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Azioni Intesa Sanpaolo, può essere un buon investimento?

azioni Intesa sanpaolo

Comprare azioni Intesa Sanpaolo vuol dire comprare il primo istituto di credito italiano.

Abbiamo già parlato delle azioni Intesa San Paolo esattamente un anno fa. Oggi ritorniamo sull’argomento approfondendo sia la storia della società, sia la situazione attuale.

Questo anche nell’ottica della possibile acquisizione di UBI attraverso un’Offerta Pubblica di Scambio.

Vediamo però come si è arrivati alla costituzione di questo grande gruppo bancario.

Azioni Intesa Sanpaolo, il nucleo storico di quattro banche.

Intesa Sanpaolo nasce da un nucleo storico di quattro banche. Si tratta del Nuovo Banco Ambrosiano, la CARIPLO, la Banca Commerciale Italiana e l’Istituto San Paolo.

Queste quattro banche si sono unite tra loro nel decennio che va tra il 1997 e il 2006. Questo processo è a suo volta il completamento di altre operazioni di acquisizioni minori avvenute nel corso degli anni ’80 e primi anni ’90. E a queste, seguiranno altre operazioni minori ma comunque comprendenti importanti e storiche banche italiane, quali Banco di Napoli e Cassa di Risparmio di Firenze. In anni recenti, poi, arriverà l’acquisizione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Ecco brevemente come si è arrivati alla situazione attuale nel corso degli ultimi 50 anni e come sono andate le cose in Borsa.

Azioni Intesa sanpaolo negli anni ’70

Delle quattro principali banche che hanno dato vita ad Intesa Sanpaolo, l’unica quotata in questi anni è la Banca Commerciale. Nel settembre 1970, infatti, l’IRI quota in Borsa una parte del capitale di Banca Commerciale, mantenendo il controllo del 90,50% della Banca.

Complessivamente questo decennio è stato abbastanza positivo per gli azionisti della banca. Se a settembre 1970 Banca Commerciale quotava intorno a 23.000 lire, a fine anni ’80 si arrivò ad un massimo di 49.900 lire. Considerando gli aumenti di capitale al valore nominale e un’assegnazione gratuita nel 1978, un investimento in 1.000 azioni ad inizio anni ’70 per una spesa di circa 23.000.000 di lire, più altri 1.250.000 lire per sottoscrivere l’aumento di capitale del 1978, avrebbe portato ad avere a fine 1980 un totale di 1.750 azioni al valore massimo di 49.900 lire, quindi  87.325.000 lire. Considerando circa 6 milioni di dividendi incassati abbiamo un ritorno del 284% sulle somme investite.

E’ vero che gli anni ’70 sono stati di alta inflazione. Però il rendimento è stato sicuramente buono. Superiore a quello di altre azioni di Borsa Italiana, che nel perido non andarono particolarmente bene.

Per quanto riguarda le altre bance, l’Ambrosiano sotto la guida di Roberto Calvi si espanderà fortemente. Al tempo stesso, però, saranno notevoli le operazioni spericolate e la vicinanza a personaggi dubbi come Sindona. Questi aspetti porranno le basi pe ril successivo crack del Banco.

Gli Anni ’80: crack, aumenti di capitale, espansioni e prime aggregazioni

Nel 1982 il Banco Ambrosiano di Calvi finisce in fallimento. Un consorzio di banche pubbliche e private (tra cui lo stesso Istituto San Paolo di Torino) accetta di ricapitalizzare la banca con 600 miliardi e nasce così il Nuovo Banco Ambrosiano. La guida della nuova banca fu di Giovanni Bazoli, che con grosse difficoltà azzerò le perdite, tornò all’utile ed iniziò ad espandersi. Ci furono varie acquisizioni al Sud e poi, con l’unione con la Cattolica del Veneto e Vicenza, nasce il Banco Ambrosiano Veneto.

Banca Commerciale, dal canto suo, si espande notevolmente. La nascita dei Fondi Comuni di Investimento in Italia e la maggiore attenzione dei risparmiatori alla Borsa fa affluire su Milano migliaia di miliardi. E Banca Commerciale ne va a prendere diversi, con ben quattro aumenti di capitale nell’81, 84, 86 e 87. Vengono emesse anche azioni di risparmio.

