spesso i costi sono maggiori dei benefici.

Personalmente, continuo a pensare che preoccuparsi troppo del cambio sia una
perdita di tempo quando si investe in questo titoli azionari con business
globale.

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