Cicli e stagionalita’

Personalmente non sono un grande fan dei cicli di breve
termine sui mercati e della stagionalità. In più, sono fermamente
convinto che quando qualche sistema, metodo o stagionalità
ampiamente conosciuti funzionano costantemente, presto l’insieme
degli operatori inizia ad adottarlo su larga scala e finisce per
invalidarlo o, quantomeno, fargli perdere buona parte
dell’efficacia.

Questo è quanto successe ad esempio, molti decenni fa, alla
Dow Theory, che funzionò benissimo nel prevedere la Grande
Depressione del ’29 e poi la ripresa dei mercati nel ’32,
consentendo ai suoi seguaci di battere il mercato e anche con
molto margine. Ma con l’aumento di popolarità e l’adozione su
larga scala, nei decenni successivi la Dow Theory perse
buona parte dell’efficacia e negli anni ’50 e ’60 fu battuta dal
regolare Buy and Hold.

Sebbene meritevole ancora oggi di attenzione (e diverse
volte in passato abbiamo anche fatto dei richiami alla stessa in
questa newsletter), sconsiglio un uso della stessa in modo
completamente automatico.

Tornando a noi, la stagionalità di cui voglio parlare oggi è
quella che va dall’1 novembre al 30 aprile.

Detenere azioni in questo periodo, comprandole l’1 novembre
e vendendole il 30 aprile, ha dato un risultato del 7% annuo
medio, con una serie di risultati positivi nel 77% delle osservazioni
(46 anni su 60 analizzati). Considerando che attualmente il mercato
ha generato, nello stesso periodo, un risultato tra l’8% e il 9% a
seconda delle osservazioni, vediamo che gran parte di questo
risultato è stato ottenuto proprio grazie al periodo
1 novembre – 30 aprile.

Per operatori di breve termine, poi, c’è anche qualcosa in più
da dire. Il periodo 26 ottobre (quindi qualche giorno prima
rispetto al caso precedente) – 10 gennaio ha reso dal 1920
ad oggi il 5,9%. Quindi buona parte del 7% che abbiamo visto
realizzarsi in questa fase di stagionalità positiva è stata
realizzata in questi due mesi e mezzo.

Come detto, io sono il primo scettico su questi argomenti, ma
quando la “carta canta” bisogna prenderne atto. La cosa
interessante è che, sostanzialmente, nessuno sa con certezza il
motivo di questa stagionalità e questo fatto, paradossalmente,
è positivo, perché molti che si domandano il motivo probabilmente
non ne trarranno profitto, lasciando così opportunità aperte per gli
altri.

Inoltre, in questo 2010 altri aspetti sostengono la potenziale
stagionalità positiva.

Di essi ho parlato spesso in passato e sono: ristrutturazione attuata
dalle aziende, tassi di interesse quasi a zero, liquidità abbondante,
sostegno da parte della FED e della BCE, valutazioni del mercato
molto basse,ampio cash detenuto dalle società, ecc…

Ci sono insomma le premesse per una nuova stagionalita’ positiva.
Vedremo se i mercati la pensano allo stesso modo.

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