Un investitore che avesse partecipato agli aumenti, avrebbe trasformato le 1.750 azioni che aveva nel 1980 in circa 14.000 azioni ordinarie e 3.500 azioni di risparmio nel 1990. Il nostro azionista si troverebbe anche con 4.375 azioni Banco di Chiavari, che più avanti diventerà parte dell’attuale Banco Popolare. Complessivamente, però, il rendimento di questi anni ’80 non è stato particolarmente soddisfacente. Soprattutto considerata la crescita della Borsa in questo decennio.

Negli anni ’80 viene anche quotato l’Istituto San Paolo di Torino.

Gli anni ’90, il decennio delle concentrazioni

Finisce l’era della raccolta di capitale privato sul mercato di Borsa. I gruppi bancari a questo punto cercano la crescita tramite fusioni ed acquisizioni.

Banca Commerciale farà un solo aumento di capitale nel 1994. Per contro, IRI colloca la maggioranza delle azioni in Borsa. Di fatto, Banca Commerciale cessa di essere una banca pubblica. Nel 1998 il primo azionista è Generali, con solo il 5% del capitale.

Nel 1997 il Banco Ambrosiano Veneto acquisisce CARIPLO e nasce Banca Intesa.

Nel 1998 avviene poi l’operazione principale. Banca Intesa acquisisce il controllo di Banca Commerciale, che viene incorporata. In questa fase, comunque, Banca Intesa funge da “federatore” delle tre banche controllate che continuano ad operare singolarmente.

In Borsa gli anni ’90 sono positivi per tutti i settori e le banche non fanno eccezione.

Gli anni 2000: consolidamento ulteriore e crisi

Nel 2003 Banca Intesa incorpora le tre realtà bancarie e diviene un unico gruppo.

Nel 2006, con l’incorporazione di San Paolo, nasce definitivamente Intesa San Paolo.

Putroppo arriva anche il 2008 e la grossa crisi di tutto il comparto bancario mondiale. Questo si ripercuote anche sulle azioni Intesa Sanpaolo. Complessivamente, nel decennio 2000-2010 le azioni Intesa perdono quasi il 50% esclusi i dividendi.

2010-2020. Crisi italiana e aumenti di capitale

Nel 2011 arriva la crisi dei debiti sovrani e poi si concentra la speculazione sull’Italia. Intesa, come le altre banche italiane, sono molto esposte ai BTP. Non solo, ma le continue recessioni italiane peggiorano molto il portafoglio crediti.

Per adempiere ai coefficienti patrimoniali richiesti, Intesa deve fare un importante aumento di capitale nel 2011. L’emissione delle azioni Intesa Sanpaolo serve per rafforzare il patrimonio della banca.

Complessivamente, in Borsa le azioni Intesa riescono a guadagnare circa il 20% nel decennio senza dividendi. Niente di eccezionale, ma considerando come era iniziato gli azionisti Intesa non possono lamentarsi. Anche perché nel frattempo la banca si è rafforzata con altre importanti acquisizioni (Veneto Banca e Popolare Vicenza).

Ora arriva l’ultima ricerca di consolidamento, quella con UBI.

Azioni Intesa Sanpaolo, è un buon investimento?

Come hai visto in questo resoconto storico, il settore bancario non è un settore facile.

Gli anni ’80 furono positivi per gli azionisti Banca Commerciale, gli anni ’80 no. I ’90 furono positivi, i 2000 no. L’ultimo decennio è stato stabile, nonostante l’alta volatilità.

Nel complesso, il business bancario non è facile da comprendere. Intesa dovrebbe svilupparsi maggiormente a livello internazionale. Sicuramente il consolidamento del settore continuerà, perché lo sviluppo delle aziende Fintech metteranno a dura prova le banche tradizionali. Intesa Sanpaolo sarà preda o predatore a livello globale? Le azioni Intesasanpaolo come si comporteranno?

In definitiva, conviene comprare azioni Intesa Sanpaolo? Io non sono così convinto.

Ritengo che ci siano settori ed aziende molto più interessanti.

Ad esempio quelle del nostro servizio azionario CRESCITA E RENDIMENTO. Dopo i rialzi di questi anni e in particolare il +33% del 2019 le valutazioni erano piuttosto elevate.

Con i ribassi di queste settimane, comunque, i prezzi sono tornati più convenienti e potrebbero esserci delle opportunità interessanti. Per questo abbiamo deciso di riaprire il servizio in questi giorni. Se sei interessato a scoprire azioni interessanti, non perdere questa opportunità.

Buon investimento.

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