Cosa fare ora con le azioni petrolifere – EF Report 115

Non è stato un buon inizio di anno per il petrolio e per le
commodity in genere.

Ora il brent si muove poco sopra i 50$ al barile, ben lontano
dai 70-75$ a cui siamo stati abituati nel corso del 2006.

Contemporaneamente, le azioni petrolifere sono scese, ma
tutto sommato hanno retto bene. Il buon rally delle borse ha
sospinto anche gli energetici che sono riusciti a restare a galla.

Se il mercato azionario non avesse fatto così bene, sono convinto
che le azioni petrolifere avrebbero potuto fare un vero e proprio tonfo,
dato che il “sottostante” petrolio ha perso oltre il 30% negli ultimi
mesi (e il gas ha fatto anche peggio).

Cosa fare ora?

Le azioni petrolifere sono state le superstars degli ultimi quattro
anni. ENI ed ERG in Italia e le big e small cap internazionali hanno
consegnato rendimenti stellari.

Vendere? Tenere? Le aspettative sono contrastanti.

Geopolitica.

Sembra che l’amministrazione americana abbia compreso che
l’unico modo per evitare continue “spallate” alla sua supremazia
da parte di alcuni stati a livello locale (Iran, Venezuela, ecc…) sia
quella di evitare un’esplosione del prezzo del petrolio.

Senza le entrate del petrolio, i dittatori locali di Iran e Venezuela
avranno molte meno possibilità di recitare il ruolo di protagonisti e
persino la Russia di Putin dovrà rivedere i suoi piani di “ritorno agli
antichi splendori”.

Ora sembra che l’Arabia Saudita, da sempre vicina all’amministrazione
USA, sia meno intenzionata a collaborare con gli altri membri dell’OPEC
nei tagli alla produzione. Daltronde, un Iran troppo forte potrebbe
mettere in seria difficoltà la casa regnante saudita.

Le scorte poi sono ai massimi, gli inverni più caldi. Da questo punto
di vista, sembra più probabile vedere un petrolio a 40-45$ che non
nuovamente a 70$.

FED e Banche Centrali

Finché la crisi immobiliare non si farà più pesante e la FED non
riceverà “pressioni” per abbassare i tassi, Ben Bernanke non si
discosterà dalla politica di “inflation target” per il quale è famoso
nel mondo accademico.

Questa politica non è positiva per le commodity e per il petrolio. Anche
la BCE continuerà ad alzare i tassi almeno per la prima parte del 2007
per tenere sotto controllo l’inflazione statistica.

A fronte di questo, ci sono però alcuni aspetti che giocano
a favore del petrolio.

Nonostante le politiche “formalmente” restrittive o quantomento
neutrali delle banche centrali, la liquidità continua ancora a crescere
a ritmi elevati.

Le valutazioni continuano ad essere interessanti. Molte società hanno
rapporti P/E sotto 10. Difficile pensare ad una bolla con valutazioni
così basse.

Infine, il “peak oil” non è una pura invenzione. Attualmente siamo
vicini o abbiamo passato da poco il punto in cui consumiamo stabilmente
più petrolio di quanto ne produciamo.

Questo non distruggerà la nostra società. Nuove energie saranno
utilizzate e nuove forme di risparmio saranno introdotte. Ma per stimolare
queste ricerche servirà un petrolio oltre i 100$, non sotto i 40$.

CONCLUSIONI

La conclusione è che io non ho una chiara idea di cosa succederà
alle azioni petrolifere nell’immediato. Per il lungo termine,
credo che l’energetico resti ancora uno dei migliori settori,
se non il migliore.

Ma nel breve, ulteriori correzioni potrebbero essere probabili. Se si
deve decidere come investire OGGI della liquidità, meglio guardare
altrove.

Per ora, i rischi sono molti. Se possiedi azioni petrolifere in grossa
quantità, forse meglio alleggerire un po’. Ma se non sei affatto esposto
sull’energetico, allora avere una piccola quota può essere importante.

Le tensioni internazionali non sono del tutto sopite ed un po’ di petrolio
(che si infiamma quando le tensioni salgono) come assicurazione
non fa certo male.

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