fbpx

C’è troppo pessimismo sui media?

Nelle ultime settimane ho visto che c’è un
gran parlare di “pessimismo dei media” in
materia economica. In Italia la questione è
stata sollevata dal Presidente del Consiglio,
ma in ogni caso la cosa è rimarcata anche
da molti operatori dei mercati o da attori
economici.

Secondo questi “anti-pessimisti”, la visione
negativa continuamente propagata dai media,
sia ufficiali (TV e giornali), sia nuovi come
internet, peggiora la situazione ed aggrava
le difficoltà, mentre invece ci sono anche
notizie positive che vengono semplicemente
ignorate.

I media stessi ed in generale i pessimisti dicono
invece che nascondere la testa sotto la sabbia
è inutile e che stiamo nel mezzo della peggiore
crisi mai vista dal ’29, per cui non si tratta di
essere pessimisti, bensì semplicemente realisti.

Cosa ne penso di questa diatriba?

In primo luogo, che come sempre la verità
sta nel mezzo. Abbiamo di fronte effetivamente
una delle peggiori crisi della storia, tuttavia sui
mercati buona parte di questa crisi è già
scontata (perdite vicine al 50% degli indici da
inizio anno) e sicuramente anche questa volta
non sarà la fine del mondo.

Detto questo, personalmente ritengo che
parlare di ottimismo e pessimismo sia abbastanza
superfluo.

In questo momento ci stiamo confrontando
con un trend primario ribassista ed un trend
primario ribassista (come uno rialzista) non
puo’ essere invertito da fenomeni esterni.

Non puo’ essere invertito da interventi
monetari, non puo’ essere invertito da
interventi pubblici o fiscali, meno che
mai puo’ essere invertito da semplici
notizie sui media.

In un trend primario ribassista, le buone notizie
vengono ignorate e quelle negative vengono
amplificate. Se anche i media dessero ogni
giorno 10 buone notizie, esse sarebbero
ignorate, mentre magari l’unica notizia negativa
della settimana produrrebbe dei crolli dei mercati.

Naturalmente, in un trend primario rialzista
accade l’esatto contrario.

Notizie ed interventi esterni possono, effettivamente,
determinare in piccola parte l’ampiezza del trend
medesimo, anche se questo poi si puo’ semplicemente
ripercuotere sul trend successivo, ma in ogni
caso parliamo di effetti abbastanza marginali.

Il pessimismo è benvenuto.

Questo mercato ribassista non terminerà in
un tripudio di ottimismo e buone notizie. Esso
terminerà nel massimo sconforto, nel massimo
pessimismo, nel massimo panico.

Quando si verificherà tutto questo, lo “smart
money”, che spesso equivale al “big money”,
cioè gli operatori più esperti e capaci, che poi
sono anche quelli che nel tempo accumulano
maggior capitale, inizieranno a vedere valutazioni
stracciate. Queste persone inizieranno lentamente
ad accumulare posizioni su ogni successivo ribasso,
ma anche su eventuali rialzi (mentre ora il “denaro
intelligente” sta usando ogni rally per scaricare).

Per contro, gli operatori meno esperti, quelli
che prendono paura facilmente, saranno già
andati in panico ed avranno scaricato tutte le
loro posizioni durante i ribassi.

A questo punto, due elementi positivi si incontreranno.
Da un lato, lo stock di azioni che vuole essere venduto
è via via sempre inferiore, mentre il cash disponibile
degli operatori più esperti inizia a riversarsi sull’azionario,
visto che essi ritengono che le valutazioni siano favorevoli.

A quel punto, il mercato ribassista terminerà e si
formerà la base per una nuova risalita. Quando questo
si verificherà, ci sarà ottimismo sui media? Assolutamente no.
In questa fase il pessimismo continuerà a regnare sovrano.
Solo quando il mercato sarà cresciuto del 50%, 100%,
200%, l’ottimismo sarà massimo. Probabilmente, a quel
punto il “denaro intelligente” inizierà di nuovo a liquidare
parte delle posizioni, dando origine ad un nuovo ribasso.

Da questo punto di vista, l’ottimismo e il pessimismo
sono degli efficaci segnali contrarian.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.