Bocciato il piano anticrisi. Cosa ci aspetta ora?

Per fronteggiare la bufera che sta interessando
il mondo finanziario, gli USA, nelle persone
di Paulson, Bernanke e Bush, hanno proposto
un piano da 700 miliardi di dollari.

Lunedì 29 settembre, dopo diversi giorni di
discussione, il Congresso americano ha
ufficialmente bocciato il piano e, come
reazione, Wall Street ha registrato un crollo
come non se ne ricordavano da diversi anni.

L’indice Dow Jones ha perso quasi il 7%,
lo S&P500 oltre l’8% e il Nasdaq ben
oltre il 9%.

Dopo questa giornata, si aprono ora
molti dubbi per il futuro. Cosa ci attende?

Personalmente, non credo che non sarà
intrapreso alcun piano. Magari con dei
cambiamenti, magari con aggiustamenti,
magari di dimensioni minori, credo che
un nuovo piano sarà sottoposto al Congresso
per l’approvazione e questo potrebbe dare
nuova linfa ai mercati azionari, che potrebbero
reagire con euforia.

Ma questo non risolverà i problemi. Il piano
bocciato o altri piani di soccorso futuri
potranno semplicemente tamponare
momentaneamente la situazione e magari,
come la politica monetaria di Greenspan
post-bubble nel 2001, potrebbero porre
le basi per nuove, ancora più incisive, crisi
future.

L’espansione monetaria degli anni (ma direi
anche dei decenni) scorsi è stato un errore
troppo grande per poter essere risolto da un
piano pubblico. Soltanto la progressiva
distruzione di massa monetaria dovuta a
fallimenti bancari può riportare la situazione
su binari più accettabili, dove moneta e finanza
torneranno ad avere un legame con l’economia
reale.

La crisi attuale, in altri termini, non è una crisi
legata a mutui inesigibili. E’ una crisi del sistema
finanziario, anzi, del sistema monetario. Un sistema
monetario dove la moneta non è garantita da nulla
se non dalla fiducia e dove il meccanismo della
riserva frazionaria amplifica enormemente la nuova
liquidità immessa nel sistema dalla banca centrale.

Il mercato azionario, come sempre, anticipa
le crisi ed essendo il mercato attuale decisamente
in trend ribassista, è probabile che la crisi sia ben
lontana dalla risoluzione. E nel frattempo, arrivano
in questa settimana segnali di “contagio” anche
per l’Europa, con Fortis e Dexia che sono sostanzialmente
state salvate e nazionalizzate.

In questa situazione, per ora, è l’oro a trarre i maggiori
vantaggi. Il metallo giallo ha sempre registrato corposi
rialzi quando l’incertezza è cresciuta. Se la crisi è lontana
dalla soluzione, il futuro dovrebbe essere positivo per
l’oro. E mentre nei mesi passati i grandi rally
erano soprattutto sostenuti dagli investimenti di
hedge funds e mondo finanziario come speculazione,
tanto che i rialzi dell’oro avvenivano in concomitanza
con quelli delle altre commodity, nelle ultime settimane
il suo andamento è slegato da esse e rappresenta
una sorta di “safe heaven”, di bene rifugio. L’oro si sta
comportando sempre meno da commodity e sempre
più da moneta.

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